Infermiera italiana a newcastle caposala a 28 anni più ferie e stipendio

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Infermiera italiana a newcastle caposala a 28 anni più ferie e stipendio

Tra burocrazia, cambiamenti improvvisi e una pandemia che stravolge i piani, Giovanni Cavalca racconta come un inizio segnato da incertezze abbia portato a una nuova vita a Newcastle. Partito dall’Emilia Romagna con l’obiettivo di trovare un impiego, il percorso si è fatto complesso quasi da subito: l’arrivo nel Regno Unito ha coinciso con l’escalation del lockdown e con un sistema di regole diverso da quello italiano, sia sul lavoro sia nella quotidianità.

giovanni cavalca e l’arrivo a newcastle durante l’emergenza

Nel marzo 2020, a Newcastle, il viaggio di Giovanni si intreccia con l’incertezza del momento. In attesa del National Insurance number, un codice fiscale britannico, decide di pranzare con un panino da Subway. Dietro il bancone, gli viene comunicato che “sta per iniziare un lockdown nazionale” e che non può fermarsi. Ritirato il certificato, ha appena il tempo di rientrare nell’appartamento di un’amica prima che venga annunciata la quarantena.

Giovanni è laureato in infermieristica e originario dell’Emilia Romagna. Lascia l’Italia pochi giorni prima nella ricerca di un lavoro, anche perché nel Regno Unito esiste una maggiore varietà di ruoli per gli infermieri. All’atto della partenza, ammette di essere stato confuso: se non fosse stato per due amici, sarebbe tornato indietro ai controlli. E proprio quel momento diventa una svolta: dall’Italia a Newcastle, fino a restarci.

pandemia e prime settimane senza linee guida

Nel periodo iniziale, l’impatto della crisi sanitaria appare evidente anche a distanza di pochi giorni. In aeroporto, Giovanni osserva alcune persone con le mascherine, mentre si parla di un virus in Asia senza conoscerne ancora appieno la gravità. In quel contesto, non esistono linee guida chiare né a livello nazionaleeuropeo.

Quando la pandemia accelera e molti fuorisede corrono ai gate e ai binari per tornare a casa, Giovanni prende un aereo controcorrente, direzione Newcastle, e resta.

percorso lavorativo e burocrazia: da pre-settlement a caposala

Giovanni riesce a compilare moduli e documenti prima che la Brexit entri pienamente in vigore e le pratiche burocratiche si rendano più complesse. Presenta la domanda sul sito del governo inglese, descrivendola come intuitiva. In tempi brevi ottiene l’approvazione per il pre-settlement, ossia il diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito per cinque anni.

Dopo difficoltà iniziali con l’inglese colloquiale, affronta un percorso di esperienza: un anno in una casa di cura e poi quattro anni come infermiere in ospedale. A soli 28 anni diventa caposala junior nel reparto di chirurgia plastica del Royal Victoria Infirmary.

come funziona l’assunzione nel sistema britannico

In ospedale, non sarebbero previsti concorsi. Per ottenere un contratto a tempo indeterminato, Giovanni riferisce che è sufficiente inviare il curriculum e, se considerati idonei, passare a un incontro di selezione. In giornata verrebbe comunicato l’esito dell’assunzione.

orari, ferie e stipendio: l’equilibrio che ha convinto

Oltre al ruolo professionale, a colpirlo è soprattutto l’assetto complessivo tra tempo di lavoro e vita personale. In Emilia Romagna, racconta di aver visto infermieri giovani esauriti già attorno ai 24-25 anni con turni considerati “folli”. A Newcastle, pur lavorando 13 ore in ospedale, il ritmo sarebbe concentrato: tre giorni a settimana, con tante ferie e benefit.

Sul piano economico, Giovanni sottolinea che la retribuzione è proporzionata al costo della vita. Gli affitti aumentano, ma a fronte di questo riferisce un guadagno di circa 10mila euro in più lordi all’anno rispetto a un pari ruolo in Italia. A Newcastle sarebbe normale che una persona sotto i 30 anni riesca ad acquistare una casa e un’auto da sola.

carriera e riconoscimento delle competenze

Giovanni lega la propria crescita anche al riconoscimento delle competenze. La possibilità di avanzare, con l’idea che impegno e capacità vengano considerati, spinge a restare. Gli ex colleghi universitari restano sorpresi dal fatto che sia diventato caposala.

Nel confronto tra percorsi formativi, Giovanni attribuisce importanza alla preparazione italiana: in Inghilterra, da studente tirocinante imparerebbe meno, con un’enfasi maggiore sull’approccio umano e empatico. Da neolaureato, riferisce di essere riuscito a completare mansioni che altri affidano a uno specializzando del primo anno.

sanità pubblica, salute mentale e regole di lavoro

Secondo la prospettiva di Giovanni, il sistema sanitario britannico risulta pubblico e presta grande attenzione alla salute mentale e ai disturbi di apprendimento. Allo stesso tempo, segnala che esisterebbe anche una tendenza a cercare modalità per lavorare meno, riportando racconti secondo cui alcune persone dichiarerebbero la presenza di depressione anche quando non sarebbe vero.

Giovanni indica un aspetto operativo: i medici di base scriverebbero facilmente tali diagnosi, per cui bisognerebbe fare attenzione e imparare a riconoscere chi necessita davvero di cure.

cultura, libertà di espressione e differenze quotidiane

Oltre al lavoro, Giovanni descrive un impatto positivo anche sul piano culturale. Racconta di aver apprezzato il calore dei Geordie, abitanti di Newcastle, con un’accoglienza paragonabile a quella riservata a Napoli. La città, multietnica, non lo farebbe sentire estraneo: la libertà di espressione sarebbe ampia.

Giovanni fa un esempio concreto: anche con capelli di colore intenso, tatuaggi sul viso e un abbigliamento molto estroso, nessuno lo guarderebbe storto. Nei primi anni, confonde una tinta e riceve un risultato arancione fluo, ottenendo soltanto sorrisi e complimenti.

regole stradali e differenze con l’Italia

Nel confronto tra abitudini, emergono anche contrasti pratici. Gli inglesi, secondo Giovanni, sarebbero educati e abili alla guida: persino nelle carreggiate strette, ci sarebbe chi accosta e lampeggia per far passare. In Italia, riferisce, gli abbaglianti verrebbero usati come gesto di insulto.

Una mancanza, però, riguarda il cibo. Il momento più difficile sarebbe fare la spesa: mancherebbero prodotti freschi e gran parte delle cose sarebbe importata, con tempi di conservazione in frigo limitati a circa due giorni.

casa in entrambi i posti: rimanere o tornare

Giovanni si dichiara felice nella situazione attuale. Newcastle è a 450 chilometri da Londra e vicino al mare del Nord, rendendo l’idea di un posto già ben definito nella quotidianità. Non sente urgenza nel decidere se restare o tornare in Italia: nei primi due anni avrebbe passato il tempo chiedendosi dove fosse casa, per poi arrivare alla conclusione che la casa fosse in entrambi i luoghi.

Infermiere in Inghilterra. “A 28 anni sono caposala, ho tante ferie e benefit. In Italia colleghi esauriti”

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