Il capitale contro lo Stato: lo scontro secolare tra oligarchi e sistema pubblico in Italia

• Pubblicato il • 6 min
Il capitale contro lo Stato: lo scontro secolare tra oligarchi e sistema pubblico in Italia

Massimo Florio collega la trasformazione del rapporto tra Stato e capitalismo a una dinamica di lungo periodo: non un incidente congiunturale, ma una strategia che mira a ridefinire ruoli e confini tra istituzioni pubbliche e accumulazione di capitale. Nel libro “Il Capitale contro lo Stato”, Florio sostiene che la disputa contemporanea ruoti intorno all’espansione del settore pubblico in economia, salute, previdenza e istruzione, contrapposta alla ricerca illimitata di rendite da parte di attori oligopolistici, incluse le Big Tech, la finanza, l’Oil&Gas e l’ambito militare.

L’analisi insiste su un punto centrale: il settore pubblico non crescerebbe ai margini del mercato, ma più rapidamente di esso. Dopo la fine della guerra fredda, l’idea che il mercato potesse chiudere la partita contro un modo di produzione pubblico sembrava egemonica; secondo Florio, ciò non si è verificato, e oggi riemerge una spinta distruttiva verso uno svuotamento delle istituzioni.

stato e capitalismo: la divergenza strutturale in italia

Nel racconto storico proposto, la storia italiana include una fase decisiva tra gli anni cinquanta e il 1980, quando vengono costruiti sia lo stato sociale sia la capacità di intervento dello Stato nell’economia. La crescita del settore pubblico appare legata a una dinamica caratterizzata da una divergenza: mentre il settore privato cresce, la spinta dello Stato risulta più intensa.

La narrazione dominante attribuisce al privato un ruolo prevalente, ma secondo Florio il caso italiano mette in evidenza una frattura più profonda: il pubblico aumenterebbe in misura nettamente superiore al privato. In quest’ottica, la lettura del rapporto tra i due poli non si limiterebbe a un semplice scambio, perché il privato continuerebbe a beneficiare di un sostegno proveniente dal settore pubblico.

il privato foraggiato dal pubblico e la contraddizione tra capitale e beni pubblici

La crescita del settore privato sarebbe favorita, almeno in parte, dal fatto che esso risulta parzialmente assistito. Il problema non riguarderebbe soltanto l’Italia: Florio descrive un quadro più generale in cui il capitalismo, nonostante la narrazione sul progresso tecnologico, crescerebbe meno di quanto promesso. Il prodotto privato crescerebbe in modo modesto, mentre aumenterebbero domanda e offerta di beni pubblici.

Ne deriverebbe una contraddizione tra capitale e Stato: tra la logica dell’accumulazione e l’espansione dell’economia pubblica. Per Florio, questo attrito costituisce il nucleo dello scontro contemporaneo.

privatizzazioni dopo gli anni ottanta: l’“assedio” allo stato

Secondo l’interpretazione proposta, dopo gli anni ottanta si sviluppa un’ondata di privatizzazioni che mette lo Stato in posizione di difesa. La spinta viene spiegata attraverso l’imitazione di modelli esterni e attraverso l’adesione politica, anche da parte di aree del centrosinistra, all’idea di uno Stato principalmente regolatore e leggero, con una conseguente svalutazione delle imprese pubbliche.

Nel discorso emerge un elenco di settori coinvolti: Telecom Italia, autostrade, siderurgia, elettricità e l’intero ciclo dell’energia. Florio descrive questa scelta come una catastrofe economica, non solo per le singole aziende, ma anche per gli effetti a catena sull’intera economia.

fallimenti e paradossi: quando lo stato deve intervenire di nuovo

Le privatizzazioni sarebbero risultate inadeguate rispetto all’obiettivo di una gestione più efficiente: i privati non avrebbero dimostrato di saper guidare le imprese meglio del settore pubblico. Vengono richiamati paradossi come quello in cui le Poste pubbliche dovrebbero ricomprare Tim, dopo essere stata “spolpata” per decenni dal capitale privato.

