Femminicidio messina gip aveva previsto il rischio di violenze più gravi
Una sequenza di violenza ripetuta, condanne pregresse e due procedimenti ancora in corso hanno preceduto la morte di Daniela Zinnanti. Nei provvedimenti del giudice per le indagini preliminari emergono episodi riconducibili a una condotta persecutoria, accompagnata da ferite gravi e da aggravanti ritenute particolarmente rilevanti. Al centro del quadro giudiziario vi è Santino Bonfiglio, indicato come autore di aggressioni che avrebbero dovuto essere contenute da misure cautelari poi risultate inefficaci.
omicidio e violenze: la ricostruzione delle condotte
L’ordinanza del 14 febbraio, firmata dal giudice per le indagini preliminari Salvatore Pugliese, descrive una serie di episodi che ricadono in un percorso di sopraffazione. Sono richiamate condanne per un insieme di reati tra cui furto, maltrattamenti, lesioni e porto d’armi, oltre a due processi in corso relativi a maltrattamenti ai danni di Daniela Zinnanti.
maggio 2025: colpi alla testa e ferite gravissime
Il quadro comprende un episodio di maggio 2025: Daniela era arrivata in ospedale con sette costole rotte. Secondo quanto riportato, Santino Bonfiglio le aveva dato un colpo in testa e, una volta a terra, avrebbe continuato a colpirla con calci e pugni.
5 febbraio: aggressione con coltello e minaccia diretta
Un secondo filone riguarda i fatti del 5 febbraio, quando Daniela era già stata ferita con un coltello. La ricostruzione del provvedimento evidenzia inoltre una dinamica di violenze con cadenza mensile, descritta come persistente e incentrata sulla relazione con la vittima.
misure cautelari e braccialetto elettronico non applicato
Il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La misura, però, non sarebbe stata concretamente resa operativa: il braccialetto non risulta applicato per assenza di disponibilità sul territorio di Messina. Questa mancanza viene indicata come elemento determinante, soprattutto considerando la rapidità con cui la situazione sarebbe precipitata.
motivazioni del gip: rischio di reiterazione
Nelle motivazioni si legge l’idea di un clima di sopraffazione e violenza psicologica e fisica, tale da evidenziare la pericolosità dell’indagato. Il provvedimento afferma che, senza un freno immediato, vi sarebbe stata la possibilità di reiterazione di comportamenti analoghi o più gravi.
perché il freno non è arrivato
La domanda centrale emerge dalle parole di Roberto Zinnanti, che ripete da giorni la richiesta di capire perché sua sorella non sia stata protetta. Il legale Filippo Brianni sottolinea che la vicenda verrà seguita “fino in fondo”.
precedenti misure e giudizio di inefficacia
Le motivazioni richiamano come Bonfiglio fosse già stato destinatario di provvedimenti cautelari. In particolare, il gip indica che l’indagato era stato sottoposto agli arresti domiciliari per condotte ritenute omologhe a quelle contestate contro la stessa vittima. Successivamente la misura era stata modificata in divieto di avvicinamento.
Nel provvedimento si afferma che la risposta giudiziaria, anche sul piano cautelare, si è rivelata inefficace.
9 giugno 2025: domiciliari poi attenuati
La sequenza precedente si colloca nel giugno 2025: Bonfiglio riceve i domiciliari il 9 giugno 2025 a seguito della prima denuncia di Daniela Zinnanti. Sette giorni dopo la misura viene attenuata fino a divieto di avvicinamento e ammonimento del questore. Il procedimento prosegue e il gip ricorda che una prossima udienza era prevista per il 25 marzo, mentre un’altra per l’8 maggio.
episodio del 31 maggio: spinta dalle scale e ferite
Il provvedimento descrive anche quanto accaduto il 31 maggio, quando il 118 e le forze dell’ordine arrivano presso l’abitazione di Bonfiglio. La ricostruzione riferisce che, al momento dell’intervento, l’uomo avrebbe spinto Daniela dalle scale con l’intento di presentare la causa delle ferite come accidentale.
alterazione psicofisica e tentativo di sottrarre il telefono
Secondo l’ordinanza, la sera del 30 maggio 2025 Daniela si trovava in stato di alterazione psicofisica riconducibile all’eccesso di alcol. Dopo aver appreso la conferma dell’interruzione definitiva della relazione, Bonfiglio l’avrebbe colpita con un pugno in testa facendola cadere a terra e tentando di sottrarle il telefono cellulare per impedire la richiesta di aiuto. Successivamente avrebbe posto il proprio corpo sopra la vittima e avrebbe infierito con calci e pugni fino a farle perdere i sensi.
aggressione continua e tentativi di rianimazione
La ricostruzione aggiunge che la donna sarebbe stata trascinata nelle vicinanze della camera da letto e, nel tentativo di rianimarla, le sarebbe stata gettata dell’acqua in faccia. L’aggressione proseguirebbe con ulteriori schiaffi nonostante le implorazioni di andare via.
