Pelli e normativa ue contro la deforestazione: perché escluderle è pericoloso
Il Regolamento europeo contro la deforestazione importata (EUDR) entra nel vivo della fase decisiva, dopo più di due anni di rinvii e pressioni politiche. Avviato con l’entrata in vigore il 29 giugno 2023, il percorso verso la piena applicazione ha subito slittamenti continui, trasformando le scadenze normative in un terreno di confronto tra istituzioni e interessi industriali. Con l’aggiornamento più recente, la messa a regime dell’EUDR viene di fatto spostata verso la fine del 2026, mentre si delineano anche nuovi elementi che sollevano preoccupazioni sulla tenuta dell’impianto complessivo.
eudr: rinvii e nuove scadenze verso la piena applicazione
Il regolamento, previsto per essere pienamente operativo con una prima scadenza fissata al 30 dicembre 2024, prevedeva anche un’estensione al giugno 2025 per le piccole e medie imprese. Nel corso del 2025, però, la Commissione europea ha accolto le richieste di diversi Stati membri e di alcuni settori industriali, spostando l’applicazione al 30 dicembre 2025.
La dinamica degli slittamenti non si è fermata: con la revisione annunciata il 4 maggio, l’operatività piena viene ora collocata, di fatto, alla fine del 2026. Ogni posticipo, secondo la ricostruzione dei fatti, si traduce in un periodo più lungo in cui prodotti collegati alla distruzione delle foreste possono continuare ad arrivare nel mercato europeo.
obiettivi e obblighi: due diligence sulle commodity chiave
L’EUDR è concepito per interrompere il contributo dell’Unione europea alla deforestazione globale, introducendo obblighi di due diligence in capo alle aziende. La norma riguarda l’importazione di specifiche materie prime e include l’obbligo di:
- raccogliere informazioni sull’origine delle commodity;
- verificare la filiera;
- dimostrare che i prodotti non provengono da aree deforestate o da contesti non conformi all’EUDR.
Tra le materie prime citate figurano: soia, carne bovina, cacao, caffè, olio di palma, gomma, legno e relativi derivati.
esenzione pelle nei piani di revisione: rischio di indebolimento dell’eudr
Nel momento in cui l’applicazione dell’EUDR si avvicina alle scadenze finali, la Commissione europea ha inserito un elemento che ne mette in discussione l’efficacia. Nella revisione richiesta da Parlamento e Consiglio a dicembre 2025, presentata come “semplificazione”, Bruxelles ha raccomandato un’esenzione per la pelle e per i prodotti in pelle.
La questione viene descritta come critica perché la pelle non viene considerata un comparto marginale. Al contrario, viene ricondotta a una filiera strutturalmente legata alla carne bovina, indicata tra i principali fattori collegati alla deforestazione globale.
pelle e deforestazione: ruolo nella filiera bovina
Secondo le informazioni riportate, l’espansione dei pascoli ha contribuito al 42% della deforestazione agricola nel periodo compreso tra 2001 e 2022. Questo processo avrebbe interessato un’area stimata grande quanto la Spagna e avrebbe generato circa la metà delle emissioni associate alla deforestazione delle principali commodity.
evidenze 2025: tracciabilità insufficiente e rischio di prodotti illegali
Un rapporto di Human Rights Watch pubblicato il 15 ottobre 2025 viene indicato come fonte di elementi recenti. Il documento descrive come l’allevamento illegale nello Stato del Pará, in Brasile, abbia colpito territori di comunità locali e popolazioni indigene, con conseguenze devastanti.
La ricostruzione riportata evidenzia inoltre il possibile coinvolgimento di JBS, indicato come principale produttore mondiale di carne bovina. Il rapporto sostiene che l’azienda potrebbe aver esportato verso l’Unione europea carne e pellami provenienti da allevamenti illegali.
Un punto centrale viene collegato alla tracciabilità: l’assenza di un sistema efficace lungo la filiera dei fornitori indiretti rende, secondo le conclusioni indicate, impossibile escludere con certezza che prodotti connessi a deforestazione e violazioni dei diritti umani entrino nel mercato europeo.
In questo scenario, viene riportato anche un dato rilevante per l’Italia: il paese risulta tra i principali mercati di destinazione per i prodotti in pelle.
perché l’esenzione pelle sarebbe un precedente pericoloso
L’esclusione della pelle dall’EUDR viene presentata come più che una semplice misura di carattere tecnico. La logica del regolamento, infatti, si fonda sulla copertura delle commodity considerate responsabili della deforestazione. Aprire eccezioni viene descritto come un indebolimento complessivo dell’impianto normativo, con la possibilità di ulteriori richieste di deroga da parte di altri settori.
Il rischio concreto delineato è la creazione di un effetto domino, in cui la pressione degli interessi industriali riduce progressivamente la capacità del regolamento di raggiungere l’obiettivo di ridurre l’ingresso nel mercato di prodotti legati alla distruzione delle foreste.
margini di decisione: opposizione e coerenza normativa
Nonostante il percorso di revisione, vengono indicate ancora possibilità di intervento: Parlamento europeo e Stati membri possono opporsi all’esenzione della pelle e riaffermare la coerenza con l’EUDR. In caso contrario, prosegue l’avvertimento: senza una piena applicazione, il rischio è continuare a importare deforestazione mentre l’Unione dichiara di volerla fermare.
figure citate
- Martina Borghi
- Human Rights Watch
- JBS
- Greenpeace Italia
