Indicazioni nazionali per i licei storia letta attraverso le lenti dell’ideologia di estrema destra
Le nuove indicazioni nazionali per i licei firmate dal Ministro dell’istruzione e del merito Valditara hanno riacceso il confronto sul modo in cui la storia del Novecento viene proposta nelle scuole. La lettura complessiva descrive un’impostazione ritenuta fortemente vincolata a una cornice ideologica, con scelte che, secondo la ricostruzione riportata, incidono sia sui contenuti sia sul metodo di studio.
indicazioni nazionali per i licei: tagli e impostazione ideologica
Il provvedimento viene collegato a un percorso precedente di esclusioni nel campo della filosofia, citando l’allontanamento da percorsi scolastici di figure come Spinoza, Schopenhauer, Kierkegaard e Marx. In continuità, lo stesso tipo di intervento viene attribuito anche alla trattazione della Storia.
La critica evidenzia che l’intera storia del ’900 sarebbe interpretata attraverso le lenti dell’ideologia di estrema destra riferita al governo Meloni. Sul piano metodologico, le indicazioni non recepirebbero, secondo la ricostruzione, i risultati della storiografia più recente, limitandosi a una visione di tipo politico e militare.
una storia senza storia sociale e senza emancipazione femminile
Ne emerge una selezione ritenuta parziale: mancherebbero storia sociale, movimento operaio e percorsi legati all’emancipazione femminile. La critica include anche l’assenza di riferimenti alla storia globale, descrivendo un impianto che non apre a prospettive più ampie.
nessun confronto tra storici prima del licenziamento
Viene inoltre sottolineato che nessun dibattito tra storici avrebbe preceduto il licenziamento delle indicazioni. Il testo le colloca idealmente in una cornice definita come proveniente dai manuali degli anni Cinquanta.
narrazione degli eventi: interpretazioni controverse del Novecento
La visione attribuita alle indicazioni risulterebbe evidente anche nella lettura degli avvenimenti. La rivoluzione russa viene indicata come ridotta a “colpo di Stato del novembre 1917”. Analogamente, il testo riporta che il colpo di Stato di Mussolini e le violenze squadriste sarebbero presentati come “abilità tattica di Mussolini, la marcia su Roma e la maggioranza liberale-popolare-fascista”.
fascismo e “vittoria elettorale” senza il contesto
Un ulteriore passaggio critico riguarda la definizione della fase del 1924 come “vittoria elettorale”, senza richiamo alle violenze e ai brogli che avrebbero contribuito a quel risultato.
consenso, distacco dalle democrazie e 8 settembre
All’interno delle indicazioni, viene segnalata la presenza di ampio spazio dedicato alle forme del consenso, dalle politiche sociali alle iniziative culturali. Tuttavia, la critica colloca il regime mussoliniano come autore di un “distacco dalle democrazie” soltanto dopo la guerra d’Etiopia.
L’8 settembre viene poi interpretato, coerentemente con le letture neofasciste richiamate nella ricostruzione, come morte della patria. Centrale risulterebbe anche il “dramma del confine orientale” e la “perdita dell’Istria”, descritti come presentati in modo decontestualizzato.
assenza di riferimenti ai crimini italiani in Jugoslavia
Per lo stesso snodo, viene segnalata l’assenza di qualsiasi riferimento ai crimini italiani in Jugoslavia, con una presentazione considerata costruita secondo criteri simili alla propaganda, per come viene rappresentata nella ricostruzione.
Seconda guerra mondiale: Italia come vittima senza responsabilità attive
La critica sostiene che, in generale, le indicazioni non fornirebbero un richiamo adeguato al ruolo dell’Italia in diversi scenari della Seconda guerra mondiale. Tra le aree citate figurano intervento in Russia, Balcani e Nordafrica.
In questa impostazione, l’Italia fascista risulterebbe descritta come vittima delle vicende storiche, mentre mancherebbero indicazioni collegate a responsabilità attiva. La ricostruzione include anche l’assenza di riferimenti alla responsabilità della Repubblica sociale italiana (Rsi) nelle stragi nazifasciste avvenute nel biennio 194-45.
Resistenza citata solo per organizzazione politica e militare
L’unico accenno alla Rsi viene presentato come collegato alla “guerra civile”, mentre la Resistenza sarebbe nominata solo per la sua “organizzazione politica e militare”.
metodologia e finalità didattiche: la “via maestra” della storia politica
Il punto di massima contestazione riguarda il piano metodologico, descritto come un arretramento dichiarato programmaticamente. Viene riportata una formulazione secondo cui le indicazioni nazionali manterrebbero per i licei la scelta di indicare nella storia politica la “via maestra” per avvicinarsi allo studio del passato.
razzismo culturale e centralità dell’Occidente
Nel quadro descritto emerge anche un elemento definito “razzismo culturale” legato all’idea di superiorità culturale attribuita alla civiltà europea rispetto alle altre. La ricostruzione collega questa impostazione a un effetto di esclusione: i popoli extraeuropei sarebbero così considerati esterni allo studio della storia.
La critica riporta come motivazione la centralità della storia dell’Italia e dell’Occidente, richiamata come derivante da un “enorme rilievo” nella vicenda mondiale e dalle forme universalmente adottate della moderna statualità.
storia come disciplina critica vs storia come strumento del potere
La ricostruzione distingue un’impostazione che, da un lato, eviterebbe nessi sincronici tra civiltà differenti e nessi diacronici nel lungo periodo, e dall’altro abbandonerebbe la concezione della storia come disciplina critica per trasformarla in strumento del potere. L’indottrinamento ideologico viene collegato alla finalità del provvedimento nella lettura riportata, descritta come opposta allo scopo che dovrebbe caratterizzare lo studio della storia.
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personaggi menzionati
- Valditara
- Luigi Candreva
- Peter Gomez
- Spinoza
- Schopenhauer
- Kierkegaard
- Marx
- Mussolini
- Meloni
