Rider aggredito a torino: dobbiamo avere diritti, non siamo animali
Un episodio di violenza durante una consegna ha spezzato la routine di Mohamed Elsisi, rider di 29 anni a Torino. Il racconto dell’aggressione, avvenuta il 29 aprile in centro, descrive un susseguirsi rapido di paura, dolore fisico e timori notturni: telefono in frantumi, ferita al ginocchio e denti rotti. Da allora, il sonno risulta impossibile, soprattutto per il timore di subire ancora un attacco.
aggressione del rider a torino: “non avevo il resto”
Secondo la ricostruzione di Elsisi, la serata era intensa, con numerosi ordini. L’ultimo era previsto per le 22.30 e proveniva da una ragazza. Il punto critico nasce dal pagamento: il conto risultava di 19,51 euro, mentre la cliente aveva consegnato 50 euro. Elsisi dichiara di aver avuto a disposizione soltanto 23 euro, quindi di non poter fornire il resto richiesto.
Nel momento di difficoltà, il rider avrebbe indicato di rivolgersi al servizio clienti, con l’intesa che l’importo sarebbe stato regolato successivamente. La situazione, però, evolve in modo drammatico: la cliente, secondo la sua versione, si sarebbe arrabbiata e avrebbe continuato a contestare il rider finché sarebbero intervenuti due nordafricani, persone che lei conosceva. A quel punto, il confronto si è trasformato in accuse dirette: “perché non hai il resto” e “non sai contare”.
la dinamica della violenza: pugno, caduta e furto
Elsisi riferisce che il primo contatto violento si è concretizzato con un pugno al volto, che lo avrebbe fatto cadere a terra. Da quel momento, il ricordo risulta frammentato: il rider parla di cibo rubato, telefono sottratto e della fuga degli aggressori. La scena successiva non sarebbe più ricostruibile nella sua memoria, tanto da dichiarare di non ricordare più niente dopo l’attacco iniziale.
torino e studi al politecnico: paura, tempi e proposta di tutela
Elsisi, egiziano, è arrivato a Torino nel dicembre 2023 per studiare al Politecnico. L’obiettivo dichiarato è quello di laurearsi nel prossimo febbraio, ma la prosecuzione dell’attività di consegna risulta ora compromessa. Il motivo centrale è la paura: l’intervistato dice di non riuscire più a dormire perché teme un nuovo episodio simile.
Ne emerge anche un aspetto economico e organizzativo degli studi. Elsisi afferma di essere in ritardo perché si paga gli studi facendo il rider. In seguito all’aggressione, sostiene di non poter tornare a lavorare con la stessa serenità e ipotizza l’uscita dall’Italia. Nel racconto compare anche un’azione legale: dichiara l’intenzione di lasciare l’Italia e di fare causa a Glovo.
richieste di controlli e protezione per i rider
Il rider collega la propria situazione a un problema più ampio di tutela. Nel suo racconto afferma che l’azienda non lo ha protetto e formula richieste precise: controlli, una webcam capace di riprendere ciò che avviene durante le consegne e la necessità di conoscere meglio i clienti. La richiesta di fondo è il riconoscimento dei diritti dei lavoratori e il rifiuto di essere trattati come soggetti privi di tutela.
precedenti citati: adnan el sayed e l’aggressione a verona
Elsisi sottolinea che quanto avvenuto non costituirebbe un episodio isolato. Nell’intervista richiama Adnan, indicato come egiziano come lui, che avrebbe perso la vita. Si tratta di Adnan El Sayed, rider morto in un incidente stradale sulle colline torinesi il 20 aprile. Secondo la ricostruzione riportata, Adnan faceva consegne per arrotondare e aveva come passione la fotografia.
Nel racconto compare anche un riferimento a un altro rider: un pakistano era stato massacrato di botte a Verona da due giovani di 17 e 20 anni. Questa ulteriore citazione viene presentata come ulteriore segnale di un clima di rischio che coinvolge chi svolge consegne.
personalità e nomi citati nella vicenda
- Mohamed Elsisi
- Adnan El Sayed
