Narcos latitante malato di cancro: vuole tornare in Italia per morire lì
David Charles Mirone, 53 anni, narcos in latitanza dopo una storia giudiziaria legata al cartello dei Van Gogh, chiede di poter morire in Italia. L’uomo, indicato come divorato da un cancro mentre si trovava lontano dall’Italia in Colombia, dichiara l’intenzione di concludere i propri giorni sul suolo natio, con l’obiettivo di farlo da libero e senza avviare alcuna collaborazione con la giustizia. La richiesta, per la sua portata, apre uno spazio di possibile ascolto sul piano processuale, senza passare da trattative alternative.
davide charles mirone e la richiesta di morire in italia
Mirone intende tornare nel Paese di origine e avanzare l’istanza di fine vita sul territorio italiano, rinunciando a qualsiasi accordo che passi da una collaborazione con l’autorità giudiziaria. Il quadro delineato attribuisce a Mirone un ruolo dentro l’organizzazione criminale, con un collegamento diretto anche sul piano familiare: Mirone è indicato come cognato di Raffaele Imperiale, boss del cartello dei Van Gogh che fino al 2021 aveva guidato uno dei sistemi criminali di traffico di droga più rilevanti a livello internazionale.
La procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, valuta la posizione del presunto affiliato nel contesto delle accuse già formulate. Imperiale, dopo l’esilio dorato, si trova detenuto nelle carceri italiane con uno status di pentito che, secondo l’impostazione della procura napoletana, non risulta pienamente convincente.
mirone nel sodalizio dei van gogh: accuse e comunicazioni criptate
Mirone è accusato di far parte del medesimo sodalizio criminale. Le contestazioni ricostruiscono modalità operative tipiche dell’organizzazione: come altri esponenti, avrebbe comunicato con Imperiale attraverso cellulari criptati sulla piattaforma Sky Ecc. Nel materiale investigativo risultano indicati specifici codici di accesso: il pin di Mirone sarebbe stato 7RZNMG, mentre il pin di Imperiale sarebbe stato 6TEFAH.
chat e prova documentale da indagini coordinate con la francia
La ricostruzione a carico dei pm napoletani si fonda anche su acquisizioni effettuate dalle autorità francesi, capaci di violare la piattaforma e di trasferire alle autorità italiane ingenti elementi investigativi. Tra le informazioni consultate dai pm figurano conversazioni e contenuti, compreso un selfie inviato da Mirone a Imperiale il 18/02/21: l’immagine ritrae Mirone in ospedale, a letto, dopo l’asportazione di un rene.
ordinanza di custodia cautelare e status di latitante
Il nome di Mirone compare al numero 25 di un’ordinanza di custodia cautelare composta da 846 pagine, eseguita il 16 novembre 2022. Da quel momento, sul piano formale, Mirone risulta latitante: secondo l’impostazione accusatoria, si sarebbe trovato in Colombia e avrebbe evitato la consegna alle autorità italiane.
Secondo il capo d’imputazione, Mirone avrebbe sovrinteso alla realizzazione di spedizioni di stupefacente, con una spedizione realizzata in Brasile, un’altra in Italia e ulteriori iniziative verso Australia, in linea con le direttive attribuite a Imperiale. In tale cornice, Mirone sarebbe considerato uno dei gregari del boss.
procedimento giudiziario e valutazione del tribunale della libertà
Negli ultimi passaggi, si è aperto uno spiraglio processuale. Il nuovo avvocato di Mirone, Daniele Francesco Lelli, nel mese di febbraio ha ottenuto in Cassazione un ricorso che ha portato alla dichiarazione di nullità dell’inammissibilità, per scadenza dei termini, relativa al ricorso al Riesame risalente a quattro anni fa, con il quale l’ordine di cattura era passato in giudicato. Il risultato implica che la questione debba essere riesaminata secondo i canali ordinari.
La palla passa al Tribunale della Libertà di Napoli, che entro metà giugno dovrebbe valutare nel merito la situazione di Mirone, verificando la consistenza delle accuse e la tenuta degli elementi posti a fondamento della misura cautelare. L’obiettivo delineato dai difensori è quello di ottenere l’eventuale riconquista della libertà attraverso la procedura giudiziaria ordinaria, senza ricorrere a strumenti paralleli.
memoria difensiva: insussistenza dei gravi indizi e condizioni di salute
La linea difensiva punta a contestare la presenza di gravi indizi a carico dell’indagato. Nella memoria depositata, l’avvocato Lelli evidenzia che Mirone nell’ordinanza compare raramente e sottolinea un punto ritenuto anomalo, dato che Mirone sarebbe cognato di Imperiale. Viene richiamata inoltre l’esistenza di una sola frase decriptata in cui Imperiale, secondo quanto indicato, affermerebbe che “questa cosa” l’aveva già fatta in precedenza. Secondo la difesa, una singola espressione non risulterebbe sufficiente a considerare raggiunta la gravità indiziaria nei confronti di Mirone, con attenzione specifica al reato associativo.
perizia medica e richiesta di regime incompatibile
Un’altra direttrice della difesa riguarda lo stato di salute. La memoria fa riferimento a una perizia medica depositata agli atti, che descrive condizioni considerate incompatibili con qualsiasi forma di detenzione, anche se attenuata. In questo contesto, la difesa chiede la possibilità di un percorso assistenziale dedicato, sostenendo che possa consentire di alleviare le sofferenze e di realizzare l’ultimo desiderio indicato da Mirone, legato alla volontà di morire nel proprio Paese natale.
indicazione di cliniche a roma
Per dare seguito alle esigenze sanitarie, l’avvocato indica due cliniche di Roma come strutture presso le quali Mirone potrebbe essere trasferito per un trattamento idoneo, finalizzato a garantire un’assistenza compatibile con le condizioni attestate.
figure collegate al procedimento
La vicenda giudiziaria è strettamente collegata a figure centrali del cartello e alle posizioni rilevanti nel procedimento:
- David Charles Mirone
- Raffaele Imperiale
- Nicola Gratteri
- Daniele Francesco Lelli
