Deregolamentare l export di armi in europa: proteste dei pacifisti e rischi per la sicurezza

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Deregolamentare l export di armi in europa: proteste dei pacifisti e rischi per la sicurezza

“Semplificare” e “sburocratizzare” sono parole spesso associate a procedure amministrative più rapide, soprattutto quando entrano in gioco autorizzazioni e permessi europei. Nel settore della Difesa, però, questi obiettivi possono tradursi in deregulation e in un allentamento dei controlli pensati per impedire che materiali militari finiscano fuori dai canali consentiti o raggiungano soggetti che violano i diritti umani. A lanciare l’allarme sono 26 organizzazioni pacifiste e per il disarmo, riunite in un confronto istituzionale a livello di trilogo Ue (Commissione, Consiglio e Parlamento), nell’ambito del pacchetto legislativo Defence Readiness Omnibus in discussione a Bruxelles.

defence readiness omnibus: l’allarme delle 26 organizzazioni pacifiste

Le organizzazioni hanno inviato una lettera agli eurodeputati del team negoziale del Parlamento Ue, al commissario per la Difesa Andrius Kubilius, alla Presidenza cipriota del Consiglio, al Segretariato del Consiglio, al gruppo di lavoro COARM e ai Ministeri nazionali responsabili delle licenze di esportazione di armamenti. Nel documento vengono indicati i punti critici del pacchetto in esame, con l’obiettivo di evidenziare rischi collegati a trasferimenti di armamenti verso Paesi terzi e a una possibile riduzione delle verifiche previste.

Secondo le preoccupazioni sollevate, la direzione del dibattito va verso misure che aumentano la rapidità delle autorizzazioni e riducono la frequenza dei passaggi richiesti per l’export, con effetti potenzialmente rilevanti sul controllo dei flussi commerciali della Difesa.

licenze generali di trasferimento: estensione e rischio di perdita dei controlli

Uno degli aspetti considerati più delicati riguarda l’estensione delle Licenze Generali di Trasferimento (LGT) e il divieto del loro uso tramite certificati di uso finale. Le LGT vengono descritte come strumenti più flessibili rispetto ad altre categorie di licenze: mentre le licenze individuali e quelle globali richiedono autorizzazioni definite per singoli esportatori, destinatari o spedizioni, le licenze generali consentono che qualsiasi esportatore possa vendere specifiche categorie di prodotti a determinati Paesi senza dover richiedere ogni volta un’autorizzazione ad hoc.

lgt come eccezione operativa e conseguenze di un ampliamento

Le LGT, per come vengono presentate, risultano tipicamente applicate come eccezione a progetti militari più grandi già sottoposti a controlli a monte, come nel caso richiamato degli F-35. L’approvazione, quindi, avrebbe un percorso diverso rispetto alle licenze globali, che vengono rilasciate a un esportatore specifico per categorie di prodotti verso più destinatari o Paesi autorizzati e per diverse spedizioni nel tempo, oppure rispetto alle licenze individuali, che coprono un solo esportatore, un solo destinatario finale e prodotti con quantità o valore già determinati, spesso legati a una singola operazione o contratto.

In tale quadro, l’aumento del numero di licenze generali viene collegato a una più ampia possibilità di via libera a una fetta più grande di prodotti. Le preoccupazioni diventano più marcate quando si considera la proposta di togliere alle LGT l’obbligo del certificato d’uso finale.

certificato d’uso finale: perché viene considerato un presidio

I certificati d’uso finale, se presenti, impongono che un determinato prodotto non venga impiegato per scopi offensivi, che non finisca in mano a Paesi o organizzazioni che violano i diritti umani o si trovano in stato di guerra e che non possa essere riesportato in futuro senza autorizzazione del Paese produttore. Anche se queste regole possono essere aggirabili, secondo le organizzazioni restano un meccanismo utile a mantenere i prodotti entro linee di utilizzo e destinazione tracciabili.

La rimozione di tale obbligo, con l’estensione delle LGT, viene indicata come un fattore in grado di far sì che molti prodotti esportati dagli Stati Ue escano dai radar delle verifiche previste.

estensione delle partnership extra-ue e semplificazioni nei trasferimenti

Il pacchetto in discussione a Bruxelles include anche l’estensione delle partnership commerciali nel campo della Difesa verso Paesi extra-Ue, citando tra gli esempi Israele e Turchia. L’idea presentata è che i Paesi coinvolti possano usufruire di semplificazioni paragonabili a quelle previste nei trasferimenti tra Stati membri Ue.

principi della posizione comune europea senza alcune limitazioni

Pur essendo presenti leggi proprie sulle esportazioni, i Paesi interessati dovrebbero attenersi ai principi della Posizione Comune Europea. Secondo le preoccupazioni espresse, però, non risponderebbero anche alle limitazioni imposte a livello Ue ai 27 Stati membri.

