Housing sociale a roma: l utopia di metropoliz e il progetto maam

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Housing sociale a roma: l utopia di metropoliz e il progetto maam

Quindici anni fa Giorgio de Finis immaginava un passaggio radicale: l’arte come strumento di politica urbana capace di agire non sulla superficie, ma sulla trasformazione delle condizioni di vita. L’intuizione, inizialmente priva di strumenti urbanistici e di potere istituzionale, ha attraversato il tempo fino a diventare un caso di riferimento per il rapporto tra rigenerazione, appartenenza e riconoscimento pubblico. A distanza di quindici anni, Roma Capitale ha acquistato l’area di Metropoliz e si prepara a realizzare housing sociale per chi vi abita: un’evoluzione che porta con sé la memoria del MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove.

Metropoliz e occupazione: l’arte come politica urbana

La storia prende forma in periferia, sulla Prenestina, dove una fabbrica abbandonata dagli anni Ottanta viene occupata nel 2009. A occuparla sono famiglie migranti, precari e persone espulse dal mercato immobiliare, rimaste a lungo ai margini delle attenzioni istituzionali.

Nel contesto di quell’occupazione arriva de Finis, descritto come antropologo e cineasta, oltre che animatore culturale. Il suo intervento avvia un progetto centrato sull’idea che uno spazio occupato da esclusi possa diventare troppo visibile, troppo simbolico e troppo vivo per essere sgomberato senza conseguenze.

opere e trasformazione dello spazio occupato

Per dare forma alla visione, de Finis porta dentro Metropoliz centinaia di artisti e attiva una produzione articolata: murales, sculture, installazioni, videoarte. La quantità complessiva delle opere supera cinquecento lavori.

In questa traiettoria l’arte non viene presentata come operazione decorativa: attraversa la periferia condividendone precarietà e vitalità irregolare. L’azione culturale è descritta come politica dentro la periferia stessa, non un intervento “sulle” periferie.

Roma Capitale e housing sociale: dal MAAM al riconoscimento istituzionale

La trasformazione del progetto avviene in un passaggio decisivo: Roma Capitale acquisisce l’area di Metropoliz e prepara un’iniziativa di housing sociale prevista tra fine 2026 e inizio 2027. Il racconto sottolinea come, nel panorama recente italiano, sia raro trovare un’occupazione abitativa capace di attraversare il tempo trasformandosi in un intervento riconosciuto dalle istituzioni senza perdere la sua carica originaria.

Resta centrale anche l’aspetto linguistico e simbolico: un linguaggio artistico, quello dell’arte contemporanea, viene indicato come argine concreto contro l’espulsione sociale.

iper festival delle periferie super lieux: super luoghi e sguardo finale

Questa traiettoria si collega alla quinta edizione di IPER, Festival delle Periferie Super Lieux. Fino al 31 maggio, la manifestazione coinvolge Corviale, Tor Marancia, il lago dell’ex Snia e Piazza Tevere. Tali territori vengono presentati come Super Luoghi, richiamando le idee di Marc Augé e ampliando la categoria oltre il MAAM, fino ad altre aree della Capitale attraversate da processi di trasformazione.

il MAAM al centro dell’evento

All’interno della programmazione, il focus viene mantenuto sul MAAM. Il vero evento, secondo la descrizione, consiste nel rivederlo nella forma originaria, prima che cantieri lo rendano più ordinato, certificato e maggiormente “digeribile” sul piano istituzionale.

weekend finale 29-31 maggio e arte al femminile

Nel punto di sospensione descritto dal passaggio verso il cambiamento, si colloca il weekend conclusivo, dal 29 al 31 maggio, dedicato all’arte al femminile. Il programma include una mostra intitolata Conditions of Belonging.

Conditions of Belonging e curatela

Conditions of Belonging è curata da Cory Henry con American Academy in Rome. La mostra legge la precarietà del luogo attraverso le opere di Laetitia Ky, Katja Tukiainen, Karin Andersen, Gio Pistone, Guendalina Salini, Marina Sagona e Daniela de Paulis. Gli aspetti richiamati includono status giuridico, insicurezza abitativa e disuguaglianze infrastrutturali.

Pittrici a Roma: dal Rinascimento al MAAM

Accanto alla mostra, il progetto Pittrici a Roma. Dal Rinascimento al MAAM, curato da Claudia Pecoraro, mette in tensione il canone della storia dell’arte con l’irregolarità di una fabbrica occupata. Viene sottolineato che non si tratta di una semplice declinazione tematica, ma di una ridefinizione del canone, con spostamento dell’attenzione sulle condizioni materiali in cui l’arte si produce e prende forma nello spazio.

vittoria politica e fine dell’esperimento

Il racconto evidenzia un contrasto: un luogo per anni definito abusivo e impossibile risulta più capace di produrre diritto alla città di molti programmi politici, convegni sulle periferie e numerose biennali in cui la marginalità viene estetizzata senza incidere realmente. La vittoria viene presentata come consapevole di un termine: con l’avvio dei cantieri, l’organismo descritto come anarchico—composto da murales, sculture e stanze abitate—non esisterà più nella sua forma originaria.

In questa prospettiva, la vittoria politica coincide con la fine di un esperimento. L’utopia viene indicata come vincente nel suo passaggio a possibilità: smette di essere eccezione e diventa riconoscimento.

nomi chiave presenti nelle iniziative

  • Giorgio de Finis
  • Cory Henry
  • Claudia Pecoraro
  • Laetitia Ky
  • Katja Tukiainen
  • Karin Andersen
  • Gio Pistone
  • Guendalina Salini
  • Marina Sagona
  • Daniela de Paulis
Con il MAAM l’arte si fa politica urbana: l’utopia ha vinto
Housing sociale a roma: l utopia di metropoliz e il progetto maam
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