Orsini sbotta su energia e rinnovabili serve un commissario

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Orsini sbotta su energia e rinnovabili serve un commissario

Le rinnovabili tornano al centro del confronto industriale, con un crescendo di richieste che mette sotto pressione politica, autorizzazioni e decisioni regionali. Le parole di Emanuele Orsini delineano una serie di passaggi che, nel giro di settimane, passano dalle concessioni ferme alla necessità di sbloccare rapidamente i permessi, fino a evocare l’ipotesi di un commissariamento per accelerare procedure e tempi. Sullo sfondo restano anche i numeri legati alla distanza dagli obiettivi e le tensioni tra scelte nazionali e resistenze territoriali.

orsini rinnovabili, concessioni ferme e richiesta di accelerazione

Nel quadro delle dichiarazioni più recenti, Orsini concentra l’attenzione su concessioni bloccate, autorizzazioni in stallo e paletti regionali che rallentano lo sviluppo. In occasione del premio “Un fiore dall’argilla” conferito dai Lions di Sassuolo, agli inizi di maggio, vengono indicati due elementi: mettere a terra concessioni ferme e costruirne altre per sostenere l’avanzamento del settore.

All’assemblea di Confindustria, pochi giorni dopo, il nodo si stringe ulteriormente. Il problema viene definito da risolvere subito e viene posta una priorità operativa: mettere a terra, il prima possibile, le 4mila concessioni bloccate. In parallelo emerge la rivendicazione di un perimetro decisionale: riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato.

rinnovabili: il commissario come soluzione evocata

Al Motor Valley Fest Orsini torna su energia e autorizzazioni per le rinnovabili bloccate e introduce l’idea di un intervento straordinario. L’indicazione è netta: “Ci vuole un commissario”. La motivazione collega il commissariamento a una carenza di efficacia della politica: quando si ricorre a un commissario, significa che la politica non ha svolto il compito atteso.

gas e nucleare: posizioni già definite

Nel contesto del confronto sulle fonti energetiche, Orsini ribadisce anche il quadro relativo a gas e nucleare. Sul gas viene sostenuto che eliminarlo sarebbe impossibile, perché le rinnovabili necessitano di un “cuscinetto” capace di mantenerle operative. Il gas viene quindi indicato come fondamentale anche dopo.

Per il nucleare viene espresso l’auspicio che, almeno sulla sperimentazione, tutti i partiti possano convergere. L’eventualità di non avviarla viene associata a motivazioni ideologiche.

plasticità nelle procedure: verifica delle concessioni e appello alle forze politiche

Tra i temi ricorrenti compare la plasticità percepita come elemento che frena la coerenza tra intenzioni e risultati. Agli inizi di maggio viene anticipato un percorso di verifica: si parla di andare a verificare le concessioni ferme, in un momento in cui cresce l’esigenza di far costare poco l’energia.

All’assemblea di Confindustria, Orsini indica anche obiettivi misurabili e rivolge un appello a tutte le forze politiche per sbloccare le aree idonee ad impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. Il passaggio chiave è la critica alla contraddizione tra dichiarazioni nazionali e decisioni territoriali: non è possibile invocare più rinnovabili e, allo stesso tempo, bloccarne le autorizzazioni. Viene inoltre sottolineato che le resistenze sui territori avverrebbero indipendentemente dal colore politico.

numeri su permessi, installazioni e autorizzazioni ancora in attesa

La parte quantitativa del discorso ricostruisce lo scarto tra quanto è stato installato e quanto risulta ancora non completato. Vengono richiamati 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili risultano bloccati. Sono indicati inoltre 85 gigawatt installati e la necessità di 50 gigawatt da realizzare entro quattro anni. Resta poi un’ulteriore differenza operativa: un terzo di quanto installato non è stato ancora allacciato alla rete.

In chiusura della sezione numerica viene segnalato un volume di autorizzazioni ancora sospese: 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. La conclusione è che il problema deve essere risolto subito.

il caso Zes richiamato per tempi e decisione

Nel ragionamento sulla possibile accelerazione, Orsini richiama un esempio collegato alla Zona economica speciale (Zes). L’operatività viene descritta come efficace perché, secondo quanto riportato, c’era un commissario che decideva e, in 60 giorni, dava l’autorizzazione.

ritardi dell’italia: obiettivi 2030, installazioni e prezzo zonale

Il quadro delle rinnovabili non riguarda solo le procedure locali, ma anche la distanza accumulata rispetto agli obiettivi. Vengono richiamati problemi degli ultimi anni, tra decreto sulle aree idonee e lentezze burocratiche.

