Israele chiede 6 giorni di carcere in più per i due attivisti detenuti di Flotilla
Una nuova richiesta di prolungamento della detenzione mette ancora sotto i riflettori la vicenda che coinvolge due attivisti, dopo l’abbordaggio israeliano di una missione in mare. Thiago Avila e Saif Abukeshek restano in isolamento nel carcere di Shikma mentre il procedimento giudiziario procede davanti al tribunale di Ashkelon. Nel frattempo, sul fronte della navigazione, il gruppo di imbarcazioni ancora in assetto prepara la ripartenza verso Turchia e Grecia, mentre dall’area della rotta emergono segnalazioni di sorveglianza militare, droni e interferenze.
proroga della detenzione per thiago avila e saif abukeshek
La polizia israeliana chiederà altri sei giorni di carcere per Thiago Avila e Saif Abukeshek. I due attivisti, indicati come membri del comitato direttivo, risultano detenuti in isolamento nel carcere di Shikma dopo l’arresto avvenuto a seguito dell’abbordaggio da parte della Marina di Tel Aviv di 22 barche sulle 58 che componevano la missione partita il 30 aprile.
I due attivisti compariranno oggi davanti al tribunale di Ashkelon. Da sei giorni sono in sciopero della fame. Secondo quanto riportato, sono accusati di aver aiutato il nemico in guerra, di appartenere a un’organizzazione terroristica, di essere in contatto con un agente straniero e di aver commesso altri reati.
accuse e contestazioni sulle condizioni di detenzione
Gli avvocati di Adalah li hanno incontrati lunedì all’interno della struttura penitenziaria gestita dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano. La denuncia degli avvocati riguarda le condizioni di detenzione, descritte tramite riferimenti a minacce di morte, maltrattamenti e privazione del sonno.
flotilla in ripartenza: creta, turchia e barche non bloccate
Nonostante gli abbordaggi, gli attivisti si preparano a ripartire da Creta con 31 barche non bloccate dagli israeliani. Le imbarcazioni rimanenti non risultano recuperabili. La ripartenza della Flotilla è prevista nei prossimi giorni con destinazione la Turchia.
Una parte delle imbarcazioni potrebbe unirsi lungo il percorso dalla Grecia, mentre altre raggiungerebbero la formazione dalla stessa Turchia. In navigazione verso le coste greche vengono indicate anche quattro barche della Freedom Flotilla Coalition, partite da Siracusa il 2 maggio.
notte di tensione: sorvolo, droni e avvicinamenti notturni
Per gli equipaggi è stata descritta una notte segnata da tensione operativa: prima il sorvolo di un elicottero militare, poi la presenza di droni e l’avvicinamento di imbarcazioni non identificate con luci spente.
Dalla missione viene riferito di essere stati sottoposti a sorveglianza militare attiva e a intimidazioni mentre si trovavano nel Mar Ionio, tra Italia e Grecia, a breve distanza dai luoghi degli ultimi abbordaggi.
segnalazioni orarie: elicottero, droni e nave non identificata
In una nota, i partecipanti riportano che alle 19:27 (orario palestinese, corrispondente alle 18:27 italiane) è stato segnalato un elicottero militare che sorvolava la loro posizione. Alle 21:53 viene riferita la presenza di tre droni e di una nave non identificata in lontananza, con luci di navigazione volutamente spente.
I dati dei portali di monitoraggio avrebbero inoltre confermato il sorvolo diretto da parte di un aereo Lockheed Martin poco prima dell’ultima escalation, secondo quanto ricostruito dalla missione.
global sumud flotilla: timori per i partecipanti e richiesta al governo greco
La Global Sumud Flotilla ha espresso grave preoccupazione per l’incolumità fisica dei partecipanti. Il comunicato indica che, alla luce delle prove di torture e abusi subiti da volontari della stessa organizzazione, cresce il timore che le manovre descritte possano rappresentare il preludio a ulteriori rapimenti illegali.
richieste di intervento e garanzie di sicurezza
La Sumud Flotilla rivolge un messaggio al governo greco affermando che il mancato intervento per garantire la sicurezza di imbarcazioni civili umanitarie nelle proprie acque costituirebbe una violazione del diritto del mare e un atto di complicità. Viene richiesto un intervento immediato per proteggere le imbarcazioni da interferenze militari straniere.
Allo stesso tempo, la comunicazione si estende alla comunità internazionale con la richiesta di garanzie di sicurezza per tutto l’equipaggio. La presenza di aerei militari di produzione statunitense e di navi non identificate viene interpretata come un possibile segnale di uno sforzo coordinato per reprimere una missione umanitaria pacifica tramite paura e forza.
persone e figure citate
Thiago Avila, Saif Abukeshek, Adalah, Shin Bet, Marina di Tel Aviv.
