Giudice usa sanzioni bloccate serve un atto politico europa teme trump

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Giudice usa sanzioni bloccate serve un atto politico europa teme trump

Le parole di Francesca Albanese a Piazzapulita mettono al centro un passaggio giuridico che, pur restando provvisorio, assume un valore politico e personale immediato. La relatrice speciale dell’ONU sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967 descrive il senso della decisione con cui il giudice federale Richard Leon ha sospeso temporaneamente le sanzioni disposte dall’amministrazione Trump a suo carico, presentandola come un primo riconoscimento delle ragioni sostenute nel tempo.

francesca albanese e la sospensione delle sanzioni: cosa ha deciso il giudice

Al centro dell’intervento c’è l’ingiunzione emessa dal giudice Richard Leon, magistrato del Tribunale distrettuale di Washington DC. Albanese racconta che molte persone la scoraggiavano dal portare in giudizio il presidente degli Stati Uniti, ma la propria scelta è stata guidata dalla fiducia nella giustizia. La decisione, per la funzionaria dell’ONU, costituisce un importante primo passo che prende in considerazione la sua posizione.

La relatrice precisa con chiarezza un punto fondamentale: non si tratta della sentenza definitiva. Il giudice ha invece emesso una misura preliminare, un provvedimento temporaneo pensato per bloccare l’applicazione delle sanzioni fino alla conclusione del processo completo.

effetti immediati e limiti della misura temporanea

Albanese indica che la decisione del giudice è rilevante perché anticipa, almeno in parte, il giudizio sulla sostanza della vicenda. Allo stesso tempo, chiarisce che gli effetti concreti delle misure restrittive non risultano ancora completamente annullati.

Secondo la relatrice, per rimuovere davvero il suo nome dalle liste dei sanzionati serve un atto politico da parte dell’amministrazione americana. In assenza di un passaggio formale di cancellazione, le conseguenze continuerebbero a produrre effetti anche fuori dagli Stati Uniti, con particolare incidenza sul sistema bancario internazionale.

il silenzio dell’europa e le posizioni dei leader: albanese punta il focus

Nel proseguire l’intervista, la discussione si sposta sulle reazioni europee. Il conduttore Corrado Formigli chiede perché, tra i principali leader europei, soltanto il premier spagnolo Pedro Sánchez avrebbe assunto un atteggiamento così netto a sostegno della relatrice.

spagna in prima linea: il confronto con altre capitali

Albanese riconosce che non è stato l’unico caso di presa di posizione. Ricorda infatti che anche la presidente della Slovenia, insieme al primo ministro, ha interrotto le relazioni militari con Israele dopo la visita della relatrice. Nel quadro europeo, però, sostiene che tra i grandi paesi fondatori dell’Unione soltanto la Spagna si sarebbe esposta in modo diretto.

La relatrice afferma poi che oggi Francia, Germania e Italia risultano guidate da governi descritti come allineati con Israele. Secondo Albanese, questa impostazione “stupisce” e suscita tristezza, perché non costituirebbe una condizione normale, e sarebbe alimentata soprattutto da un forte timore nei confronti degli Stati Uniti.

reazioni ONU e fiducia riconosciuta: il ruolo delle critiche internazionali

Albanese richiama un precedente di ampio respiro: dopo l’introduzione delle sanzioni americane, 75 Paesi membri delle Nazioni Unite avrebbero criticato pubblicamente Washington e le misure considerate coercitive e unilaterali adottate nei suoi confronti. Il dato viene presentato come prova della contestazione internazionale rispetto all’impostazione delle restrizioni.

Nel contempo, la relatrice sottolinea la differenza tra la reazione complessiva e l’esposizione politica dei grandi attori europei, indicando ancora una volta la Spagna come eccezione rispetto a un quadro più prudente.

speranza e rassicurazioni: il messaggio di pedro sánchez

Conclude l’intervento con un riferimento diretto al premier Pedro Sánchez. Albanese afferma che la posizione del presidente spagnolo, sostenuta anche dalla mobilitazione della popolazione contro ciò che accade in Palestina, le avrebbe “rasserenato” e “dato speranza”.

Nominativi citati:

  • Francesca Albanese
  • Richard Leon
  • Corrado Formigli
  • Pedro Sánchez
  • Presidente della Slovenia
  • Primo ministro della Slovenia
  • Francia, Germania e Italia (indicati come governi)

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