Contestualmente, viene citato il report “Italia rinnovabile” presentato da Legambiente. Il dato riportato descrive una crescita lenta della capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili: passaggio dal 33,9% nel 2015 al 41,1% nel 2025, con una stima di 127.978 GWh/a, dopo 107.498 GWh/a nel 2015. Secondo la ricostruzione, la dinamica copre un arco di dieci anni con un aumento di sette punti percentuali.

obiettivo 2030 e progresso a fine marzo 2026

Il ritardo si riflette anche sull’obiettivo rinnovabili 2030. Viene indicato che, a fine marzo 2026, il Paese ha raggiunto soltanto il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Nel conteggio risultano ancora mancanti 53.469 MW da aggiungere entro i successivi cinque anni e mezzo. Continuando con la media di installazione tra 2021 e 2025, il rischio indicato è di arrivare al traguardo in circa 10,7 anni, con un ritardo di quasi sei anni.

impatti occupazionali nel mezzogiorno secondo svimez

Per la parte socioeconomica viene richiamato anche uno studio di Svimez, secondo cui il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe portare, nel Mezzogiorno, alla nascita di 73mila nuovi posti di lavoro, includendo 15mila under 35.

prezzo zonale in bolletta e diffusione di rinnovabili, reti e accumuli

Un ulteriore punto riguarda il prezzo zonale. Viene segnalato che, entrato in vigore a gennaio 2025, il sistema potrebbe determinare il costo dell’energia elettrica in base all’area di mercato e all’ora di produzione e consumo. Nella ricostruzione, questo meccanismo ridurrebbe i costi energetici in specifici territori, con l’effetto atteso di favorire diffusione delle rinnovabili, delle reti e degli accumuli per famiglie e imprese.

orsini e piano aree idonee: emilia-romagna e sardegna a confronto

Nell’analisi del piano delle aree idonee alle rinnovabili, Orsini cita anche l’Emilia-Romagna come esempio di regione che sta funzionando meglio su questo fronte. Viene inoltre specificato che la Regione, andando oltre la normativa nazionale, ha approvato nuove norme, ampliando le aree considerate idonee per installare impianti eolici e fotovoltaici.

emilia-romagna: obiettivi, priorità e limiti per tutela del territorio

Tra i punti più rilevanti del testo approvato viene indicato un target di 6,3 gigawatt di potenza da fonti rinnovabili, con un aumento fino a 10 gigawatt entro il 2030. Le aree prioritarie includono tetti di capannoni industriali, case, coperture di parcheggi e aree già cementificate.

Il testo, ampiamente rivisto rispetto alla stesura originaria, introduce limitazioni per tutelare le eccellenze agroalimentari e contrastare il consumo di suolo. Per ciascun Comune della regione, gli impianti a terra a fonti rinnovabili non possono superare una quota oltre il 2% della Superficie Agricola Utilizzata (Sau) comunale. È previsto anche un orientamento verso autoconsumo aziendale e sviluppo dell’agrivoltaico, con garanzie che le installazioni non compromettano colture e pascolo.

sardegna: stop, legge regionale e decisione della corte costituzionale

Il confronto con la Sardegna descrive una direzione opposta e un braccio di ferro con il governo Meloni. La Giunta guidata da Alessandra Todde ha prima varato uno stop temporaneo ai progetti, poi seguito dalla Legge Regionale 20 sulle aree idonee. Nella ricostruzione, la norma sarebbe meno idonea di quanto richiesto perché esclude circa il 99% del territorio sardo dall’installazione di pale eoliche e pannelli a terra.

Nei giorni scorsi viene riportato che la Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione, annullando i decreti del Ministero dell’Ambiente che autorizzavano macro-impianti agrivoltaici nelle province di Sassari e Oristano. La motivazione indicata è che lo Stato non possa ignorare o scavalcare le normative territoriali vigenti.

persona: emanuela orsini e i punti chiave sullo sviluppo delle rinnovabili

Il profilo dell’intervento di Orsini si costruisce attorno a una sequenza di richieste e di numeri: sblocco delle concessioni, centralizzazione della competenza energetica, necessità di autorizzare rapidamente le aree per eolico e fotovoltaico, e richiamo a soluzioni organizzative come il commissariamento. Le argomentazioni si intrecciano con una valutazione del ritardo nazionale rispetto agli obiettivi e con l’osservazione delle differenze tra regioni.

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“La politica non ha fatto il suo mestiere, ora serve un commissario per le rinnovabili bloccate”. Il presidente di Confindustria sbotta sull’energia
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