Lupi e cani animalisti rispondono a Michele Serra sul caso Osso

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Lupi e cani animalisti rispondono a Michele Serra sul caso Osso

La morte di un animale domestico riaccende il dibattito sulla convivenza con i grandi predatori e sul modo in cui l’uomo gestisce il territorio. Il caso legato al cane Osso, ucciso dai lupi in Val Tidone, ha fatto emergere una questione più ampia: tra dolore, responsabilità e necessità di governare con dati e strumenti, la soluzione non può ridursi a gesti semplici o reattivi. Il confronto tra le posizioni espresse mette al centro la natura, le sue dinamiche e la richiesta di misure concrete per ridurre i rischi.

daniele ecotti e la risposta alla domanda sui lupi

Daniele Ecotti, presidente dell’associazione “io non ho paura del lupo”, ha rivolto una lunga lettera a Michele Serra dopo il racconto della morte del cane Osso. Al centro della comunicazione emerge una domanda diretta: se un cane di dieci chili si allontana da solo, magari al crepuscolo o durante la notte, in un’area stabilmente frequentata dai lupi, è davvero possibile risolvere il problema eliminando uno o più esemplari. L’argomentazione insiste sul fatto che il territorio non funziona secondo logiche isolate: la presenza dei predatori fa parte di un ecosistema governato da regole complesse.

Ecotti riconosce il peso emotivo di quanto accaduto: l’associazione richiama l’esperienza personale di chi vive a stretto contatto con i cani e comprende il valore del legame quotidiano e fisico. Tuttavia, nel ragionamento proposto, il dolore non può diventare l’unico criterio di gestione, perché la catena alimentare nasce “fin dall’alba dei tempi” e coinvolge tutte le specie, compreso il cane.

i cani come predatori: ruolo attivo e rischi

Un punto centrale ribadito da Ecotti riguarda un elemento spesso trascurato: i cani sono predatori. Quando sono liberi di vagare, possono disturbare, inseguire, ferire e mettere in difficoltà la fauna selvatica. In quest’ottica non si tratta di presenze “neutre”, ma di fattori che entrano nelle dinamiche dell’ambiente e possono aumentare i contrasti con la fauna selvatica.

massimo vitturi e la convivenza tra lupi e attività umane

La lettura delle dinamiche naturali viene rafforzata da Massimo Vitturi, responsabile di LAV-Dalla Parte degli Animali. La posizione riportata è netta: i lupi non sono né buoni né cattivi, ma animali selvatici che reagiscono alle necessità della propria esistenza. Ne consegue che spetta all’essere umano agire sui propri comportamenti per adattarsi alla presenza dei lupi, riducendo rischi inutili tanto per gli animali quanto per le persone.

equilibrio ambientale e gestione basata su informazioni

Vitturi collega la tutela della specie alla sicurezza: la salvaguardia dei lupi e la protezione delle persone passano per la diffusione delle migliori informazioni scientifiche. L’obiettivo diventa favorire una convivenza reale tra lupi e attività umane nei territori in cui la specie è presente.

michele serra e la scelta di lasciare la zona

Nel racconto di Michele Serra emerge la percezione che la natura “respinga” e che la permanenza nel luogo sia diventata insostenibile. Il riferimento include l’idea di avere “esagerato” e di essersi sentito “oltranzista”, ma il nodo principale riguarda la durezza del contesto: isolamento in inverno, rarefazione dei servizi e della socialità. A questi elementi si aggiunge, da alcuni anni, la presenza incombente dei lupi, che agisce da acceleratore nella valutazione del proprio futuro in quel territorio.

In un passaggio successivo, viene riportata la prospettiva di contenere il numero dei lupi laddove sia necessario farlo, contrapponendola all’idea sintetizzata come “il lupo non si tocca”. L’affermazione attribuisce un significato diverso al concetto di protezione: la specie non si tocca, ma la questione riguarderebbe gli esemplari in soprannumero, aprendo il tema su chi possa decidere quale sia il livello “giusto”.

governare i lupi: strumenti, dati e obiettivi misurabili

La risposta di Ecotti si concentra sul concetto di gestione. “Governare” non viene inteso come una semplice sottrazione di animali, né come un generico riferimento al soprannumero. La domanda vera, secondo quanto riportato, riguarda che problema si intende risolvere, con quali dati, con quali strumenti e con quali obiettivi misurabili. Viene inoltre sollevato un punto decisivo: occorre essere sicuri che lo strumento scelto sia effettivamente in grado di affrontare proprio quel problema.

La stessa impostazione viene rafforzata anche da Vitturi, nel richiamo all’equilibrio: i lupi non sarebbero “troppi” o “troppo pochi”, ma in perfetto equilibrio con l’ambiente e con le risorse della zona. La sicurezza delle persone passerebbe, invece, attraverso una strategia fondata sulla conoscenza scientifica e sulla convivenza con le attività che si svolgono sui territori interessati.

coabitazione e responsabilità: prevenzione come chiave

La soluzione descritta non coincide con l’eliminazione forzata, ma con la capacità di agire con responsabilità in un contesto scelto o abitato. La “vera sfida” viene indicata nella coabitazione, che implica cambiamenti concreti di abitudini e stili di vita. Ecotti afferma che la coabitazione richiede custodia, prevenzione, informazione e responsabilità pubblica e responsabilità privata, insieme a strumenti concreti per allevatori, monitoraggi seri e interventi mirati solo nei casi davvero critici.

abitudini da modificare in presenza di fauna selvatica

Viene indicato che vivere in montagna, e non solo, con la presenza del lupo e di altra fauna selvatica significa cambiare pratiche quotidiane: proteggere le galline, difendere gli orti, custodire il bestiame e non lasciare scarti o risorse alimentari accessibili ai selvatici. La responsabilità include anche i cani, che secondo Ecotti non dovrebbero essere lasciati andare da soli come se il territorio fosse privo di fauna.

contrapposizione “lupo non si tocca” vs “lupo va abbattuto”

Ecotti richiama una contrapposizione che, nella sua lettura, produce un effetto di avvelenamento reale dei lupi, citando l’esempio del Parco d’Abruzzo. La contrapposizione tra “non si tocca” e “va abbattuto” viene descritta come una polarizzazione capace di alimentare conseguenze concrete e preoccupanti, con un rischio di escalation.

Conclusivamente, pur riconoscendo che Serra ha dovuto seppellire Osso e che il dolore merita rispetto, Ecotti chiede di evitare che la sofferenza diventi una scorciatoia. La proposta finale è usare quel dolore per aumentare responsabilità, con più governo, più prevenzione, più presenza e più conoscenza. Solo attraverso questa impostazione, secondo quanto riportato, sarebbe possibile continuare a vivere “quassù” con allevatori, cani e lupi.

persone citate nel confronto

  • daniele ecotti
  • michele serra
  • massimo vitturi
  • osso
Le risposte degli animalisti a Michele Serra: “I lupi non sono né buoni, né cattivi, la soluzione è coabitare”
Categorie: Cronaca

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