Minacciati con armi e presi a calci: denuncia shock di un italiano e la flotilla
Una denuncia presentata a Roma riporta dettagli di quanto sarebbe accaduto durante l’azione della Global Sumud Flotilla, con al centro le affermazioni di Antonio La Piccirella sui momenti dell’abbordaggio e sulle conseguenze riferite dopo l’intervento delle autorità israeliane. I magistrati della procura di Roma stanno già valutando diversi profili di reato, tra cui sequestro e tortura, oltre alla possibile contestazione di violenza sessuale, nell’ambito delle indagini che seguono i fermi degli attivisti.
denuncia Antonio La Piccirella e contesto dell’inchiesta a roma
Il racconto contenuto nella denuncia di Antonio La Piccirella, tra i partecipanti italiani alla Global Sumud Flotilla, è stato presentato ai pm della procura di Roma. Nel procedimento i magistrati tengono in considerazione, oltre alla linea interpretativa legata al sequestro, l’ipotesi di tortura e di violenza sessuale connessa ai fatti che gli attivisti avrebbero subito durante l’operazione.
Nel testo depositato vengono riportate affermazioni molto specifiche sulla gestione del controllo a bordo e sulla coercizione riferita ai partecipanti. La denuncia descrive, tra l’altro, un trattamento che avrebbe costretto le persone a inginocchiarsi con le mani dietro la testa, accompagnato dall’intimazione a non parlare mentre sarebbero state puntate armi contro i presenti.
momenti dell’abbordaggio del 29 aprile e presunta immobilizzazione dell’imbarcazione
Secondo quanto riportato nell’atto, i fatti risalgono ai momenti dell’abbordaggio avvenuto il 29 aprile. La Piccirella racconta che durante l’azione sarebbe stata presa una dotazione personale e che, in quel frangente, sarebbero stati portati via i passaporti dei partecipanti.
La denuncia riferisce anche indicazioni operative sull’intervento: i militari avrebbero dirottato la barca a vela verso una nave cargo militare. Una volta avvicinati alla imbarcazione israeliana, l’atto afferma che la barca sarebbe stata resa inservibile, con il taglio della vela principale e dei cavi del motore, lasciando l’imbarcazione in balia delle onde.
trasferimento equipaggio e gestione delle persone a bordo
Il racconto presentato ai pm descrive come, in due passaggi, sarebbe stato portato a bordo della fregata l’equipaggio della Holy Blue. Una volta saliti sulla nave cargo, la denuncia indica che i partecipanti sarebbero stati fatti mettere immediatamente in ginocchio, con le braccia dietro la schiena e lo sguardo rivolto verso terra.
violenza riferita e restituzione dei passaporti a creta
La denuncia contiene inoltre un riferimento alle lesioni subite da alcune persone durante la gestione dell’azione. Viene riportato che sarebbe stato spiegato ai partecipanti come coloro che avevano riportato lesioni sarebbero stati picchiati mentre tentavano una resistenza passiva, con le mani alzate. Nell’atto si parla di reazioni descritte come calci, pugni e colpi di fucile.
Secondo le dichiarazioni, l’episodio sarebbe durato poco, ma con modalità definite dalla denuncia particolarmente violente. Il racconto prosegue indicando la richiesta di restituzione dei passaporti dopo l’arrivo a Creta: alcuni passaporti sarebbero stati restituiti, mentre altri non lo sarebbero stati. Successivamente, i partecipanti sarebbero saliti su bus diretti verso l’aeroporto.
acque internazionali e contestazione sulla legittimità dell’interferenza
Un ulteriore passaggio della denuncia sottolinea che l’operazione dei militari israeliani sarebbe avvenuta in acque internazionali. Nell’atto viene evidenziata l’asserita mancanza di diritto a interferire con la navigazione della Holy Blue, indicata come imbarcazione battente bandiera italiana, operante in quelle acque.
riferimenti principali presenti nella denuncia
Nel documento depositato vengono menzionati i seguenti soggetti direttamente legati alla ricostruzione dei fatti:
- Antonio La Piccirella
- Flavio Rossi Albertini