Giornata contro l’omofobia: l’impegno di ciai per riconoscere la pluralità delle famiglie

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Giornata contro l’omofobia: l’impegno di ciai per riconoscere la pluralità delle famiglie

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia diventa un momento decisivo per osservare da vicino la pluralità delle famiglie e l’impatto reale che discriminazioni, stereotipi e carenze formative possono avere sui servizi dedicati alla tutela minorile, all’affido e all’adozione. L’attenzione si concentra su percorsi che non riguardano soltanto principi generali, ma anche scelte operative, prassi professionali e strumenti capaci di garantire diritti.

L’impegno dell’associazione CIAI, attiva dal 1968 a tutela di bambine, bambini e adolescenti, si collega a questo scenario attraverso progetti continuativi. Dal 2020, tali attività si concretizzano anche in percorsi formativi rivolti alle figure professionali che operano nell’ambito dell’affido e dell’adozione, con un focus sui temi dell’omogenitorialità e sull’accoglienza di bambine e bambini in famiglie composte da persone Lgbtqia+. La formazione si è estesa anche all’adozione da parte di persone single, in relazione alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima l’esclusione delle persone single dall’adozione internazionale.

Ricerca e formazione si integrano nel progetto QueerIS – Queer Intimacies and Services, finanziato dalla Fondazione di Sardegna, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia dell’Università di Cagliari. Il lavoro affronta il tema dei servizi non come ambito astratto, ma come luogo in cui la qualità delle relazioni e delle procedure incide direttamente sull’esperienza delle persone coinvolte.

ricerca e formazione QueerIS: diritti, competenze e servizi

Le attività di ricerca sviluppate nel progetto QueerIS si articolano in due linee principali. Da un lato, vengono esplorate le esperienze delle persone Lgbtqia+ nei percorsi di affido e adozione, in particolare in casi con specificità. Dall’altro, la ricerca si concentra sulla preparazione e sugli atteggiamenti delle figure professionali che operano nei servizi di tutela minorile, affido e adozione.

Le ricerche evidenziano che molte persone Lgbtqia+ continuano a confrontarsi con percorsi caratterizzati da incertezza e invisibilità, insieme alla percezione di dover spiegare o giustificare continuamente la propria famiglia. In questa cornice emergono anche difficoltà legate alla mancanza di linee guida condivise e di percorsi formativi specifici, con conseguenze sia per le famiglie sia per chi lavora nei servizi.

Accanto alle criticità, i dati descrivono anche esperienze positive e processi di cambiamento. In numerosi contesti, infatti, le figure professionali risultano disponibili al confronto e cercano di costruire pratiche più inclusive e capaci di rispondere ai bisogni delle persone coinvolte.

formazione specifica e qualità delle relazioni

Un passaggio centrale riguarda il ruolo della formazione. Tra le figure professionali si registra spesso un orientamento di apertura rispetto all’omogenitorialità e all’affido da parte di persone Lgbtqia+, ma una parte significativa delle persone riferisce di non aver ricevuto una preparazione specifica su questi temi durante il proprio percorso formativo.

L’acquisizione di competenze in materia di omogenitorialità viene indicata come un elemento per garantire i diritti dell’infanzia. Le ricerche internazionali richiamate nel quadro di lavoro sottolineano che il benessere delle bambine e dei bambini non dipende dall’orientamento sessuale delle figure genitoriali, bensì dalla qualità delle relazioni affettive, dei processi di cura e del supporto presenti nel contesto familiare. In quest’ottica, le famiglie Lgbtqia+ vengono considerate una risorsa rilevante anche nei percorsi di affido e adozione.

affido, adozione e pluralità familiare: esperienze e riconoscimento

Nel lavoro del progetto QueerIS emerge come molte famiglie omogenitoriali vivano la genitorialità e l’accoglienza con forte consapevolezza, orientate a relazioni di cura, dialogo con i servizi e costruzione di un rapporto con le famiglie d’origine. Dalle interviste riportate, si evidenzia anche che il riconoscimento da parte delle figure professionali incide concretamente sull’esperienza: sentirsi accolti e ascoltati, senza essere continuamente messi alla prova, rende i percorsi di affido e adozione più sostenibili e più sereni.

La ricerca chiarisce inoltre che molte difficoltà non derivano da ostacoli espliciti, ma da ambiguità normative, carenza di informazioni e assenza di pratiche consolidate. In diversi casi le persone raccontano di percepire la necessità di spiegare continuamente la propria famiglia o di dover dimostrare più di altri la propria adeguatezza genitoriale.

webinar gratuito: risultati di QueerIS e strumenti per i servizi

Il 28 maggio è previsto un webinar gratuito dedicato a omogenitorialità, affido e adozione. L’iniziativa presenterà alcuni risultati delle ricerche sviluppate nell’ambito del progetto QueerIS e proporrà strumenti di riflessione e indicazioni utili per le figure professionali che operano nei servizi di tutela minorile, affido e adozione.

personaggi e figure coinvolte nel percorso

Nelle attività descritte compaiono le seguenti figure:

  • Diego Lasio
Famiglie Lgbtq, nei percorsi di affido e adozione pesano stereotipi e scarsa formazione
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