Ingeborg bachmann, nascondersi nella fedeltà alla lingua: traduzione di gino chiellino

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Ingeborg bachmann, nascondersi nella fedeltà alla lingua: traduzione di gino chiellino

Un’eco intensa attraversa le pagine: giorni in proroga che diventano minaccia, Nord e Sud che si fronteggiano come scenari mentali, una terra primogenita che accoglie e ferisce. Le poesie attribuite a Ingeborg Bachmann mettono a fuoco un io lirico che legge il futuro nel mutare della luce e nella durezza crescente del mondo. Il lessico poetico alterna immagini concrete e tensioni morali, trasformando la percezione in destino. Nel quadro complessivo emerge anche un’attenzione netta alla tragedia contemporanea, con un messaggio che si lega all’impegno pacifista maturato tra gli orrori del nazismo e della seconda guerra mondiale.

il tempo in proroga: giorni più duri e orizzonte revocabile

La raccolta avvia con una sequenza che ricostruisce il passaggio verso un futuro più aspro: “Verranno giorni più duri” introduce l’idea di un differimento che non offre protezione. Il tempo in proroga viene descritto come revocabile all’orizzonte, una soglia imminente che rende visibile l’incombente attraverso il paesaggio.

Le immagini diventano istruzioni dure: legarsi le scarpe, ricacciare i cani negli acquitrini e affrontare ciò che si è raffreddato nel vento. La scena include dettagli sensoriali e una luce misera: i lupini bruciano in modo povero, mentre lo sguardo si apre nella nebbia e ripete l’idea del tempo che si annuncia senza tregua.

l’amata nella sabbia: silenzio imposto e addio dopo ogni abbraccio

Nel nucleo più drammatico, l’amata svanisce nella sabbia. La trasformazione dei legami avviene con un gesto di rottura: la sabbia le avvolge i capelli fluenti, la interrompe e le impone di tacere. Viene scoperta mortale e docile all’addio che arriva dopo ogni abbraccio, rendendo l’intimità un passaggio verso la perdita.

Il comando finale è un’azione totale, scandita da ordini secchi: non guardarsi intorno, legarsi le scarpe, scacciare i cani, gettare i pesci in mare e cancellare i lupini. La ripetizione di “Verranno giorni più duri” chiude il ciclo, confermando l’avanzare della minaccia.

nord e sud: nebbia, pergolati e tempo sfuggito

La seconda poesia mette in relazione gli spazi come se fossero anche stati interiori. Il testo descrive un arrivo tardi al giardino dei giardini, dentro un sonno che nessun altro conosce. Nel ramo d’ulivo si attende la neve, nel mandorlo la pioggia e il ghiaccio: l’aspettativa atmosferica disegna il contrasto tra forme di protezione e possibili condizioni del mondo.

Si apre una difficoltà: come potrà la palma tollerare che l’altro demolisca la cinta di caldi pergolati? La fronda fatica a orientarsi nella nebbia, soprattutto quando chi agisce si copre pesantemente per il maltempo.

pioggia e ventaglio: disagio, chiusura improvvisa e volo

Il testo richiama una riflessione: la pioggia metteva a disagio e, nel portare da sé un ventaglio aperto, si è creato un gesto reciproco. Poi accade una chiusura rapida: il ventaglio viene chiuso di un colpo, segnale di un’interruzione del tempo condiviso.

Il verso finale concentra la distanza: ti è sfuggito il tempo da quando l’io lirico si è alzato in volo al passo degli uccelli. Il Nord e il Sud non sono soltanto luoghi, ma anche un movimento che allontana e rende irrecuperabile un equilibrio.

la terra primogenita: vipera, terrore e risveglio allo sguardo

Nel terzo nucleo, l’io lirico si descrive mentre si avvia nella sua terra primogenita, al sud. Il risultato è un incontro spogliato: nudo e impoverito, sommerso fino alla cinta, con la presenza di città e castello. La scena è compressa tra polvere e sonno: calciato nel sonno dalla polvere, l’io resta steso nella luce, mentre su di lui pende lo scheletro di un albero, come figura dell’essenziale.

La mancanza di rinascita è netta: non scende alcun sogno e non fiorisce il rosmarino. Nessun uccello rinvigorisce il canto nelle sorgenti, come se la natura stessa fosse muta o incapace di rigenerazione.

morso e terremoti: “chiudi gli occhi” e nascita dello sguardo

In questa terra, al sud, arriva l’assalto: la vipera e il terrore nella luce. Il testo rovescia l’ordine del sentire con istruzioni urgenti: chiudi gli occhi e premi la bocca sul morso. L’atto diventa trasformazione, perché quando l’io beve se stesso e i terremoti cullano la terra primogenita, avviene un cambiamento di stato: mi destai a guardare.

La conclusione afferma una svolta radicale: la vita viene data, la pietra non è morta e il lucignolo si innalza quando uno sguardo l’infiamma. La visione, dunque, non è contemplazione neutra: accende ciò che sembrava spento.

tutti i giorni: guerra senza dichiarazione e uniforme della pazienza

La poesia conclusiva accentua il carattere tragico e attuale. La guerra non viene più dichiarata ma continua: ciò che è inaudito diventa consueto. L’eroe diserta i combattimenti, mentre il debole è inviato in zona di fuoco. Il conflitto si sposta dalla narrazione eroica alla logica dell’invio e dell’usura.

La giornata assume un’uniforme morale: l’uniforme del giorno è la pazienza. Insieme compare una ricompensa misera: la stella della speranza sul cuore. L’idea di ricompensa non coincide con un premio reale, ma con un meccanismo di sopravvivenza in un tempo in cui tutto si svuota.

ricompensa e silenzi: quando il fuoco di tamburo tace

La ricompensa viene conferita quando non accade più niente, quando il fuoco di tamburo tace e il nemico si rende invisibile. Anche il cielo viene descritto come coperto dall’ombra di un’armatura eterna: gli armamenti proiettano una presenza costante anche nel vuoto delle azioni.

La poesia elenca anche i motivi della concessione: la diserzione, il coraggio di fronte a un amico, il tradimento di segreti indegni e il non rispetto di ogni ordine. La dissonanza tra morale e comando rende evidente come la normalità del conflitto richieda rotture e scelte dolorose.

Personaggi, ospiti o membri del cast citati:

  • Ingeborg Bachmann
  • Wolfgang Goethe
  • G.C.
Ingeborg Bachmann, nascondersi nella fedeltà alla lingua (Traduzione di Gino Chiellino)
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