Mafia in Emilia: 13 condanne per il clan Arabia, fedele alleato del boss di Cutro

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Mafia in Emilia: 13 condanne per il clan Arabia, fedele alleato del boss di Cutro

Arrivano a Bologna le prime 13 condanne del processo Ten, nato per fare luce su un’ulteriore organizzazione mafiosa con radici nella provincia di Reggio Emilia. Il procedimento si collega a un quadro investigativo più ampio, avviato dieci anni fa con il maxi processo Aemilia, che aveva già messo sotto accusa la cosca di ‘ndrangheta Sarcone-Grande Aracri attiva nel nord Italia. La nuova tranche giudiziaria porta a risultati determinanti dopo gli arresti del 2025 e si concentra su esponenti della famiglia Arabia, storicamente legati al boss Antonio Dragone.

processo ten e prime 13 condanne a bologna

Il procedimento Ten è il risultato di un’operazione coordinata dalla Procura antimafia di Bologna, conclusasi con arresti nel 2025, a distanza di dieci anni dall’inizio del maxi processo Aemilia. Nella nuova fase giudiziaria, gli imputati siedono alla sbarra per responsabilità legate all’associazione mafiosa e alla continuità operativa dei gruppi criminali.

Al centro della sentenza con rito abbreviato emerge la famiglia Arabia e, in particolare, il ruolo attribuito al capo organizzativo. La vicenda richiama inoltre la guerra di mafia culminata con l’uccisione di Antonio Dragone nel 2004, perpetrata dagli uomini di Nicolino Grande Aracri.

condanna di giuseppe arabia detto “pino ‘u nigro”

Nel corso dell’udienza preliminare, il giudice Sandro Pecorella ha inflitto, con rito abbreviato, la pena di 17 anni di reclusione più 4 anni di libertà vigilata al capo dell’organizzazione: Giuseppe Arabia, indicato come Pino ‘u nigro. L’uomo, oggi sessantenne, risulta detenuto dal 2005 al 2014 dopo l’operazione “Grande Drago”.

Secondo l’accusa, non avrebbe interrotto la guida delle attività illecite: il coordinamento sarebbe proseguito servendosi dei giovani nipoti, in modo da impartire ordini e mantenere i collegamenti anche mentre si trovava in carcere. Un episodio citato nel materiale fa riferimento a un rissa tra detenuti segnalata nel 2009 dalla Polizia Penitenziaria, durante una partita di calcio. In quella circostanza sarebbe intervenuto Antonio Dragone, legato al contesto familiare e criminale di Cutro tramite il nome del nonno capomafia.

relazioni criminali e continuità del gruppo

Il racconto giudiziario collega i ruoli e le parentele tra i Dragone e gli Arabia: Antonio Dragone risulta figlio di Salvatore Dragone e di Rosaria Arabia, sorella di Giuseppe, indicato come detenuto. Antonio Dragone avrebbe considerato Giuseppe una delle giovani leve per ricostruire il gruppo di azione dopo la scarcerazione avvenuta nel 2003; tuttavia, l’anno successivo l’omicidio lo avrebbe colpito.

Uscito di galera, Pino ‘u nigro avrebbe ripreso la presenza nella “sua” Reggio Emilia, riallacciando rapporti e utilizzando ‘ndranghetisti di nuova generazione per gestire affari che spaziano dal riciclaggio alla ricettazione, fino a falsa fatturazione e intestazione fittizia di beni. Nella ricostruzione delle condotte contestate rientra anche l’acquisto di armi impiegate per intimidire e minacciare.

condanne per i nipoti di pino ‘u nigro

La sentenza include anche condanne per i nipoti di Pino ‘u nigro, figli di Salvatore Arabia, detto Pett’i Palumba, ucciso nel 2003 a Steccato di Cutro. Entrambi risiedono in provincia di Reggio Emilia.

Per Giuseppe Arabia sono stati inflitti 12 anni e 9 mesi di reclusione. Per Nicola Arabia la pena arriva a 12 anni e due mesi, con 3 anni ciascuno di libertà vigilata. La pronuncia prevede inoltre pene minori per altri familiari, indicate come Nicola e Salvatore tra i figli menzionati di Pino ‘u nigro.

condanne legate a armi e rivendita di merce illecita

Un primo condannato riceve 1 anno e 4 mesi di reclusione per aver contribuito al trasporto di un fucile calibro 12 da Bibbiano a Cutro, nascosto dentro un gommone sgonfiato. Il materiale precisa che la Questura di Reggio Emilia ha individuato l’arma al casello autostradale di Campegine.

Un secondo imputato deve scontare 1 anno e 1 mese per aver preso parte alla rivendita di merce di provenienza illecita. La ricostruzione riguarda oltre mille taniche di combustibile e circa trenta stufe trafugate tramite una truffa ai danni dei legittimi proprietari, una ditta di Firenze che denuncia la scomparsa nel 2017.

