Flotilla attivisti fermati in libano: due italiani tra i possibili clandestini

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Flotilla attivisti fermati in libano: due italiani tra i possibili clandestini

Due attivisti italiani della Flotilla sarebbero stati fermati in Libia e, secondo quanto riferito da fonti informate, trasferiti a Bengasi. La vicenda si inserisce nella missione umanitaria internazionale della Land Convoy, diretta verso la striscia di Gaza, dove il convoglio era riuscito a oltrepassare il confine tra Libia occidentale e Libia orientale.

flotilla, due attivisti italiani fermati in libia: trasferimento a bengasi

Le informazioni raccolte indicano che i due attivisti italiani fermati in Libia sarebbero stati portati a Bengasi e trattati come possibili clandestini. Il quadro complessivo della situazione emerge dopo la perdita di contatto seguita a passaggi legati all’attraversamento del confine tra le due aree della Libia.

domenico centrone nella land convoy: missione verso gaza e contatti interrotti

Uno dei due attivisti è Domenico Centrone, insegnante di Molfetta (Bari). Al momento dei fatti stava partecipando alla missione umanitaria internazionale della Land Convoy, indirizzata verso la striscia di Gaza. Con lui viaggiavano altri componenti della spedizione, provenienti da diversi Paesi.

Il convoglio, che complessivamente conta 250 persone, include automezzi, case mobili e beni di consumo, oltre a una ambulanza. Dopo otto giorni di attesa a Sirte e trattative infruttuose, il gruppo aveva deciso di muoversi verso la parte orientale della Libia.

delegazione in avanscoperta e attraversamento del confine: cirenaica e milizie di haftar

Prima dell’avanzamento principale, era stata predisposta una delegazione in avanscoperta composta da un paio di mezzi e da una decina di attivisti con nazionalità diverse, tra cui Italia, Spagna, Uruguay, Argentina, Polonia, Stati Uniti, Portogallo e Canada. La delegazione avrebbe superato il confine per avviare una trattativa diretta.

Secondo quanto riferito durante una diretta Instagram da un’altra attivista italiana, Sara Suriano di Andria, rimasta nella zona retrostante con la parte più consistente del convoglio per ragioni di prudenza, il gruppo di testa non avrebbe effettuato l’ingresso autonomo nella Cirenaica. L’avanzamento sarebbe invece avvenuto dopo un invito delle autorità a procedere oltre il confine.

Una volta nella parte orientale, i dieci attivisti sarebbero stati fermati dalle milizie libiche legate ad Haftar. In quella fase avrebbero consegnato i passaporti. Dopo le prime rassicurazioni inviate ai compagni di missione, i contatti si sarebbero interrotti.

interventi della farnesina e del consolato: verifiche in corso

La Farnesina aveva comunicato di verifiche in corso nella giornata precedente, mentre anche il consolato risulterebbe essersi attivato. Tra le persone della delegazione di cui si sarebbero perse le tracce, oltre a Centrone, risulta presente anche un’attivista piemontese di Asti.

Nei giorni immediatamente precedenti erano state avviate trattative con il governo della Libia dell’est per ottenere l’autorizzazione al passaggio del confine, senza però ottenere l’esito richiesto. Durante l’attesa il convoglio era rimasto fermo a Sirte nella “no weapon zone”, indicata come l’ultima area neutrale prima della Libia orientale, separata da quella occidentale a causa della guerra civile.

land convoy in nord africa: composizione del convoglio e collaborazione tra reti

La missione che attraversa il nord Africa nasce da una collaborazione tra Global Sumud Flotilla, tramite cui partecipano molti italiani, e Maghreb Sumud, con una componente a trazione nordafricana. Al seguito risultano 20 mezzi, compresa un’ambulanza della Mezzaluna rossa.

La maggioranza della spedizione è formata da attivisti dei Paesi del Maghreb allargato. Gli europei e i partecipanti provenienti da altre aree del mondo rappresentano invece una minoranza.

persone coinvolte nella vicenda

  • Domenico Centrone, insegnante di Molfetta (Bari)
  • Sara Suriano, attivista di Andria
  • Un’attivista piemontese di Asti, presente nella delegazione
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