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Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, è a Roma per incontri istituzionali e per presentare l’edizione italiana del suo libro “Riprendere Washington per salvare l’America”, pubblicato da Giubilei Regnani. Il progetto editoriale include la prefazione del vicepresidente JD Vance e si inserisce in un momento in cui il ruolo del think tank viene collegato alla trasformazione del conservatorismo statunitense. A margine di colloqui nella sede di Confedilizia, diretta da Giorgio Spaziani Testa, Roberts ha affrontato temi strategici su Stati Uniti, Cina, priorità politiche interne e prospettive internazionali.
kevin roberts e heritage foundation: ideologia e progetto politico
Roberts, descritto come figura centrale nello sviluppo del trumpismo da spinta personale a impianto ideologico, collega la propria azione al Project 2025. Il documento, composto da 922 pagine, è stato indicato come un caso globale, arrivando a essere definito “demonizzato” da una parte della stampa. Roberts sostiene che, qualora i media di sinistra avessero presentato quel lavoro come positivo, l’esito sarebbe stato differente, mentre rivendica l’avanzamento delle raccomandazioni. Secondo la sua valutazione, su 1.913 raccomandazioni contenute nel documento, 1.055 sarebbero state già adottate dall’amministrazione Trump.
Tra gli esempi citati rientrano lo smantellamento dell’USAID, il processo di liquidazione del Dipartimento dell’Istruzione e la deregolamentazione energetica. Roberts ribadisce che il merito spetterebbe all’amministrazione, specificando comunque che il lavoro continua.
nuovo movimento conservatore e offensiva contro l’uniparty
Nel libro, Roberts presenta un manifesto per quello che definisce il “Nuovo Movimento Conservatore”. La tesi centrale riguarda l’idea che l’America sia stata catturata da un Uniparty, un insieme trasversale di élite politiche, burocratiche, mediatiche e aziendali che, secondo Roberts, governa secondo interessi propri e non del popolo. Per contrastare questo scenario, la visione non si limita a riforme graduali: viene indicata la necessità di un’offensiva culturale, economica e istituzionale.
Roberts richiama anche una figura archetipica, enea, come modello del conservatore che non agisce per nostalgia ma per costruzione di un nuovo ordine. Nel quadro delle contrapposizioni politiche, il riferimento a un “Partito della Distruzione”, ispirato alla Scuola di Francoforte, viene affiancato dalla proposta di un “Partito della Creazione” basato su famiglia, fede, comunità, lavoro e nazione.
cina e viaggio di trump: fermezza, dazi e priorità di sicurezza
Interrogato sul viaggio di Trump in rapporto a Xi Jinping, Roberts afferma di guardare alla situazione con “ottimismo cauto”. L’argomentazione si concentra sul fatto che, a suo giudizio, Trump avrebbe già ottenuto un risultato politico decisivo: convincere la destra americana che una trasformazione della Cina in una democrazia attraverso il libero mercato sarebbe un’illusione. Secondo Roberts, Xi e il Partito Comunista avrebbero già superato quella prospettiva.
Roberts dichiara di sostenere il regime tariffario del presidente, spiegando però che, sul piano dei dazi, l’azione sarebbe stata non abbastanza punitiva. La posizione espressa è che Pechino dovrebbe percepire “più dolore” e l’auspicio è che Trump entri “in quella stanza” con fermezza.
limitazioni del programma: temi sociali e scenario cinese
Quando viene chiesto in quali ambiti il programma non riesca ad attecchire, Roberts individua un’area specifica nel campo sociale. In particolare cita la regolamentazione dei farmaci abortivi e la questione dell’IVF, affermando che su questi punti sarebbe ancora presente un’attesa. L’analisi torna poi sulla Cina: a suo dire il “reset filosofico” risulterebbe eccellente, mentre resterebbe insufficiente la durezza sul piano della sicurezza e del commercio.
elezioni e leadership repubblicana: jd vance come favorito per il 2028
Roberts affronta anche il tema della candidatura nel 2028, collegandola alla prefazione di JD Vance nel libro. Dichiarandosi ammiratore di JD Vance e di Marco Rubio, sostiene che Vance resterebbe ancora il favorito. Nella valutazione viene citata la posizione di Rubio, descritto come uno che avrebbe dichiarato di non candidarsi se lo facesse il vicepresidente. Il punto conclusivo indicato da Roberts è che, qualunque sia il candidato repubblicano, si fonderanno conservatorismo, populismo e nazionalismo, con una linea politica che non prevede un ritorno indietro.
orizzonte europeo: conservatorismo, sicurezza e migrazione
Roberts estende poi la propria impostazione anche all’Europa, sostenendo che il conservatorismo americano non tornerà a quello dell’era Reagan-Bush. Viene formulato l’argomento secondo cui nessun futuro presidente chiederà agli europei di occuparsi soltanto dell’economia lasciando ad altri la responsabilità della sicurezza. Il messaggio viene collegato all’idea di una stagione lunga in cui l’Europa dovrebbe investire nella difesa e rendere visibile il proprio contributo.
Sul piano delle priorità interne europee, Roberts indica un focus preciso: migrazione come vera questione per gli elettori. L’invito è a superare la “politica delle porte aperte”, con l’indicazione che i governi europei dovrebbero comportarsi come soggetti che stanno vincendo perché, secondo la lettura di Roberts, stanno effettivamente vincendo.
rapporti con l’italia e posizione su giorgia meloni
Nel quadro di un confronto con Giubilei, Roberts si esprime in modo diretto su Giorgia Meloni. La definisce una delle leader più importanti al mondo e ribadisce di nutrire una profonda stima. Al tempo stesso, critica la narrazione secondo cui sarebbe “supina” rispetto a Trump, definendola giornalismo spazzatura. Roberts afferma che Trump e Meloni condividono una visione, ma restano leader indipendenti. Pur riferendo distanze emerse nelle settimane precedenti, la valutazione rimane quella di un rapporto buono.
alleati citati: israele e giappone e riferimenti di elogio
Quando viene richiesto di indicare esempi di alleati “ottimi”, Roberts cita Israele e Giappone. Nello stesso contesto vengono riportati elogi rivolti alla premier Sanae Takaichi, presentata come figura rilevante e valorizzata in modo esplicito.
cultura woke, metafora sportiva e relazione con il papa
Sul tema della cultura woke, Roberts utilizza una metafora sportiva: negli Stati Uniti la situazione sarebbe alla terza base. Secondo la sua lettura, i progressi politici sarebbero già avvenuti, ma il punto decisivo richiederebbe un lavoro nelle istituzioni, con citazioni di università, scuole e media. Viene inoltre ribadito che la “guerra” non sarebbe terminata.
In merito al confronto tra Trump e Papa Leone XIV, Roberts dichiara di aver espresso pubblicamente che un post sarebbe stato di cattivo gusto. La posizione personale riportata è quella di un cattolico che evidenzia la necessità di una relazione: Roberts afferma di conoscere Trump e sostiene che il presidente rispetti profondamente la fede. L’obiettivo indicato è costruire un rapporto, richiamando un parallelo con Reagan e Giovanni Paolo II.
personaggi citati
- kevin roberts
- jd vance
- donald trump
- xi jinping
- marco rubio
- giorgia meloni
- giorgio spaziani testa
- francesco giubilei
- mario enzler
- giorgio rutelli
- enea
- sanae takaichi
- papa leone xiv
- giovanni paolo ii
- reagan
- israele
- giappone