Le conseguenze considerate potenzialmente dannose vengono illustrate tramite scenari esemplificativi: nel caso di Israele, si sostiene che gli Stati membri Ue potrebbero essere esposti a un export verso un Paese che utilizza armi per potenziali crimini di guerra. Nel caso della Turchia, l’ipotesi è che una regolamentazione più morbida possa includere l’esportazione di materiale d’armamento verso Stati che l’Ue ritiene coinvolti in violazioni dei diritti umani o in situazioni di guerra.

esenzioni alle autorizzazioni preventive e autorizzazioni più ampie per trasferimenti

Un ulteriore elemento riguarda l’intenzione di espandere l’uso di esenzioni alle autorizzazioni preventive per specifici beni o tecnologie militari, e, in alcuni casi, di renderle obbligatorie. Questo passaggio viene indicato come un fattore capace di liberalizzare l’export di alcune tecnologie e armi, facilitando l’invio anche verso zone di conflitto o aree di crisi.

esenzioni tra entità dello stesso gruppo in Paesi diversi

Tra le esenzioni segnalate rientra quella tra fornitori e destinatari appartenenti alla stessa azienda o gruppo in Paesi diversi. L’effetto atteso, secondo le preoccupazioni riportate, sarebbe quello di facilitare i flussi commerciali dei grandi gruppi della Difesa anche verso Paesi che non rispettano gli standard previsti dalle legislazioni nazionali in materia di import-export di armi.

poteri delegati alla commissione ue: ridefinizione delle regole nazionali

La discussione include anche proposte relative ai poteri delegati alla Commissione Ue sul trasferimento di armi. In questo modo, viene richiamato che Palazzo Berlaymont potrebbe ridefinire le regole nazionali “a propria discrezione”. Le organizzazioni osservano che tale competenza non sarebbe attribuita dai Trattati, rendendo il punto particolarmente controverso.

trasparenza ridotta e condizioni preliminari meno estese: altri aspetti critici

Accanto ai punti già richiamati, vengono indicati altri elementi considerati problematici. Tra questi, una proposta mirata a limitare le condizioni preliminari imposte ai fornitori che richiedono licenze, con applicazione anche a entità non Ue e, con l’attuale globalizzazione dell’industria degli armamenti, forse persino a entità non europee.

trasferimenti di beni non tangibili e software

Un altro aspetto menzionato riguarda una misura che limita la trasparenza per i trasferimenti di beni non tangibili e software. Il riferimento è alla delicatezza di tali trasferimenti, soprattutto considerando lo sviluppo di sistemi senza pilota e autonomi.

obiettivo indicato: liberalizzare e deregolamentare il commercio di armamenti

Le modifiche in discussione vengono descritte come parte di una tendenza alla liberalizzazione e alla deregulation del commercio di armamenti. La valutazione riportata collega tale dinamica a cambiamenti già osservabili in vari Stati membri, con esempi citati come modifiche in Francia e Svezia, oltre al tentativo in Italia legato alla legge 185 del 1990.

Secondo quanto evidenziato, anche i Paesi che adottano modifiche avrebbero comunque l’obbligo di rispettare la Posizione Comune dell’Ue. Le proposte in esame nascerebbero invece, nell’impostazione delineata, da esigenze legate ai prossimi sforzi economici dell’industria bellica europea, stimolata dall’enorme piano di riarmo lanciato da Bruxelles. Quando la domanda interna diminuisse, una produzione così ampia dovrebbe trovare sbocco anche all’esterno dell’Unione, e in quest’ottica l’eliminazione dei regolamenti verrebbe vista come un mezzo per agevolare l’invio di beni fuori dai confini Ue.

Personaggi menzionati:

  • Andrius Kubilius
  • Francesco Vignarca

Organizzazioni e soggetti menzionati:

  • Rete Pace e Disarmo
  • The Good Lobby
  • COARM
Deregulation e maggiore apertura ai Paesi extra-Ue: così l’Europa spinge l’export di armi. Gruppi pacifisti scrivono a Bruxelles per protestare
Categorie: PoliticaEconomia

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