Project Freedom: il piano di Trump per lo Stretto di Hormuz con 15mila soldati e 100 aerei

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Project Freedom: il piano di Trump per lo Stretto di Hormuz con 15mila soldati e 100 aerei

Un’operazione militare statunitense prende forma nell’area dello Stretto di Hormuz con l’obiettivo dichiarato di ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali. Il progetto, avviato nella mattina del 4 maggio, si inserisce nella cornice più ampia di iniziative volte a sostenere la sicurezza marittima e a gestire i rischi cresciuti nel Golfo Persico, diventato un nodo centrale nelle tensioni legate allo scontro tra Stati Uniti e Iran.

project freedom e obiettivo: libertà di navigazione a hormuz

Project Freedom” è presentata come un’azione finalizzata a ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz. A descriverne il perimetro è lo United States Central Command, indicandone l’avvio a partire dal 4 maggio e la finalità di facilitare l’uscita dal cosiddetto choke point nel Golfo Persico.

Secondo quanto riportato, l’iniziativa punta a consentire a circa 2.000 imbarcazioni civili di transitare, coinvolgendo circa 20.000 marittimi a bordo in base ai dati dell’Organizzazione Marittima Internazionale.

maritime freedom construct: diplomazia e coordinamento con i partner

La cornice dell’operazione è collegata al Maritime Freedom Construct, iniziativa annunciata la settimana precedente dal Dipartimento di Stato in collaborazione con il Dipartimento della Difesa. L’impostazione descrive l’intenzione di combinare azione diplomatica e coordinamento militare tramite il rafforzamento della condivisione di informazioni tra partner internazionali.

L’obiettivo indicato è supportare la sicurezza marittima nello stretto attraverso una cooperazione più strutturata, destinata a rendere più efficaci le misure operative e la gestione del rischio nel passaggio delle navi.

assetti militari e supporto operativo

Il comando statunitense responsabile per le operazioni nell’area indica che il supporto comprenderà l’impiego di cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15.000 militari.

cacciatorpediniere arleigh burke e funzioni di difesa aerea

Tra gli assetti citati figurano i cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, descritti come la spina dorsale della flotta statunitense. Alcune unità risultano già presenti nell’area; il loro possibile ruolo viene indicato come limitato nello stretto, con funzioni soprattutto di difesa aerea.

elicotteri armati e aerei d’attacco contro minacce navali

Vengono inoltre menzionati elicotteri armati, destinati a contrastare eventuali imbarcazioni ostili. Sul piano aereo, si citano aerei d’attacco A-10, con possibile impiego contro bersagli navali o contro batterie missilistiche costiere.

modalità di scorta: non una protezione diretta con le navi usa

Resta però non chiarito in che modo le risorse verranno impiegate in modo concreto. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il progetto non prevede la scorta di navi da guerra statunitensi attraverso lo stretto. L’impostazione descritta sarebbe piuttosto un impegno coordinato da parte di compagnie di navigazione e assicurazione, finalizzato a facilitare i movimenti marittimi nello Stretto di Hormuz.

area di sicurezza e indicazioni sulla rotta

Secondo il Joint Maritime Information Center, gli Stati Uniti hanno istituito una area di sicurezza rafforzata per supportare il transito nello Stretto di Hormuz. Le indicazioni riportate invitano le navi che intendono transitare nello stretto a considerare una rotta attraverso le acque territoriali dell’Oman, coordinandosi con le autorità di Muscat.

Il transito nell’area viene qualificato come estremamente pericoloso, in ragione della presenza di mine non ancora individuate e neutralizzate.

cambio di situazione nello stretto e percezione di sicurezza

Jennifer Parker, ricercatrice del Lowy Institute ed ex ufficiale della Marina Australiana, descrive l’operazione come orientata non tanto a fornire una protezione diretta a una singola o a poche navi, quanto a cambiare la situazione nello stretto così che le navi possano sentirsi al sicuro.

Nel quadro indicato, potrebbe rientrare anche la presenza di alcune navi della U.S. Navy nello stretto e la presenza di diversi velivoli in volo sopra l’area, con compiti di individuazione e di neutralizzazione di eventuali piccole imbarcazioni o unità che tentassero di attaccare navi commerciali.

annuncio di trump e impostazione umanitaria

L’operazione è stata annunciata nella notte da Donald Trump. Nel messaggio attribuito al capo della Casa Bianca, vengono citati paesi di ogni parte del mondo, descritti come quasi tutti estranei alla disputa mediorientale in corso, che avrebbero chiesto un intervento per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz.

La promessa formulata è che gli Stati Uniti avrebbero guidato le navi fuori dalle acque interessate. La cornice viene presentata come umanitaria: diverse imbarcazioni avrebbero esaurito scorte di cibo e risorse necessarie per mantenere gli equipaggi in condizioni igieniche e sanitarie.

Secondo la ricostruzione citata, qualora la fase umanitaria venisse ostacolata, la responsabilità verrebbe attribuita all’altra parte, con la rivendicazione di una legittimità ad agire. Nella stessa impostazione, viene indicato che un’interferenza avrebbe dovuto essere contrastata con fermezza.

piano centcom e scelta di un approccio più cauto

Secondo quanto riportato, l’idea sarebbe maturata giovedì sera quando l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, avrebbe presentato a Trump un piano per far transitare le navi della Marina attraverso lo stretto. In tale schema, gli Stati Uniti avrebbero neutralizzato qualsiasi missile o motoscafo veloce lanciato in risposta ai tentativi di transito. Nel caso in cui l’Iran avesse intensificato l’attacco contro i paesi del Golfo, sarebbe stata prevista una ripresa della guerra con piena intensità.

All’ultimo minuto, Trump avrebbe optato per un orientamento più cauto, con l’indicazione di un rischio minore di escalation immediata.

reazioni europee: macron chiede chiarezza e coordinamento

Le reazioni degli alleati europei vengono descritte come fredde. Il presidente francese Emmanuel Macron valuta positivamente l’idea di riaprire lo Stretto di Hormuz, sottolineando che risponderebbe a richieste formulate fin dall’inizio. Al tempo stesso, viene evidenziata l’intenzione di non partecipare ad operazioni di forza in un quadro ritenuto non chiaro.

Macron indica una preferenza per una riapertura concertata tra Iran e Stati Uniti, presentata come l’unica soluzione duratura per riaprire lo stretto, garantire la libera navigazione senza restrizioni e senza pedaggi.

personaggi citati nell’ambito operativo e politico

  • Donald Trump
  • Brad Cooper
  • Jennifer Parker
  • Emmanuel Macron
Lanciamissili, caccia e 15mila soldati: cosa prevede “Project freedom”, il piano di Trump per Hormuz
Categorie: NewsPolitica

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