Meloni risposta su basi usa dopo lo strappo con trump e le critiche all italia

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Meloni risposta su basi usa dopo lo strappo con trump e le critiche all italia

La scena internazionale accelera tra vertici europei e incontri bilaterali, mentre la pressione politica e le incertezze di sicurezza si riflettono sul cammino dell’Europa. Nella capitale armena, Yerevan, si apre l’ottava edizione del vertice della Comunità politica europea, con circa cinquanta leader presenti e la premier italiana Giorgia Meloni in prima linea. A fare da elemento di raccordo, per la prima volta con un Paese non europeo, il Canada di Mark Carney, ospite d’onore e figura di riferimento tra le leadership impegnate ad affrontare il ciclone legato alle posizioni di Donald Trump. Dal confronto a Yerevan, il percorso della premier prosegue poi verso Baku, in Azerbaigian, in un susseguirsi di appuntamenti che intrecciano energia, sicurezza e coordinamento politico.

vertice cpe a yerevan e premier meloni: circa cinquanta leader

Il vertice della Comunità politica europea si svolge a Yerevan, con un programma che mette al centro i temi della risposta alle crisi e della sicurezza. La presenza di circa cinquanta leader conferma la portata dell’incontro, in cui la premier italiana Giorgia Meloni interviene tra i principali attori del dibattito. Il contesto è ulteriormente rafforzato dalla partecipazione del Canada di Mark Carney, ospite d’onore per la prima volta in un’edizione con un Paese non europeo.

mark carney e il quadro internazionale

Nel perimetro del summit, l’attenzione si concentra anche sulle conseguenze delle tensioni internazionali innescate dalle iniziative e dalle dichiarazioni attribuite a Donald Trump. Carney si colloca tra le leadership chiamate a gestire l’impatto di tali dinamiche, mentre la discussione a Yerevan si estende su sicurezza, migrazioni e cooperazione tra partner europei e atlantici.

strappo con trump: meloni risponde sul sostegno all’iran e sulla nato

Il vertice armeno diventa anche un passaggio cruciale per la gestione del rapporto con Washington. Dopo un iniziale idillio, Meloni risulta bersaglio degli strali del tycoon, che accusa Roma di non aver fornito il sostegno necessario nella guerra contro l’Iran. Nel quadro delle accuse, viene menzionata anche l’ipotesi di un parziale ritiro delle truppe statunitensi dalle basi presenti in Italia. A margine di Yerevan, la premier sceglie la replica, ricordando il rispetto degli impegni assunti in ambito NATO.

impegni con la nato e critica alle dichiarazioni

Nel suo intervento, Meloni afferma che l’Italia ha sempre mantenuto tutti gli impegni sottoscritti, citando i passaggi in Afghanistan e Iraq. La premier sottolinea che alcune affermazioni nei confronti dell’Italia non vengono considerate corrette, evidenziando come nessuno, a livello di Patto Atlantico, si sia presentato in una sede formale per chiedere sostegno sulle scelte compiute.

sicurezza europea e possibile disimpegno: posizione prudente ma netta

Riguardo al possibile ridimensionamento della presenza militare statunitense, Meloni mantiene una linea definita: dichiara di non poter prevedere cosa accadrà, ma ribadisce che gli Stati Uniti discutono da tempo un disimpegno dall’Europa. Da qui l’esigenza, secondo la premier, di rafforzare la sicurezza e incrementare la capacità di risposta dell’Europa. Sul piano personale, la scelta non viene indicata come condivisa, poiché non dipende dalle decisioni italiane.

mark rutte a yerevan: messaggio di trump sulle basi militari

La cornice delle tensioni viene confermata anche da Mark Rutte, segretario generale della NATO, presente a Yerevan. Rutte osserva che i partner europei hanno recepito il messaggio legato alle basi militari. Nel commentare l’evoluzione del clima tra Washington ed Europa, viene richiamata l’esistenza di una delusione da parte degli USA, mentre gli europei avrebbero ascoltato le indicazioni.

