Linguaggio d’odio in politica: giovani acli scrivono ai 720 europarlamentari sul tema delle parole

• Pubblicato il • 5 min
Linguaggio d’odio in politica: giovani acli scrivono ai 720 europarlamentari sul tema delle parole

Un appello che sposta l’attenzione dal contenuto alle parole, puntando su un principio chiaro: costruire invece di distruggere. Parte da qui il “manifesto per una politica che costruisce, non distrugge”, lanciato dai Giovani delle Acli e indirizzato ai 720 europarlamentari con una richiesta precisa: sottoscrivere un impegno pubblico per disarmare le parole e contrastare l’escalation di aggressività che, secondo i promotori, sta caratterizzando il dibattito politico e mediatico.

manifesto per una politica che costruisce, non distrugge: la richiesta ai 720 europarlamentari

L’iniziativa viene presentata come risposta a una percezione diffusa tra gli under 35: il linguaggio pubblico appare sempre più vicino alla logica dello scontro che a quella del confronto. I Giovani delle Acli sostengono che la campagna miri a un cambiamento concreto dello stile comunicativo, invitando chi partecipa alla vita istituzionale a riconoscere l’impatto che la retorica ha sulla qualità della convivenza democratica.

Nel testo inviato ai membri del Parlamento europeo viene chiesto di sottoscrivere un impegno orientato a ridurre i toni ostili e a favorire espressioni capaci di aprire spazi di discussione. L’idea centrale è che le parole non siano elementi neutri: secondo i promotori, formano opinioni, costruiscono immaginari e legittimano comportamenti.

linguaggio politico e media: la percezione degli under 35 tra aggressività e ostilità

I dati richiamati nell’iniziativa provengono dalla ricerca “Generazione in conflitto?”, realizzata dai Giovani delle Acli tra persone di età under 35. Il punto di maggiore impatto riguarda l’atteggiamento percepito nel linguaggio usato da politica e media.

percentuali chiave sulla percezione di aggressività

Secondo la ricerca, il 58,57% degli intervistati giudica il linguaggio aggressivo, divisivo o apertamente ostile. Nel dettaglio:

  • il 48,02% lo considera piuttosto aggressivo e di parte
  • il 10,55% parla di un linguaggio apertamente violento

social network e violenza verbale: l’ostilità percepita come normalizzata

La ricerca analizza anche il contesto dei social network, dove la percezione negativa cresce. In questo ambiente la quota di chi riconosce toni problematici arriva al 61,77%.

peggioramento dei toni e percezione di violenza strutturale

Nel dettaglio:

  • il 46,33% dei giovani rileva un peggioramento dei toni negli ultimi anni
  • il 15,44% considera la violenza verbale ormai strutturale

normalizzazione e rispetto reciproco

Un ulteriore segnale riguarda la normalizzazione dell’ostilità online: per il 35,4% degli intervistati “i social sono sempre stati così”. All’estremo opposto, solo il 2,82% riesce a individuare un clima caratterizzato da rispetto reciproco. I promotori collegano questi numeri a una distanza crescente tra giovani generazioni e il modo in cui viene costruita la discussione pubblica.

disarmare le parole: enciclica e percorso dei giovani aclisti

Il manifesto viene collegato anche a un riferimento specifico contenuto nell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV. Il passaggio citato, al paragrafo 214, richiama l’esigenza di disarmare il discorso e disarmare le parole, rafforzando un percorso già in corso.

Il coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli, Simone Romagnoli, descrive l’iniziativa come una campagna costruita attorno a una domanda rivolta alla politica: si riesce ancora a parlare dei problemi senza attaccare le persone? Secondo quanto riportato, la lettura dell’enciclica ha contribuito a intercettare un’esigenza percepita come reale e diffusa, portando anche a tradurre l’appello in diverse lingue e a inviarlo a tutti i membri del Parlamento europeo.

confronto sì, odio no: avversario e nemico come distinzione democratica

L’obiettivo della campagna non viene presentato come richiesta di una politica “più morbida” in senso generico, né come rinuncia al conflitto. Nel messaggio viene ribadito che il conflitto è parte della democrazia, ma viene evidenziata una differenza fondamentale tra avversario e nemico.

La distinzione proposta individua nell’avversario un soggetto che resta dentro la comunità democratica, mentre il nemico viene descritto come elemento da espellere da essa. In questa prospettiva, la confusione tra i due piani viene indicata come un danno non soltanto linguistico, ma democratico.

verbi che costruiscono: indicazioni contenute nel testo inviato a Bruxelles

La campagna traduce la richiesta in suggerimenti comunicativi rivolti agli eurodeputati. Nel documento viene chiesto di usare verbi che costruiscono come proporre, riformare, trasformare e negoziare, invece di adottare un linguaggio basato sulla distruzione dell’avversario.

Viene inoltre indicata la necessità di:

  • evitare etichette che riducono le persone a categorie stigmatizzanti
  • distinguere la critica delle idee dalla delegittimazione di chi le sostiene
  • sostituire la retorica dell’emergenza permanente con un approccio più attento alla complessità

algoritmi e comunicazione politica: il contesto in cui cresce l’aggressività

Secondo Romagnoli, il tema riguarda in modo particolare le giovani generazioni, cresciute in un ambiente in cui l’aggressività viene spesso sostenuta dagli algoritmi e imitata dalla comunicazione politica. L’esempio riportato riguarda il tema delle migrazioni: la discussione può essere impostata sulla gestione dei flussi migratori oppure trasformarsi nell’attacco agli immigrati.

Nel primo caso, viene sottolineato che si affronta una politica pubblica; nel secondo, si colpiscono persone. La differenza viene definita ampia, perché incide sulla natura stessa della discussione.

autocritica e impegno culturale: difendere le idee senza disumanizzare

I Giovani delle Acli estendono il ragionamento anche a se stessi, richiamando un bisogno di autocritica. Romagnoli ammette che tutti possono cadere in dinamiche aggressive, includendo contesti come movimenti, piazze e campagne.

Il punto indicato è imparare a difendere le proprie idee senza disumanizzare chi la pensa in modo diverso.

prossime iniziative e obiettivo di ampliamento della campagna

Nel quadro dell’iniziativa viene segnalato che il manifesto ha già suscitato interesse presso diversi europarlamentari. Nelle settimane successive l’intenzione è trasformare il manifesto in una campagna più ampia, sviluppata tramite incontri pubblici e momenti di confronto sul linguaggio politico e sul suo impatto nella società.

paragrafo dedicato: persone citate nell’iniziativa

Tra i soggetti menzionati compare il coordinatore nazionale che ha illustrato i presupposti della campagna.

  • Simone Romagnoli
“Le parole si sono armate, è un danno democratico”: l’appello dei giovani Acli ai 720 europarlamentari contro il linguaggio d’odio in politica
Categorie: NewsPolitica

Per te