Ct capobianco: mondiale prima e sogno olimpico, il campetto di venafro e il futuro

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Ct capobianco: mondiale prima e sogno olimpico, il campetto di venafro e il futuro

La pallacanestro, più che uno sport, diventa un linguaggio capace di raccontare emozioni, responsabilità e crescita. La seconda tappa della rubrica dedicata a rimbalzi, sudore e parquet, mette al centro un coach che unisce formazione psicologica, insegnamento e passione cestistica, trasformando l’esperienza di campo in un metodo di vita. Tra ricordi di campetti e prospettive internazionali, il racconto costruisce un ponte concreto tra valori e risultati, con un filo conduttore costante: allenare anche il “perché”.

andrea capobianco: psicologia, pallacanestro e missione educativa

Andrea Capobianco, classe 60 anni, descrive la propria identità sportiva con una sintesi netta: lo spirito di chi è ancora in piena energia, la cura di chi conosce il valore delle cose e l’esperienza maturata sul campo. Il percorso non si ferma alla pratica: dieci anni fa ha conseguito una laurea in psicologia e svolge attività di docenza come docente di psicologia della pallacanestro a Campobasso. Le lezioni del suo credo cestistico raggiungono anche Chieti e Roma Tor Vergata, dove la trasmissione di metodo si affianca all’analisi dei contenuti.

La carriera da commissario tecnico delle nazionali rappresenta una parte importante della storia recente: i risultati citati includono l’argento al mondiale under19 nel 2017 e il bronzo europeo con la prima squadra femminile ottenuto la scorsa estate. Il profilo viene presentato come una traiettoria coerente, capace di unire competenza tecnica e visione umana.

basket come famiglia: emozioni, persone e significato dello sport

Alla domanda sul valore che il basket ha dato, la risposta è costruita su un’idea centrale: lo sport è paragonato alla famiglia. In questa analogia convivono gioia, tristezza e rabbia, emozioni che non riguardano solo l’attività agonistica, ma la dimensione relazionale. La priorità diventa la persona: se lo sport insegna soprattutto il “come”, allora si produce addestramento; per allenare davvero, secondo Capobianco, serve anche spiegare il perché.

In questa logica, la pallacanestro diventa un modo per testimoniare ciò che si è scelto di usare quotidianamente: non soltanto tecnica, ma direzione.

disciplina e fedeltà: allenare anche quando le condizioni non lo permettono

Rimanere fedeli a se stessi a certi livelli viene indicato come una modalità di vita. Capobianco racconta le origini e i primi passi: a 22 anni iniziava ad allenare all’aperto, più piccolo dei propri giocatori di due o tre anni. Nasce a Napoli, poi la famiglia si trasferisce a Venafro perché il padre va a lavorare presso la procura di Isernia.

venafro e il campetto: il valore delle routine

A Venafro la presenza di una squadra locale, Basket Venafro, fondata da un parrocchiano e collegata a un campetto vicino alla chiesa, contribuisce a formare un modello operativo: trovare una soluzione, non addurre scuse. Quando fa buio presto, si accendono i fari dell’automobile puntati sul campetto e si continua ad allenarsi. Nel racconto compare anche il ruolo di guida del fratello Gianni, scomparso di recente, indicato come figura determinante per il senso profondo della cultura.

La distinzione proposta tra formule ripetute e convinzioni personali porta a una frase chiave: l’espressione “sport e cultura” viene sostituita da una preferenza netta, “sport è cultura”. Il bagaglio citato comprende il campetto di Venafro e l’esperienza di minibasket insegnato ai bambini delle scuole elementari.

ricordi e difficoltà: la cura dei palloni e le sfide delle circostanze

Tra nostalgia e memoria, si evidenzia una soddisfazione precisa: l’aver scoperto palazzetti importanti in Europa e nel mondo, senza rinunciare alla gratificazione di esserci arrivato.

Il ricordo più bello viene legato al campetto di Venafro e alla gioia dei ragazzi nel custodire i palloni con gelosia e cura, accompagnata dall’amore per ciò che si faceva in quel luogo. Le routine della pallacanestro sono richiamate come elementi identitari: pulire i tabelloni dopo la pioggia, presenza costante, e soprattutto rapporti definiti “indistruttibili”. In quell’ambiente la squadra non appartiene soltanto a presidente o allenatore, ma viene descritta come responsabilità condivisa nelle piccole cose.

momentI difficili: perdite e ostacoli logistici

Le difficoltà, oltre alle tristezze legate a perdite citate senza dettagli aggiuntivi, includono aspetti sportivi collegati alle strutture: ricevere offese per non avere il campo coperto o per mancare di una struttura adeguata. Nel racconto compare anche un episodio durante un periodo di lavoro con ragazzi di 16 anni a Venafro, con una sosta in autogrill durante una trasferta: viene incontrato un coach definito molto noto e molto vincente. La richiesta di un autografo riceve risposta negativa, motivata dalla corsa di quel momento. I ragazzi rientrano sul pulmino tristi e rimangono zitti per il resto del viaggio.