Un altro esempio riguarda Cassa Depositi e Prestiti, chiamata a correre “qua e là” per soccorrere ciò che non avrebbe funzionato. Il quadro complessivo, per Florio, evidenzierebbe giganti con “piedi di argilla”: imprese nate o rafforzate in settori in declino, gestite da un capitale orientato a incassare dividendi e poco interessato a investimenti e innovazione.

mediobanca e il simbolo di un cambio di stagione

Nel ragionamento rientra anche il tema di Mediobanca. La vicenda viene presentata come significativa: Florio richiama un passaggio recente in cui Mediobanca risulterebbe oggi comprata dal Monte dei Paschi, in un’operazione che includerebbe il ministero dell’Economia. L’epoca di Mediobanca, descritta in passato come un riferimento capace di orientare il privato in senso più collettivo, finirebbe invece in un esito definito come flop.

governo meloni: risveglio dello stato o puntello al capitalismo?

Il punto di vista di Florio collega il caso italiano a un riferimento internazionale rappresentato da Trump. L’argomentazione parte da un’impostazione: Trump arriverebbe a sostenere l’intenzione di eliminare il “deep state” e lo stato sociale, anche portando con sé Elon Musk. Nello specifico, Florio cita l’annuncio di un taglio della spesa federale di 2000 miliardi di dollari, corrispondente a un 30%.

Il progetto non riuscirebbe a ottenere l’esito annunciato. Il racconto mette in evidenza licenziamenti e mancati rinnovi di contratti per quasi 300mila persone. Il cuore della tesi, per Florio, è che non si tratterebbe di anarco-capitalismo: l’obiettivo sarebbe l’impossessamento dello Stato attraverso la distruzione dello stato sociale e dello stato costituzionale, basato sull’indipendenza di agenzie e sul professionalismo.

da stato costituzionale a stato autocratico: il controllo dei poteri

Secondo Florio, il modello rivendicato porterebbe verso uno stato autocratico, in cui i poteri convergono sul presidente e sul suo entourage. L’Italia sarebbe descritta come una versione “piccola piccola” di questa impostazione: da un lato, tentativi di colpire stato sociale, istruzione, università e sanità, accompagnati da narrazioni presentate come bugie varie.

Dall’altro, si cercherebbe l’impossessamento o il controllo degli organi di regolazione, delle agenzie chiamate a essere indipendenti e della magistratura. Florio accosta quanto avvenuto o tentato in Italia con quanto sarebbe stato perseguito negli Stati Uniti, ad esempio prendendo il Department of Justice e spostando la pubblica accusa sotto il controllo del presidente.

capitalismo oligarchico e crescita lenta: la spinta a smontare lo stato sociale

La cornice interpretativa di Florio distingue tra un capitalismo del passato e quello attuale. Il capitalismo storicamente conosciuto avrebbe avuto tassi di crescita più alti, tali da permettere, secondo la tesi, il “lusso” dello stato sociale e dello stato amministrativo con indipendenza delle sue strutture.

Il capitalismo contemporaneo, invece, viene descritto come oligarchico e oligopolistico, con l’effetto dello “scintillio” dell’intelligenza artificiale. In questa visione, la crescita sarebbe circa la metà di quella precedente; perciò emergerebbe la volontà di non sostenere più lo Stato sociale come modo di produzione dei beni pubblici. L’obiettivo diventa allora impossessarsi dello Stato per smontarlo.

chi beneficia del potere: capitalisti e interessi dietro le scelte di governo

La domanda su chi siano i capitalisti a cui lavora il governo viene inquadrata come parte di un meccanismo più ampio: l’Italia costituirebbe una versione in scala delle tendenze strutturali presenti altrove. Florio introduce l’idea di un tentativo di costruzione di un blocco sociale che si collega alle dinamiche politiche e di potere descritte, senza dettagliare ulteriormente nel testo fornito la composizione di tale blocco.

Personaggi e figure citate:

  • Massimo Florio
  • Donald Trump
  • Elon Musk
  • Elon Musk (citato insieme a Trump)
  • Monte dei Paschi
  • Cassa Depositi e Prestiti
Il Capitale contro lo Stato, il nuovo libro di Massimo Florio sullo scontro secolare tra oligarchi e sistema pubblico. “L’Italia? Una macchietta degli Usa”
Categorie: PoliticaEconomia

Per te