temi del vertice: anticipare, sicurezza e migrazioni

Nel suo discorso, Meloni sposta il focus su un salto di qualità nelle politiche europee. L’indicazione è passare dalla mera reazione a un’azione più strutturata: capacitá di anticipare, dopo la dimostrata capacità di risposta alle emergenze. Nel richiamo ai precedenti, vengono citate la gestione della pandemia e il confronto legato all’Ucraina. Il legame con la sicurezza emerge anche nel dossier migratorio, presentato come elemento di tenuta democratica: flussi incontrollati mettono sotto pressione la sicurezza dei cittadini e, quando sfruttati come minaccia ibrida, incidono sulla stabilità degli Stati.

dichiarazione congiunta su immigrazione irregolare e percorso migratorio

Durante il summit viene adottata una dichiarazione congiunta promossa da Meloni e dal primo ministro britannico Keir Starmer. La dichiarazione ribadisce l’impegno comune a contrastare l’immigrazione irregolare con un approccio coordinato lungo l’intero percorso migratorio. Le priorità includono lotta ai trafficanti, rafforzamento dei quadri normativi, accelerazione dei rimpatri, cooperazione internazionale e una gestione più efficace dei flussi nei Paesi di origine.

coordinamento ucraina: prestito ue da 90 miliardi e cooperazione industriale

Il vertice armeno diventa anche un luogo operativo per il dossier ucraino. In una riunione ristretta con partner europei e atlantici, viene affrontato il tema del prestito da 90 miliardi di euro dell’Unione europea, a cui aderirà anche il Regno Unito. Al centro anche il rafforzamento della cooperazione industriale nella difesa, con l’obiettivo di sostenere Kiev e mantenere la pressione economica su Mosca.

bilaterale meloni-carney: priorità g7 e libertà di navigazione nello hormuz

Nel frattempo, Meloni incontra Mark Carney. Il confronto ribadisce la piena sintonia sulle priorità in ambito G7, dal rafforzamento delle catene di approvvigionamento al contrasto al traffico di migranti. L’incontro mette in evidenza anche le crisi internazionali: i due leader condividono l’urgenza di una soluzione per la necessaria stabilità del Golfo e la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Carney, arrivando al summit, sottolinea la necessità di fare fronte comune spiegando che il Canada è “il più europeo tra i Paesi non europei” e che esistono diversi modi per lavorare insieme.

tappa a baku: meloni con il presidente aliyev su energia e coordinamento politico

Conclusa la fase di Yerevan, il percorso della premier prosegue a Baku, in Azerbaigian, dove avviene l’incontro con il presidente Ilham Aliyev. Meloni collega la visita al bisogno di rafforzare certezze in un contesto di instabilità crescente. La relazione tra Italia e Azerbaigian viene descritta come una di queste certezze, con particolare attenzione al ruolo dell’energia.

forniture di gas e petrolio: sicurezza energetica italiana

Secondo Meloni, le forniture di gas e petrolio verso l’Italia sono state determinanti per la sicurezza energetica del Paese. Il riferimento esplicito è al periodo dall’inizio della guerra di aggressione nei confronti dell’Ucraina, quando l’approvvigionamento energetico ha acquisito un peso decisivo per la stabilità nazionale.

progetto tap e coordinamento politico permanente

Meloni evidenzia anche il rafforzamento del rapporto tra Roma e Baku, spiegando che la cooperazione potrà trasformarsi in una sorta di coordinamento politico permanente. Aliyev conferma la centralità del partenariato energetico e indica la volontà di aumentare ulteriormente il volume delle esportazioni di gas verso l’Italia. Per farlo, viene indicata la necessità di ampliare il progetto TAP.

Personaggi presenti e richiamati:

  • Giorgia Meloni
  • Mark Carney
  • Donald Trump
  • Marco Rubio
  • Mark Rutte
  • Keir Starmer
  • Ilham Aliyev

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