Helene swarth e le stelle immortali: significato e storia della traduzione

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Helene swarth e le stelle immortali: significato e storia della traduzione

Hélène Swarth è una delle figure più rilevanti della poesia olandese tra fine Ottocento e prima metà del Novecento: poetessa, novellista e traduttrice, attiva con una produzione ampia e costante, pubblicata e ristampata a lungo. La sua traiettoria attraversa raccolte di grande impatto, il riconoscimento legato a un movimento letterario innovatore e, dopo un periodo di rallentamento dell’interesse, un ritorno di presenza nella memoria culturale grazie a antologie, citazioni e letture poetiche.

hélène swarth: vita e percorso letterario tra olanda e belgio

Hélène Swarth, nata ad Amsterdam nel 1859 e morta nel 1941, trascorse gran parte dell’infanzia in Belgio. Le prime poesie furono scritte in francese, sotto l’influsso di Alphonse de Lamartine, prima di passare alla lingua materna. A partire dalla raccolta d’esordio in nederlandese, Eenzame bloemen (Fiori solitari) del 1884, seguì un ciclo di pubblicazioni che, fino al 1920, vide tutte le sue raccolte ristampate più volte.

Nel periodo successivo al 1920, l’attenzione verso le nuove opere calò in modo sensibile. Le antologie legate ai lavori precedenti, invece, continuarono a ottenere un certo successo presso i lettori almeno fino all’invasione tedesca dei Paesi Bassi.

movimento “tachtig” e giudizi critici tra riconoscimento e contestazioni

Swarth risulta l’unica autrice accolta nel movimento letterario innovatore “Tachtig” (Ottanta), sviluppatosi nei Paesi Bassi tra 1880 e 1894. All’inizio della carriera, quando aveva circa vent’anni, venne immediatamente considerata parte del gruppo da critici letterari e poeti associati al movimento.

elogio dei poeti e ingresso nel canone del “tachtig”

Il critico e poeta Pol de Mont la celebrò definendola “la prima tra tutte le poetesse olandesi del passato e dell’avvenire”. Anche Willem Kloos (poeta e iniziatore del movimento) la descrisse come “il cuore canoro della nostra letteratura”. Un dettaglio storico riguarda la pubblicazione: nel 1892 uscì l’antologia Poëzie di Swarth, mentre la prima raccolta di Kloos non era ancora stata pubblicata.

critiche successive e accusa di scarsa novità

Con il passare degli anni, la poetessa ricevette anche valutazioni negative: le venne imputato di non rinnovare abbastanza la poesia, motivo per cui alcune voci la considerarono meno coerente con le caratteristiche del movimento. La perdita di centralità fu associata anche a fattori di ambiente culturale, inclusa la possibilità che alcuni colleghi non gradissero il fatto che la sua notorietà superasse quella di altri, e che la sua partecipazione alle dinamiche mondane fosse limitata.

declino pubblico dopo la morte e sopravvivenza tramite antologie e rievocazioni

Quando Swarth morì in tarda età nel paese di Velp, nell’Est dei Paesi Bassi, l’interesse per le sue poesie risultava quasi nullo. La poetessa cadde rapidamente nell’oblio, tanto da essere ritenuta scomparsa da tempo. Due anni dopo la morte uscì l’ultima delle sue molte raccolte, Zus (Sorella), che passò inosservata.

Nonostante l’oblio, non venne cancellata del tutto dalla memoria collettiva: molte città olandesi hanno una via intitolata a suo nome. Inoltre, poeti contemporanei connazionali continuano a rievocarla. Tra questi, Gerrit Komrij, che ha inserito sette poesie di Swarth in un ampio florilegio dedicato alla poesia nederlandese tra XIX e XX secolo. Anche Ramsey Nasr le riservò uno spazio nella serie di ventun filmati “Dichter Draagt Voor”, dedicata a poesie scelte di poeti olandesi dal XIV al XXI secolo, selezionando la poesia Sterren (Stelle).

foto di hélène swarth e contesto di archivio

La fotografia di Swarth è opera del fotografo, litografo ed editore belga-francese Jules Géruzet. Lo scatto venne realizzato nel giorno del ventesimo compleanno della poetessa e fa parte della collezione dell’Archivio Nazionale belga a Bruxelles.

poesie di hélène swarth: testi e temi presenti

stelle: fede, notte e attesa della vita eterna

Stelle

Oh, le sante stelle immortali, alte sopra il mio capo mortale, Dove la fede con la sua fiducia infantile un tempo mi aveva promesso un cielo, Quando questi occhi si chiuderanno per sempre e questo corpo sarà portato alla tomba, Oh, le stelle silenti e incomprensibili! oh, la misteriosa schiera della notte! Caro, il giorno è così frugale e frenetico, per piccole e materiali cose soltanto, E gli umani negano la propria anima e nessuno a chiedere la vita eterna.