Le prove ricordano che le taniche restarono visibili per diverso tempo nel cortile degli Arabia a Ghiardo di Bibbiano, come documentato dalla Squadra Mobile provinciale. In alcune intercettazioni, il capo Giuseppe avrebbe parlato mentre rivendeva la merce per 20 euro la tanica, un prezzo quasi dimezzato rispetto ai valori di mercato, sostenendo che la provenienza non sarebbe mai stata un problema: “La provenienza non esiste.” Inoltre, in un altro passaggio, la giustificazione viene ribadita con il concetto: “La roba non è rubata. È stata presa e… non è stata pagata.”

associazione mafiosa: altri imputati e patteggiamenti

Nel procedimento risultano condannati per appartenenza all’associazione mafiosa anche Salvatore Messina con una pena di 7 anni e 8 mesi e Salvatore Spagnolo con 13 anni e 10 mesi. Ad altri sei imputati sono state applicate condanne tra 2 anni e mezzo e 4 anni e mezzo di reclusione.

Il quadro processuale contempla inoltre 11 imputati che hanno patteggiato la pena e 4 che affronteranno il rito ordinario ad ottobre davanti al tribunale di Reggio Emilia.

nomi noti emersi nel processo e collegamenti con grande aracri

Tra i condannati compare un nome considerato significativo nel contesto della cosca Grande Aracri giudicata nel processo Aemilia: Romolo Villirillo, che nella prima sentenza del processo Ten ottiene 4 anni di reclusione. La ricostruzione richiama anche Antonio Gualtieri, indicato come figura di riferimento prima di subentrare a Villirillo nel ruolo di punto di riferimento al nord per Nicolino Grande Aracri.

rapporti con la ditta artedile e legami familiari

Il testo collegato alla sentenza evidenzia che Antonio Gualtieri avrebbe intrattenuto per anni rapporti commerciali e lavorativi con la ditta Artedile, di proprietà degli Arabia. Il legame viene motivato anche da un vincolo familiare: Gualtieri risulterebbe cugino di Giuseppe Pino ‘u nigro, poiché le rispettive madri Antonia e Giuseppina Le Rose risultano sorelle.

sentenza del 2025 e fusione delle fazioni

Le dinamiche descritte trovano riscontro anche in una sentenza del giudice Alberto Ziroldi del febbraio 2025, relativa alle richieste di custodia cautelare in carcere presentate dal sostituto procuratore antimafia Beatrice Ronchi. L’atto è connesso all’avvio del processo Ten e cita diversi nomi di mafiosi che inizialmente risultavano schierati con il gruppo Dragone, per poi avvicinarsi al gruppo Nicolino Grande Aracri dopo la guerra di ‘ndrangheta tra la fine di un secolo e l’inizio del successivo.

Tra le personalità richiamate compaiono Antonio Silipo, Pasquale Brescia, Alfonso Paolini e Roberto Turrà. In tale cornice, Giuseppe Arabia risulta presentato come punto di incontro delle opposte fazioni, in grado di mantenere memoria del conflitto passato e al tempo stesso di costruire accordi orientati alla stabilità del futuro.

visite in carcere e matrimonio come elemento di accordo

La sentenza richiama anche una frase legata alle visite in carcere: risulta menzionato Giambattista Di Tinco, indicato dai collaboratori come ‘ndranghetista storicamente legato al gruppo Grande Aracri. Il testo specifica che Di Tinco ha sposato nel 2008 Filomena Arabia, figlia di Giuseppe; secondo quanto riportato, il matrimonio avrebbe contribuito al processo di fusione delle antiche fazioni contrapposte, portando a una cooperazione stabile entro la cosca ‘ndranghetistica emiliana.

persone citate nel procedimento

  • Giuseppe Arabia detto Pino ‘u nigro
  • Nicola Arabia
  • Salvatore Arabia detto Pett’i Palumba
  • Antonio Dragone
  • Giambattista Di Tinco
  • Filomena Arabia
  • Alberto Ziroldi
  • Beatrice Ronchi
  • Romolo Villirillo
  • Antonio Gualtieri
  • Giuseppina Le Rose
  • Antonia
  • Salvatore Messina
  • Salvatore Spagnolo
  • Antonio Silipo
  • Pasquale Brescia
  • Alfonso Paolini
  • Roberto Turrà
  • Nicolino Grande Aracri
  • Sarcone-Grande Aracri
  • Nicolino Grande Aracri
  • Sandro Pecorella
  • Antonio Dragone
‘Ndrangheta in Emilia: 13 condanne nel processo Ten contro il clan Arabia, storico alleato del boss di Cutro
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