Riforma ssn salutequità: nel ddl delega mancano diagnosi e obiettivi

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Riforma ssn salutequità: nel ddl delega mancano diagnosi e obiettivi

La riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale delineano un percorso di ammodernamento, accompagnato però da criticità di metodo e di merito. Nel corso dell’audizione in Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato sul ddl delega 1825, Salutequità ha evidenziato la necessità di una base conoscitiva aggiornata e di strumenti di programmazione coerenti, criticando la proposta per elementi considerati incompleti rispetto alla portata della riforma.

ddl delega 1825 riforma del servizio sanitario nazionale: diagnosi e strumenti di programmazione non aggiornati

Secondo Salutequità, il limite principale del provvedimento è l’assenza di una diagnosi aggiornata sullo stato di salute del Paese e del Servizio sanitario nazionale. Il disegno di legge delega risulta presentato senza una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese: tale documento è fermo agli anni 2017-2021, pubblicato nel 2022, nonostante sia indicato come strumento essenziale per valutare condizioni di salute della popolazione, risorse impiegate, risultati conseguiti, attuazione dei piani regionali e indirizzi per la programmazione sanitaria.

Alla mancata relazione aggiornata si aggiunge l’assenza di un Piano sanitario nazionale aggiornato. L’ultimo piano disponibile è relativo al triennio 2006-2008, mentre il nuovo Piano 2025-2027, annunciato più volte come prioritario, non risulta ancora disponibile in bozza pubblica. Anche il Patto per la Salute risulta fermo al periodo 2019-2021 ed è prorogato per legge.

procedura normativa: ruolo residuale del parlamento e tempistiche considerate non sostenibili

Salutequità identifica anche un nodo relativo al ruolo del Parlamento. Il ddl prevede la trasmissione degli schemi dei decreti legislativi alle Commissioni parlamentari per un parere non vincolante con un termine di trenta giorni. Per l’associazione, una riforma strutturale richiede invece centralità parlamentare, con il coinvolgimento delle Regioni, delle associazioni di pazienti e degli altri attori del sistema sanitario.

Ulteriore criticità segnalata riguarda la tempistica. La scadenza del 31 dicembre 2026 per l’adozione dei decreti legislativi è ritenuta poco realistica, anche perché il ddl è ancora in fase di approvazione. Nel frattempo dovrebbero essere: scritti i decreti attuativi, quantificati gli impatti economici, individuate le coperture, acquisito il via libera del ministero dell’Economia, raggiunta l’intesa in Conferenza Stato-Regioni e raccolti i pareri parlamentari.

tempi, decreti attuativi e pareri: criticità sulla realizzabilità della delega

La sequenza delle attività richieste dall’impostazione del ddl viene indicata come complessa rispetto alla finestra temporale prevista, con particolare attenzione alla combinazione tra avanzamento legislativo, predisposizione tecnica dei decreti e passaggi istituzionali necessari per arrivare all’adozione.

finanza pubblica e contenuti: rischio di riforma inefficace e sbilanciamento ospedalocentrico

Salutequità sottolinea inoltre la criticità della previsione secondo cui dall’attuazione delle deleghe non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Secondo l’associazione, tale impostazione rischia di rendere la riforma inefficace oppure destinata a rimanere sulla carta, poiché nel ddl sono previsti interventi considerati rilevanti e difficilmente realizzabili senza risorse aggiuntive certe.

Tra le misure richiamate rientrano: aggiornamento degli standard dell’assistenza territoriale, introduzione di ospedali di terzo livello, definizione di standard di personale per l’assistenza residenziale e semi-residenziale e nuovi standard per la presa in carico dei pazienti cronici complessi.

Un ulteriore punto critico riguarda lo sbilanciamento ospedalocentrico. I criteri direttivi più specifici e concreti riguardano l’assistenza ospedaliera, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, degli ospedali elettivi e di nuove reti tempo-dipendenti. Le risorse economiche previste risultano concentrate su questo versante, mentre assistenza territoriale, cittadini e principio di equità sono indicati come marginali nel testo.

assenza di innovazioni strutturali: rimborso, monitoraggio e valutazione delle performance

Nel giudizio espresso, il ddl presenterebbe poche innovazioni realmente strutturali. Viene segnalata, in particolare, la mancanza di riferimenti alla revisione dei meccanismi di rimborso delle prestazioni sanitarie, con il passaggio da una logica a prestazione a una basata sui percorsi diagnostico-terapeutici e sugli esiti di salute.

È menzionata anche l’assenza di un rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e valutazione delle performance dei servizi sanitari e degli esiti delle cure, soprattutto con riferimento al territorio.

proposta di Salutequità: tre passaggi prioritari per una riforma fondata su dati, programmazione e coperture certe

Per queste ragioni, Salutequità propone tre passaggi prioritari orientati a rendere la riforma coerente con i bisogni e con gli obiettivi del sistema.

relazione aggiornata sullo stato sanitario del paese

Primo passaggio: procedere rapidamente alla stesura e pubblicazione di una Relazione aggiornata sullo stato sanitario del Paese, così da disporre di evidenze certificate su stato di salute della popolazione, attuazione delle politiche sanitarie e indicazioni necessarie per programmare gli interventi.

nuovo piano sanitario nazionale con risorse e ruolo del parlamento

Secondo passaggio: approvare in tempi brevi il nuovo Piano sanitario nazionale, accompagnandolo con risorse dedicate all’attuazione e con un ruolo centrale del Parlamento. È indicato come necessario anche il coinvolgimento effettivo di Regioni, associazioni di pazienti e altri attori del Servizio sanitario nazionale.

riforma del ssn con tempi realistici, partecipazione e valutazione multidimensionale

Terzo passaggio: costruire un provvedimento di riforma fondato su tempi realistici, con Parlamento protagonista, partecipazione degli attori istituzionali e sociali, valutazione di impatto multidimensionale e coperture finanziarie certe.

Salutequità ribadisce che il Servizio sanitario nazionale necessita di riforme, ma non di riforme “al buio”: l’impostazione richiede aggiornamento della diagnosi, obiettivi condivisi, misurazione degli impatti su diritti dei cittadini e accessibilità del sistema e garanzie sulle risorse, così da rafforzare realmente il Ssn senza limitarsi a principi destinati a restare inattuati.

figure in audizione: tonino aceti e saluteqità

Nel contesto dell’audizione viene citato Tonino Aceti, presidente di Salutequità, con richiami puntuali alle criticità del provvedimento e alla proposta articolata in tre passaggi prioritari.

  • Tonino Aceti (presidente di Salutequità)

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