Peter jackson a cannes ai e cinema: distruzione del mondo e futuro delle storie

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Peter jackson a cannes ai e cinema: distruzione del mondo e futuro delle storie

Peter Jackson è tornato a farsi sentire e vedere, con presenza scenica e parole precise, in occasione di una masterclass esclusiva al Festival di Cannes. Con il volto truccato in modo da richiamare un hobbit, il regista neozelandese ha ripercorso la propria carriera, raccontato i progetti in corso e messo a fuoco i cambiamenti che stanno investendo l’industria del cinema, tra innovazione e tutela dei diritti.

intelligenza artificiale e cinema: tra effetti speciali e diritti

Il confronto con l’intelligenza artificiale ha acceso il dialogo, affrontato da Jackson con una posizione netta e pragmatica. L’AI viene descritta come una semplice forma di effetti speciali, uno strumento tra i tanti a disposizione. Il punto critico emerge quando la tecnologia viene applicata alla riproduzione di persone reali senza garanzie.

Secondo Jackson, non c’è un problema insito nell’uso dell’IA nella creazione di copie digitali purché i diritti siano ottenuti dalla persona interessata, citando come esempi “Indiana Jones o chiunque altro”. La questione diventa invece concreta nel momento in cui l’immagine di individui viene rubata e usurpata.

palma d’onore e prime esperienze a cannes: memoria, ironia e svolte

La masterclass ha incluso anche il ritorno emotivo al riconoscimento ricevuto, legato alla Palma d’onore. Jackson ha ricordato il momento della premiazione, sottolineando l’emozione espressa da Elijah Wood, “il padron Frodo”, nel presentare il premio.

Nel racconto della propria storia, il regista ha richiamato l’arrivo a Cannes già nel 1987 con Bad Taste, portandosi dietro le pizze del film. Il percorso descritto parte da un lavoro precedente come incisore fotografico in Nuova Zelanda e ritorna allo stesso luogo di partenza, ma con un ruolo trasformato: filmmaker. Un passaggio chiave riguarda l’ipotesi che, senza vendite e riscontri, sarebbe stato possibile tornare al mestiere precedente.

Anche le circostanze più concrete del suo esordio alla Croisette sono diventate materia di racconto. Tra le versioni circolate sugli inizi a Cannes, Jackson ha condiviso un dettaglio comune: si presentava con abbigliamento informale, in pantaloncini corti e t-shirt, tanto da essere stato persino buttato fuori dal Palais alla prima occasione in cui era andato a ritirare il badge. L’aneddoto restituisce l’idea di un inizio pionieristico e privo di protezioni.

Nei toni dell’ironia, Jackson ha poi commentato l’aspetto simbolico del premio: “l’idea di avere una Palma senza aver dovuto fare un film da Palma è bellissima”.

origine artistica: king kong e l’horror come terreno naturale

Il racconto delle influenze di Jackson indica una svolta formativa legata a King Kong, visto in televisione quando era bambino. Da lì, la sua sensibilità cinematografica prende forma soprattutto tra le pieghe dell’horror degli anni Settanta e Ottanta.

Nel descrivere i riferimenti che hanno contribuito a definire il suo cinema, il regista cita esplicitamente Sam Raimi, George A. Romero e Re-Animator. In questa prospettiva l’horror viene presentato come “il modo più naturale” per un giovane regista che realizza il primo film, soprattutto quando mancano budget, star e una sceneggiatura robusta. In tali condizioni, l’immaginazione e l’eccesso diventano strumenti di sostituzione.

creature del cielo, gosling e la logica del casting

Jackson ha affrontato anche scelte e sviluppi legati a produzioni specifiche. Un passaggio riguarda l’intuizione relativa alla scelta di Kate Winslet per il cult Creature del cielo. L’argomento si intreccia poi con il tema più controverso dello stesso film, ovvero l’allontanamento dal set di Ryan Gosling.

Il regista ha posto l’accento sulla responsabilità nel processo creativo: quando qualcuno viene sostituito, la causa ricade “sulla questione” del lavoro di chi decide, non sull’altro attore. Gosling viene definito un ottimo attore, mentre il casting viene descritto come un equilibrio quasi “misterioso” tra chimica tra attori, personaggi, troupe e immaginazione del regista.

il signore degli anelli: lavorazione neozelandese e rivelazione a cannes

Il dialogo si è poi concentrato su Il Signore degli Anelli, con un riferimento diretto ai 266 giorni di lavorazione neozelandese. Jackson ha spiegato che, se si fosse compreso davvero quanto sarebbe stato difficile, probabilmente non si sarebbe mai iniziato il progetto.

Il regista ha anche richiamato un episodio che, con ironia, “alcuni maligni” avrebbero sussurrato già venticinque anni prima. La dinamica descritta è quella di una quotidianità in cui, al mattino, arrivato sul set, mentre guidava, si poneva il dubbio su come avrebbe gestito la scena del giorno. Sul set, racconta, faceva finta di sapere cosa fare, poi ascoltava le idee degli altri e alla fine affermava che era proprio ciò che aveva in mente.

In chiusura di questo blocco, è stata evidenziata l’importanza di Cannes come punto di avvio pubblico. Il film venne presentato per la prima volta in alcuni minuti esclusivi proprio al Festival, aprendo una strada che si sarebbe trasformata in un successo mondiale.

tintin e un sequel: progetto in lavorazione con spielberg

Durante la conversazione nella sala Debussy, Jackson ha rivelato di essere impegnato in un nuovo progetto: un sequel di Tintin prodotto da Steven Spielberg. Il riferimento a Spielberg include anche un richiamo al riconoscimento ottenuto da Jackson nella notte del trionfo agli Oscar del 2004, collegato proprio a quel produttore.

Il regista ha chiarito anche l’ambizione commerciale relativa a Il Signore degli Anelli, affermando che quasi certamente non si tratterà di qualcosa di più grande commercialmente. Ha sottolineato inoltre che molti registi realizzano film per tutta la vita senza raggiungere quel tipo di successo, dichiarandosi orgoglioso per l’esito. Ha poi aggiunto che, nonostante l’affetto del pubblico continui, non guarda più la trilogia da quasi vent’anni.

ospiti citati nella masterclass

  • Elijah Wood
  • Kate Winslet
  • Ryan Gosling
  • Steven Spielberg
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