Riforma disabilità: domande di invalidità in calo del 13%

• Pubblicato il • 5 min
Riforma disabilità: domande di invalidità in calo del 13%

La riforma della disabilità sta cambiando il percorso per ottenere le tutele legate all’invalidità e, in alcune aree del Paese, l’effetto si vede subito. Nelle province coinvolte dalla sperimentazione avviata a gennaio 2025 risultano calate le domande inviate all’Inps, quelle accolte e le pratiche definite dagli uffici. Numeri che, secondo la Cgil, segnalano il rischio che la nuova procedura introdotta dalla legge finisca per diventare un ostacolo all’accesso, invece di tradursi in semplificazione e miglioramento dei controlli, come indicato tra gli obiettivi della riforma.

riforma della disabilità e calo delle domande di invalidità previdenziale

Nel perimetro della sperimentazione, le istanze presentate sono scese del 13,1%. Anche l’esito delle richieste ha seguito un andamento in calo: le domande accettate risultano in diminuzione del 12,1%, mentre le pratiche definite dagli uffici mostrano un arretramento coerente con il quadro complessivo. L’analisi Cgil collega questi andamenti al rischio che l’impostazione della nuova procedura incida su chi ha diritto alle prestazioni di invalidità.

decreto 2024 e avvio graduale nel 2025, fino al 2027

La riforma è stata introdotta con un decreto legislativo approvato nel 2024 dal governo Meloni e sta entrando gradualmente in vigore. Nel tentativo di rendere più veloce l’iter, la procedura prevede un cambiamento nel ruolo dei patronati: questi non rientrano più nella fase di invio delle pratiche. A inviare i certificati all’Inps per l’accertamento sono i medici, con una logica che modifica la distribuzione dei passaggi.

controlli su barriere effettive e lavoro: meno passaggi, controlli più rigidi

La Cgil sottolinea che, pur restando un’impostazione orientata alla semplificazione, il nuovo assetto non incide solo sul numero di fasi. Le verifiche non si concentrano unicamente sulle percentuali di invalidità, ma comprendono anche fattori connessi alle barriere effettive che impediscono di svolgere un lavoro. Secondo la lettura del sindacato, il bilanciamento porta a un passaggio in meno nel primo step, accompagnato però da un irrigidimento nella parte valutativa successiva.

patronati estromessi dall’invio: secondo la Cgil possibile barriera all’ingresso

La Cgil rivendica un ruolo centrale nel presidio delle procedure e sostiene che la riduzione della presenza dei patronati nella fase iniziale abbia prodotto una barriera all’ingresso. Nel quadro delineato dal sindacato, i patronati restano coinvolti nella fase amministrativa di accertamento, ma vengono sottratti alla fase di invio iniziale. La conseguenza ipotizzata è che il mutamento organizzativo possa rendere più difficile l’avvio effettivo del procedimento per alcune persone.

assegno ordinario e pensione di invalidità: effetti anche su prestazioni previdenziali

La riforma, secondo quanto riportato, riguarda l’invalidità civile di natura assistenziale. La Cgil evidenzia però un impatto che arriverebbe anche su prestazioni di tipo previdenziale, collegate ai contributi versati. In questo contesto vengono distinte due categorie: assegno ordinario di invalidità per chi ha una capacità lavorativa limitata e pensione di invalidità per chi è impossibilitato a lavorare.

Il sindacato richiama un punto specifico: se la burocrazia si interpone, l’effetto sarebbe la negazione di un diritto maturato, non una semplice revisione dei controlli. Nel ragionamento Cgil l’aspetto decisivo non riguarda soltanto la valutazione, ma la possibilità stessa di accedere alla tutela.

province in sperimentazione e criticità misurate dai dati Cgil

La sperimentazione ha coinvolto le prime nove province con avvio il 1° gennaio 2025. Successivamente, il numero dei territori interessati è stato ampliato progressivamente, con una piena estensione prevista a livello nazionale nel 2027. La Cgil ha considerato i dati in modo integrale, includendo domande pervenute, pratiche definite e domande accolte, poiché ciascun indicatore può segnalare criticità differenti: difficoltà di accesso, problemi operativi negli uffici o difficoltà nel completamento delle pratiche.

brescia come esempio: cali più marcati su pratiche definite e richieste accolte

A Brescia viene riportato un calo del 17% delle domande pervenute. La riduzione delle pratiche definite raggiunge il 26,2%, mentre le domande accolte scendono del 34,8%. La lettura Cgil insiste sul fatto che considerare tutte e tre le grandezze consente di cogliere criticità che non restano confinate alla sola fase valutativa.

province non coinvolte: diminuzioni presenti, ma meno intense

Le province non comprese nella sperimentazione mostrano un andamento differente. Le pratiche pervenute aumentano dell’1%, mentre le pratiche definite scendono dell’1,9% e le domande accolte calano del 2,8%. Anche nel resto del Paese, quindi, emergono riduzioni su più voci, ma l’intensità del calo risulta meno marcata rispetto alle aree sperimentali.

accesso al procedimento e tutela previdenziale: il rischio segnalato

Il tema viene definito come particolarmente sensibile in Italia, spesso associato al fenomeno dei “falsi invalidi”. La Cgil, tuttavia, afferma che la nuova organizzazione potrebbe finire per colpire chi ha diritto più che le condotte opportunistiche. In un passaggio richiamato dal documento sindacale, viene evidenziato che la riduzione riguarda anche le domande pervenute, cioè il numero stesso delle richieste presentate dai cittadini. Questo aspetto viene considerato rilevante perché, secondo il sindacato, indica che le criticità potrebbero incidere direttamente sull’accesso al procedimento e sulla tutela previdenziale, oltre che sulla valutazione o sulla gestione amministrativa.

criticità già denunciate: commissioni, certificati, patronati e stratificazione normativa

La Cgil afferma che alcune criticità emerse nelle province coinvolte dalla sperimentazione erano già state segnalate in precedenza. Nel documento vengono elencati elementi come carenza di commissioni Inps e mancanza di medici di medicina legale, oltre a costi elevati dei certificati introduttivi. Tra i fattori indicati rientra anche la riduzione del ruolo dei Patronati nella fase iniziale delle procedure.

Accanto a questi aspetti viene citata la continua stratificazione normativa, indicata come causa di ritardi, confusione e incertezza. L’impatto viene descritto come particolarmente delicato nei confronti delle persone considerate più fragili, perché la complessità del percorso può amplificare le difficoltà di gestione delle pratiche.

Personaggi menzionati:

  • Maurizio Landini
Riforma della disabilità, altro che stanare i furbetti: giù del 13% le domande di invalidità. Cgil: “Rischio diritti negati”

Per te