Nel provvedimento si evidenzia che, dopo quell’episodio, le vessazioni sarebbero continuate con cadenza mensile. In un contesto successivo Daniela avrebbe lasciato nuovamente l’uomo, puntando alla gravidanza della figlia, con la prospettiva di diventare nonna. Bonfiglio, però, non avrebbe accettato la fine della relazione e il 5 febbraio si sarebbe presentato presso la propria abitazione di Daniela.
racconto della vittima e ipotesi di premeditazione
Parte centrale delle motivazioni riguarda quanto riferito direttamente da Daniela Zinnanti. La stessa vittima descrive l’arrivo improvviso di Bonfiglio in cucina con un coltello non riconducibile a un uso quotidiano: un oggetto mai visto prima e con una spugna gialla avvolta attorno al manico, indicata come precauzione per evitare impronte.
minacce e ferite: descrizione dei fatti del 5 febbraio
Nel racconto emerge una minaccia pronunciata con intenzioni omicide: Bonfiglio avrebbe avvicinato il coltello al fianco e insultato la vittima, definendola “ubriacona di merda” e “pazza”. La donna riferisce di essere stata riempita di botte e di essersi ritrovata con un taglio all’orecchio sinistro, un taglio dietro l’orecchio al collo e un taglio alla testa.
La ricostruzione prosegue con l’apertura della porta e la spinta dal pianerottolo, con scivolamento lungo le scale. La vittima riferisce di essersi seduta sulle scale in evidente condizione di sanguinamento su viso e vestiti. Anche da questo si sarebbe sviluppata, secondo il racconto, l’ipotesi attribuita dall’aggressore di una caduta autonoma.
aggravanti contestate: arma, preparazione e modalità dell’aggressione
Il gip considera elementi idonei a sostenere una lettura di premeditazione. L’uso dell’arma, la preparazione indicata dall’impiego della spugna sul manico per non lasciare impronte e la particolare efferatezza del comportamento descritto vengono richiamati come elementi che integrano le aggravanti contestate.
braccialetto come misura minima adeguata
Per il giudice, la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico rappresenta la soluzione minima adeguata. L’assenza di applicazione concreta viene indicata come fattore cruciale: il braccialetto non sarebbe stato disponibile presso le forze dell’ordine di Messina.
confessione, nuovo periodo senza dispositivo e custodia cautelare
Bonfiglio rimane senza braccialetto elettronico per un periodo quasi di un mese, dal 14 febbraio al 9 marzo. In questa finestra, il provvedimento riferisce che l’uomo sarebbe andato a casa di Daniela con un coltello addosso e l’avrebbe uccisa. L’indagato avrebbe poi confessato tutto agli agenti della Mobile e avrebbe confermato la ricostruzione anche davanti al gip.
convalida del fermo e ordinanza cautelare
Il giorno successivo alla morte, la figlia Roberta si sarebbe recata a casa preoccupata perché la madre non rispondeva più al telefono. Una vicina riferisce di aver sentito grida. Poco dopo sarebbe arrivata l’ambulanza.
Roberta, incinta di sette mesi, avrebbe avuto un malore ed è adesso ricoverata al Policlinico sotto osservazione “stretta”, in condizioni di shock. Nel grembo porterebbe una femmiuccia.
Nel frattempo, Bonfiglio, reo confesso, resta in carcere: la giudice per le indagini preliminari Alessia Smedile ha convalidato il fermo e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare.
figure coinvolte nei passaggi principali
Nel quadro descritto compaiono i seguenti soggetti nei punti decisivi della ricostruzione giudiziaria e dei fatti collegati:
- Daniela Zinnanti
- Santino Bonfiglio
- Salvatore Pugliese
- Alessia Smedile
- Roberto Zinnanti
- Filippo Brianni
- Roberta