dalla svolta professionale alle chiamate in nazionale

La transizione di Capobianco viene descritta senza ripercorrere ogni passaggio della carriera, ma individuando una svolta. A Battipaglia era responsabile del minibasket e assistente del settore giovanile. Dopo due anni, viene indicato che Guglielmo Roggiani (scomparso nel 2021 a 73 anni) chiede di diventare assistente in prima squadra in A2 e responsabile del settore giovanile. L’entusiasmo è descritto come immediato.

Quando Battipaglia fallisce, il desiderio iniziale è lasciare e riprendere gli studi di medicina, già avviati per tre anni. Il percorso successivo passa a scienze motorie. In mezzo ai turbamenti arriva una telefonata decisiva da Alfonso Siano (scomparso nel 2021 a 74 anni), con l’invito ad accettare la panchina della Pallacanestro Salerno in C2, includendo anche responsabilità sul settore giovanile. Da quell’esperienza nasce una “vera scuola” di pallacanestro.

avellino, iesi, teramo e la dimensione internazionale

Seguono esperienze indicate come Avellino, Iesi e Teramo in A1, con il richiamo a esordienti lanciati in campo e al riferimento a Peppe Poeta come esempio di quel calibro, oltre alle qualificazioni ai playoff e all’Euro Cup. A Teramo viene citato anche un unico esonero.

La chiamata azzurra arriva dal ct Simone Pianigiani, che lo vuole come assistente: si menzionano le selezioni giovanili maschili con cinque partecipazioni mondiali in undici anni, poi la panchina della femminile e l’orizzonte dei giorni più recenti, con un campionato del mondo programmato per settembre.

campionato del mondo: 4-13 settembre e girone con stati uniti e cina

La partenza in Germania è collocata tra il 4 e il 13 settembre. Il girone viene descritto come impegnativo: vengono citate Stati Uniti e Cina come formazioni dell’ultima competizione iridata, collocate rispettivamente al primo e al secondo posto. La posizione dichiarata è di onore: le squadre presenti in un mondiale sono quelle che contano.

maglia azzurra, futuro olimpico e sviluppo del movimento in italia

Alla possibilità di avvicinamento da parte di club di primo piano, la risposta indica una prassi: per parlare di occasioni Capobianco ha sempre chiesto permesso alla Federazione. Il valore attribuito alla maglia azzurra viene presentato come tale da non lasciare spazio a tentazioni in grado di cambiare idea. Viene inoltre riportato un episodio legato al torneo di Mannheim con l’under18 maschile: una ragazza di origine italiana, mai prima in Italia, ha tifato per la squadra dagli spalti e ha ringraziato per averle dato, per due ore, “anni di dignità”.

Per il futuro, emerge un progetto collegato alla proposta del presidente Gianni Petrucci riguardo al portare in alto la maglia azzurra. Il sogno indicato, dopo un’esperienza a Tokyo nel 2021 con il 3X3, è la partecipazione olimpica all’evento successivo, con occasione a Los Angeles 2028.

movimento italiano: numeri femminili e creazione di entusiasmo

Sul movimento in Italia, il quadro presentato è complessivamente migliore di come spesso viene raccontato, con riconoscimento dei problemi. Il nodo più grande, a livello femminile, viene individuato nei numeri. La direzione dichiarata è lavorare su questo aspetto, con un contributo tramite la nazionale per creare entusiasmo nelle bambine e nelle ragazze.

minibasket e aspettative: come sostenere sogni senza spegnerli

La domanda sul comportamento di un genitore porta a estendere il discorso anche agli adulti. Secondo Capobianco, gli adulti non devono creare aspettative e non devono nemmeno spegnere i sogni. La vicinanza richiesta riguarda ragazze e ragazzi, con cura dei sogni e presenza nei momenti di difficoltà.

Nel racconto compare un esempio concreto: un ragazzino sbaglia un tiro libero e viene “seppellito” dai fischi dei genitori della squadra avversaria. Il ragazzo si gira verso il coach per una parola di conforto, ma riceve un rimprovero. La conclusione è chiara: le giovanili servono per formare, far crescere giovani donne e giovani uomini, non per vincere campionati.

personaggi citati

  • Andrea Capobianco
  • Gianni Capobianco
  • Gianni Petrucci
  • Simone Pianigiani
  • Guglielmo Roggiani
  • Alfonso Siano
  • Peppe Poeta
Il ct Capobianco: “Ora il mondiale, poi il sogno olimpico. Ma resto quello del campetto all’aperto di Venafro”
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