Predatori come lupi e cani: perché fanno parte della biodiversità e servono cittadini più consapevoli

• Pubblicato il • 5 min
Predatori come lupi e cani: perché fanno parte della biodiversità e servono cittadini più consapevoli

Una riflessione concreta sul rapporto tra paesaggio, natura e biodiversità porta a un punto centrale: la percezione umana non coincide automaticamente con la complessità degli ecosistemi. Nel tempo, l’interpretazione dei valori ambientali ha continuato a misurarsi con concetti inseriti nelle norme, ma i cambiamenti culturali non avvengono “per decreto”. La presenza di predatori, il ritorno di specie un tempo rarefatte e la gestione del rischio mostrano quanto la natura, nel suo funzionamento, non sia mai stata solo sfondo estetico.

articolo 9 della costituzione e paesaggio: oltre la visione estetica

È stata proposta una modifica dell’articolo 9 della costituzione, con la firma di Alberto Maritati. L’osservazione principale riguardava la distinzione tra paesaggio e natura, sostenendo che tra i valori fondanti dovrebbero rientrare anche biodiversità ed ecosistemi. La proposta è stata pubblicata, ma l’accettazione ha richiesto tempo, anche per via di una proposta-fotocopia che ha rallentato il percorso.

Nel modo in cui viene descritta, il paesaggio rappresenta una percezione estetica della natura dal punto di vista umano. Tale visione è definita antropocentrica e non necessariamente orientata alla protezione della natura. La natura può apparire come un panorama, ma può anche corrispondere a dinamiche ecologiche che non coincidono con l’idea di “bello da vedere”.

ritorno della fauna: biodiversità ed ecosistemi nei boschi

Il cambiamento delle aree appenniniche e alpine è presentato come un fattore in grado di far riemergere condizioni considerate “naturali”. Di conseguenza, torna la fauna che in passato era stata sterminata dalla presenza umana assidua. Nei boschi vengono citate specie come istrici, tassi, cinghiali, caprioli, daini, volpi, faine, donnole, gatti selvatici, sciacalli, lupi e orsi.

Il ritorno è interpretato come la ricostituzione di una rete alimentare basata anche su vertebrati di grandi dimensioni. In questa cornice, i predatori non sono considerati “panorama”, ma elementi di biodiversità e funzionamento degli ecosistemi.

predatori, specie e gestione del rischio

Viene sottolineato che un predatore è un predatore, includendo anche il caso dei cani. È ricordato che i cinghiali possono essere pericolosi per la sicurezza delle persone e degli animali domestici, mentre l’abbondanza dei cinghiali è stata descritta come un’opportunità per i lupi, che con la peste suina avrebbero ridimensionato la consistenza dei cinghiali.

Nel testo si chiarisce inoltre la sovrapposizione tassonomica tra specie: cinghiali e maiali appartengono alla stessa specie, Sus scrofa, con una distinzione aggiuntiva per i domestici indicata come Sus scrofa domesticus. Analogamente, cane e lupo sono ricondotti alla specie Canis lupus, con distinzione per il cane come Canis lupus familiaris. Il punto complessivo è che specie addomesticate possono comunque permanere anche in forme selvatiche.

Per il rischio legato alla presenza di cani, è citato un dato: tra 2009 e 2025, in Italia avrebbero ucciso circa cinquanta persone, spesso appartenenti al nucleo familiare che li possedeva. Il testo richiama l’idea che la pericolosità possa dipendere dalla circostanza e dall’animale coinvolto.

predatori marini e polarizzazione emotiva

Il ragionamento prosegue con il ritorno degli squali. Vengono contrapposte due rappresentazioni: da un lato “non fanno niente”, dall’altro la richiesta di sterminarli. È proposto un criterio pratico basato sull’esempio di comportamento e rischio: con uno squalo elefante di sei metri sarebbe possibile avvicinarsi nuotando in mare, a condizione di riconoscerne l’alimentazione e la presenza di pterigopodi (indicati come elemento specifico). Per uno squalo bianco, invece, viene indicato di desistere dal nuotargli accanto.

Il passaggio successivo collega l’osservazione all’importanza della distinzione tra specie: se non si sa distinguere uno squalo elefante da uno squalo bianco, la indicazione è restare sulla barca. L’argomentazione ribadisce che non si tratta di stabilire “buono” o “cattivo” tramite dieta o percezione, ma di riconoscere che la natura segue dinamiche proprie, in cui i predatori contribuiscono all’equilibrio ecologico.

cultura, educazione e gestione della convivenza

Le visioni estreme vengono descritte come misurazioni della natura attraverso il metro della percezione umana, tanto verso il polo “positivo” quanto verso quello “negativo”. Quando la cultura include anche i fenomeni naturali, si comprende e si agisce di conseguenza; se la natura manca dalla cultura, emerge la tendenza a oscillare tra estremi. In entrambi i casi, il testo associa tali reazioni a un problema di ignoranza rispetto a processi come selezione naturale, lotta per l’esistenza e predazione, considerati letali per qualcuno, potenzialmente anche per chi convive con gli animali o per gli esseri umani stessi.

La gestione emotiva porta a comportamenti polarizzati: al mare si pretende un ambiente simile a una piscina, nel bosco si desidera sentire solo gli uccellini e i serpenti vengono indicati come bersagli da uccidere. Il testo attribuisce queste posizioni più a stati emotivi che a una razionalità consapevole, proponendo come correttivo un rafforzamento dell’etologia a scuola, con particolare attenzione ai cani per formare cittadini capaci di riconoscere rischi e opportunità.

lupi e orsi in italia: emozione e realtà della convivenza

Il ritorno di lupi e orsi viene collegato alla dimensione degli spazi privi di umani: in Italia non sono grandi estensioni, mentre viene citata una differenza rispetto agli Stati Uniti, dove gli spazi selvaggi sarebbero immensi. Da questa prospettiva, nel contesto italiano esiste la possibilità di entrare in contatto con lupi e orsi. L’incontro in natura viene associato a una forte emozione, paragonata all’esperienza di viaggi in Africa per vedere grandi vertebrati in libertà.

Viene anche richiamato un confronto sulla probabilità di danno: sarebbe più facile che a fare male siano un cane (o una medusa) rispetto a un lupo (o uno squalo). In ogni caso, il ritorno dei predatori è descritto come un fenomeno culturale oltre che biologico. Per decenni la natura sarebbe stata immaginata come giardino antropizzato o paesaggio turistico; ora diventa evidente che la biodiversità reale include anche animali capaci di generare paura, rendendo necessaria una modifica di atteggiamenti e comportamenti.

figure citate nel contesto

  • Alberto Maritati
Predatori (come lupi e cani) fanno parte della biodiversità. Ci servono cittadini più consapevoli
Categorie: Politica

Per te