Garlasco, carabiniere indagato: scontrino di Sempio agli errori dell’inchiesta
Le motivazioni della Cassazione hanno già delineato zone d’ombra nell’indagine sul delitto di Garlasco, evidenziando un percorso tutt’altro che lineare e contrassegnato da errori e superficialità. A distanza di anni, nuovi sviluppi emersi nell’ambito di una nuova inchiesta condotta dalla procura di Pavia riaccendono l’attenzione su passaggi investigativi e su elementi documentali ritenuti determinanti.
indagine sul delitto di garlasco: dubbi sull’andamento e contestazioni su atti decisivi
Nei documenti con cui si spiegava la condanna di Alberto Stasi “oltre ogni ragionevole dubbio”, la Cassazione ha indicato che l’andamento dell’inchiesta fu senz’altro non limpido, connotato anche da errori e superficialità. La stessa questione delle lacune emerse era stata richiamata in sede di giudizio davanti alla Corte d’assise d’appello di Milano.
In quel contesto, l’allora sostituta procuratrice generale Laura Barbaini aveva presentato una richiesta di 30 anni di carcere per Stasi, contestando l’aggravante della crudeltà, che invece era stata esclusa dai giudici che giunsero a comminare la pena di 16 anni.
nuova inchiesta a pavia: Andrea Sempio indagato e presunte false informazioni
Nelle pieghe di una nuova attività investigativa, condotta dalla procura di Pavia, risulta iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio, 38 anni, amico del fratello di Chiara Poggi. L’ipotesi di reato riguarda presunte false informazioni rese al pubblico ministero. I dubbi degli inquirenti emergerebbero da anomalie presenti nei verbali degli interrogatori del 4 ottobre 2008, con particolare riferimento proprio alle dichiarazioni di Sempio.
Gennaro Cassese ascoltato: indagato nel registro e ruolo nelle attività successive
Accanto alla posizione di Sempio, dagli atti risulta che nel registro degli indagati è finito anche Gennaro Cassese, oggi 62enne. All’epoca dei fatti era comandante della compagnia dei carabinieri di Vigevano e risulta figura centrale nelle attività investigative successive al delitto.
Cassese è stato ascoltato una prima volta il 4 aprile 2025 negli uffici di via Moscova, a Milano, dagli inquirenti guidati dall’aggiunto Stefano Civardi e dalla pm Giuliana Rizza. L’audizione ha avuto come focus lo scontrino del parcheggio di Vigevano consegnato da Sempio durante l’interrogatorio, elemento considerato negli anni un supporto all’alibi.
scontrino di parcheggio e nuova verifica: possibile provenienza dalla madre
Secondo le nuove verifiche investigative, lo scontrino potrebbe essere stato in realtà procurato dalla madre del ragazzo. Nei riscontri effettuati dai militari del Nucleo investigativo emerge che “non può avere alcun valore positivo o negativo” poiché risulterebbe impossibile “riscontrare con certezza” che lo scontrino sia stato prodotto proprio da Sempio recandosi a Vigevano.
elementi materiali e omissioni: indizi sottovalutati su prove e verbalizzazioni
La ricostruzione di alcune tappe successive al delitto evidenzia tempi e comportamenti che hanno lasciato irrisolte questioni. Le ricerche dell’arma, indicate come possibile martello, scattano solo 15 giorni dopo e avvengono nella boscaglia e nei fossi dei dintorni, senza esiti. Rimane ignota la natura certa dell’oggetto utilizzato: al momento non risultano conferme sul ritrovamento di alcuni attrezzi nel canale di Tramello. In particolare, era stato trovato un martello, ma lo stesso non comparirebbe tra le fonti di prova contestate a Sempio.
La Cassazione aveva descritto in dettaglio le modalità del delitto: l’uccisione sarebbe avvenuta con un rapido susseguirsi di colpi di martello al capo della vittima, sferrati all’ingresso dell’abitazione, connotati da rabbia ed emotività.
impronte e tracce sul pigiama: fotografie, cancellazioni e ricadute sulla ricostruzione
Un passaggio ritenuto problematico riguarda le tracce osservate su Alberto Stasi. Due brigadieri notano subito due graffi sulla parte interna dell’avambraccio sinistro, decidono di fotografarli, ma non risulta che il procedimento venga completato: non ci si ricorda di farlo e non viene mostrato il reperto al medico legale. Su questa circostanza, secondo quanto riferito, nessuna domanda a Stasi viene verbalizzata.
All’altezza della spalla del pigiama indossato da Chiara Poggi vengono notate impronte di quattro dita insanguinate, considerate riferibili all’assassino. Di tali impronte resta soltanto la fotografia. Le impronte sarebbero state “cancellate” quando il cadavere venne incautamente rivoltato sul pavimento cosparso di sangue.
Per la procuratrice Barbaini, queste tracce dimostravano come l’aggressore avesse sollevato il corpo per gettarlo lungo le scale. Le manovre effettuate da chi, allora, rigirò il cadavere per rimuoverlo fecero imbrattare completamente di sangue la maglietta. La ricostruzione dell’accusa aveva collegato questo elemento delle tracce delle dita alle impronte di scarpe lasciate sul tappetino del bagno davanti al lavandino, e alle impronte di Stasi mischiate al DNA di Chiara ritrovate sul dispenser del sapone.
assenza di fotografie e archivi della caserma: documenti rilevanti non più disponibili
Un ulteriore punto sottolineato riguarda la verifica delle fonti sequestrate. Controllando i documenti risultanti sequestrati, la procura generale non avrebbe trovato 41 fotografie di Alberto Stasi con amici, che secondo l’accusa avrebbero potuto chiarire che scarpe indossasse. Le immagini sarebbero state conservate negli archivi della caserma dei carabinieri di Vigevano, comandati da Cassese.
figure chiave citate nell’inchiesta: nomi e ruoli emersi
Nel quadro degli atti richiamati compaiono diverse personalità legate alle fasi investigative e giudiziarie descritte, con competenze e ruoli differenti.
- Alberto Stasi
- Chiara Poggi
- Andrea Sempio
- Gennaro Cassese
- Laura Barbaini
- Stefano Civardi
- Giuliana Rizza
