Netanyahu recupera nei sondaggi ma non basta: cresce l’ultradestra

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Netanyahu recupera nei sondaggi ma non basta: cresce l’ultradestra

Le ultime rilevazioni elettorali in Israele disegnano un quadro in movimento, ma senza una svolta: il Likud arretra gradualmente, mentre Benjamin Netanyahu resta ancora politicamente in corsa. La coalizione che lo sostiene non raggiunge la maggioranza necessaria per governare, e l’opposizione mostra segnali di recupero, pur continuando a faticare nel trasformare il malcontento in un’alternativa stabile.

sondaggi israeliani: equilibrio fragile tra coalizione e opposizione

L’ultima rilevazione, condotta da Lazar Research e diffusa dal quotidiano Maariv, indica un leggero recupero del blocco di destra e religioso che sostiene Netanyahu. La maggioranza del primo ministro sale a 51 seggi sui 120 della Knesset, ma restano distanti i 61 deputati necessari per formare un governo.

In parallelo, il blocco dell’opposizione perde 2 seggi e scende a 59. I partiti arabi restano fermi a 10. Nelle rilevazioni pubblicate tra metà aprile e metà maggio, il blocco pro-Netanyahu oscillava tra 49 e 50 seggi, mentre l’opposizione si manteneva stabilmente tra 60 e 61 seggi.

Il risultato complessivo è un assetto precario, che riflette la frammentazione cronica della politica israeliana e la difficoltà di trasformare i cambiamenti di consenso in maggioranze solide.

netanyahu sotto pressione: calo del likud e fattori di logoramento

Il punto più rilevante riguarda il progressivo logoramento del Likud. Il partito di Netanyahu rimane il primo in Israele, ma non esercita più il predominio che caratterizzava gli anni precedenti al 7 ottobre. La guerra a Gaza, il conflitto a bassa intensità con Hezbollah lungo il confine libanese, lo scontro diretto con l’Iran e la crisi degli ostaggi avrebbero eroso una parte della fiducia verso l’uomo che, per oltre un decennio, si è presentato come il garante della sicurezza israeliana.

Nonostante l’indebolimento, Netanyahu conserva un vantaggio: non emerge ancora un avversario in grado di aggregare con chiarezza tutto il fronte anti-governativo. L’opposizione, infatti, resta divisa tra centristi, liberali, destra moderata ed ex alleati dello stesso Netanyahu.

figure chiave nell’opposizione: naftali bennett e yair lapid

naftali bennett e l’area di destra delusa

La fase politica trova un protagonista in Naftali Bennett. L’ex premier, uscito temporaneamente dalla politica dopo il crollo del governo di unità nazionale nel 2022, è tornato al centro della scena e, secondo diversi sondaggi, potrebbe guidare il primo partito del Paese in caso di elezioni anticipate. Bennett intercetta soprattutto l’elettorato di destra deluso da Netanyahu ma contrario a una svolta apertamente messianica e ultranazionalista.

La sua impostazione sulle guerre regionali appare però molto simile a quella del governo: Bennett sostiene una linea durissima contro Hamas, Hezbollah e Iran. È favorevole al mantenimento del controllo militare israeliano su Gaza anche dopo la guerra e si oppone alla nascita di uno Stato palestinese. Da anni sostiene inoltre la necessità di colpire preventivamente l’Iran e considera insufficiente la strategia adottata da Netanyahu contro Teheran e i suoi alleati regionali.

yair lapid: critica politica e attenzione alla diplomazia sul dopoguerra

Più centrista è invece Yair Lapid, leader di Yesh Atid ed ex premier. Lapid critica Netanyahu soprattutto per la gestione politica del conflitto e per l’assenza di una strategia diplomatica sul dopoguerra. Pur sostenendo il diritto di Israele a proseguire le operazioni contro Hamas, promuove un approccio molto duro verso Hezbollah e Iran, insistendo però su due aspetti: la necessità di ricostruire il rapporto con Stati Uniti ed Europa e il coinvolgimento di Paesi arabi moderati nella futura amministrazione di Gaza.

linea di frattura politica: non guerre contro pace, ma gestione del conflitto

Il confronto israeliano non si presenta oggi come una contrapposizione tra fautori della guerra e sostenitori della pace. Dopo il trauma del 7 ottobre, quasi tutto l’arco parlamentare israeliano si è spostato su posizioni securitarie. Le differenze riguardano piuttosto il modo in cui gestire il conflitto e il futuro assetto regionale.

crescita dell’estrema destra e impatto sulla tenuta di netanyahu

Parallelamente cresce il peso delle forze ultranazionaliste e religiose. Il dato più osservato del sondaggio Maariv riguarda il ritorno sopra la soglia elettorale di Sionismo religioso, partito guidato dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Dopo mesi in cui la formazione sembrava destinata a scomparire dal Parlamento, il sondaggio indica che oggi conquisterebbe 4 seggi, tornando sopra la soglia di sbarramento per la prima volta in quasi sei mesi. Il recupero viene interpretato come segnale di una radicalizzazione di una parte dell’elettorato sotto l’effetto della guerra.

Smotrich rappresenta l’ala nazional-religiosa più estrema della coalizione: sostiene apertamente l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, respinge qualsiasi ipotesi di Stato palestinese e difende una presenza militare israeliana permanente a Gaza. Al suo fianco continua a rafforzarsi Itamar Ben Gvir, leader di Potere ebraico e ministro della Sicurezza nazionale, che raccoglie consenso tra gli elettori favorevoli a una linea ancora più aggressiva contro palestinesi e oppositori interni.

Secondo il quadro delineato, questa crescita dell’estrema destra complica il futuro politico di Netanyahu: da un lato il premier ha bisogno dei partiti ultranazionalisti e ultraortodossi per restare al potere; dall’altro rischia di perdere ulteriormente il centro moderato israeliano, spaventato dalla radicalizzazione della coalizione.

ultraortodossi e leva militare: frattura sociale e rischi politici

Il ruolo decisivo resta legato agli ultraortodossi. Shas e Giudaismo unito della Torah continuano a essere alleati indispensabili del Likud, ma la questione dell’esenzione dal servizio militare per gli studenti religiosi sta aprendo una frattura profonda nella società israeliana. Con decine di migliaia di riservisti mobilitati da mesi tra Gaza e il Libano, una parte crescente dell’opinione pubblica non accetta più che gli haredim restino esclusi dalla leva.

Per Netanyahu il rischio viene descritto come duplice: perdere la maggioranza e perdere il controllo della destra. Per questo, nonostante il calo nei sondaggi, continua a puntare sulla guerra e sulla sicurezza come collante principale del suo elettorato. In Israele, nel contesto attuale, il consenso passa ancora dal fronte militare più che da quello economico o sociale.

Principali personalità menzionate:

  • Benjamin Netanyahu
  • Naftali Bennett
  • Yair Lapid
  • Bezalel Smotrich
  • Itamar Ben Gvir
Israele, Netanyahu recupera (poco) nei sondaggi ma non ha la maggioranza: cresce la destra ultra-nazionalista
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