Vieni con me dove la santa notte chiama con i suoi occhi stellati, Dove un soffio d’amore ci aleggia intorno e la Speme con la sua coppa ci beve. Caro, un giorno moriremo entrambi, insieme o ognuno di noi da solo, E la tomba è così fonda e il cielo così alto e se Dio esiste nessuno lo sa.

E non ho altro che la voce del mio cuore, che mi promette la vita eterna, E le sante stelle immortali, alte sopra il mio capo mortale.

rosso autunnale: caduta delle foglie e inquietudine

Rosso autunnale

In un cupo verdognolo una vivace macchia di rosso: Un tetto che si arrossa, una fiamma di gladiolo, Una mela carnicina o una cresta di gallo, Mi conforterà per la morte dell’estate?

Oh, la tragica e lenta caduta dal tronco Foglie scarlatte nel fossato brunastro La vitacea selvatica, o in sollecito scorrere Il suo sangue, rassegnato agnello sacrificale d’autunno.

Una paura tremebonda mi afferra e mi spinge in avanti, Mi afferra per la gola e mi toglie il coraggio di vivere. Ad Ovest risplende un portale cremisi, Dietro il quale sospetto un crimine, strano e crudele.

L’ottobre spietato ha ucciso il Sole; La sua spada è rossa, il suo mantello gocciola di sangue.

albero d’autunno: rami, luce fragile e legame con i sogni

Albero d’autunno

Conosco un albero che se ne sta solo a morire, Con i suoi rami sottili allargati nell’aria, Come le ali di un uccello gigantesco: – vuole Rifuggire la terra dovendo rinunciare alla gioia.

Oh, albero tenero, che sdegna i frutti pesanti E l’arancione sgargiante e le tinte incarnate! Luce eterea, come piumaggio sbiancato, la tua Fragile fronda che vaga sui sospiri del vento.

Oh, albero! sento le tue foglie cadenti fremere I miei sogni azzurrini, come tristi ricordi. Sento un legame tra la tua esistenza e la mia.

Allargo come te le braccia in un saluto, Mai posso raggiungere il cielo con esse: Sono radici oscure a soggiogare il mio volere.

ho consumato il mio giorno: silenzio creativo e memoria dei suoni

Ho consumato il mio giorno

Ho consumato il mio giorno; così faccio con la mia vita. Gli uccelli cantavano forte i loro lugliatici canti mattutini, Il mio cuore cantava con loro, pieno di mestizia e desiderio.

Ho ascoltato – e la mia pagina è rimasta bianca. Ho racchiuso però i suoni nella mia anima, Vedo ancora i raggi del sole fluttuare sull’erba, Odo ancora la melodia, – ma non ho scritto una parola.

Lascio la mia triste arpa appesa alla fronda del salice. Oh uccelli, cantate soli! la vostra voce mi tiene avvinta. I freschi rami verdi farciti col vostro gorgheggio. Il mio orecchio è instancabile, ma le mie labbra tacciano!

Voglio parlare – sento il mio occhio offuscato da una lacrima. E non sarebbe crudele pretendere da me un canto? Lasciate che nascondi il mio volto nel muschio vellutato!

l’ombra del mio cane: timore, ritorno e quiete nella tomba

L’ombra del mio cane

Giacevo in attesa, salma silente nella mia tomba, E pregavo il sonno di venire fresco a benedire. Giacevo pensando al mio cane fedele, Che ora dormiva solo nella terra fredda.

Di colpo udii la porta del giardino aprirsi piano – Giacevo paralizzata, tremando per la paura. Oh, fai silenzio! è il passo familiare Di zampette lanuginose che salgono le scale.

E di nuovo una porta, che si richiude misteriosa – Oh, è il mio cane, sgusciato fuori dalla sua tomba. Il freddo della tomba deve averlo di certo spinto Nel posticino sicuro, dove c’era la sua cuccia.

L’arsura della tomba deve averlo di certo spinto Nella sua stanza, dove trovava l’acqua.

– “Oh, dolce anima! oh, piccola anima! sei lì? La tua cuccia non c’è più, neppure l’acqua. È che non sapevo che saresti tornato, O avrei avuto cura di farti trovare tutto come prima. Non riesco ad alzarmi, giaccio paralizzata dalla paura, Ma voglio aiutarti, attendi – un attimino soltanto. Non sia mai che non sormonti il mio abbattimento!” –

Ma udii chiaramente il mio cane bere. Bevette – e sospirò – e scese le scale – E tornò a dormire dolcemente nella sua tomba.

personaggi e figure collegate a hélène swarth

  • Alphonse de Lamartine
  • Pol de Mont
  • Willem Kloos
  • Gerrit Komrij
  • Ramsey Nasr
  • Jules Géruzet
Categorie: News

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