Crisi settore elettrodomestici, il tavolo fantasma di urso senza riunioni in due anni
Il settore degli elettrodomestici, indicato come pilastro dell’eccellenza del Made in Italy, attraversa una fase di forte tensione industriale e occupazionale. A fotografare la distanza tra obiettivi dichiarati e sviluppi concreti è la gestione del tavolo permanente avviato dal Ministero: una sede pensata per sostenere la filiera e guidare le politiche industriali, ma che nelle fasi successive non ha prodotto le convocazioni attese.
tavolo permanente elettrodomestico: obiettivi e mancata continuità
Le parole pronunciate dal ministro delle Imprese Adolfo Urso miravano a inquadrare il lavoro del tavolo come necessario per conoscere le esigenze della filiera e costruire politiche industriali strategiche per il rilancio del comparto. L’impostazione prevedeva interventi normativi e politiche e linee di azione dedicate, con l’obiettivo di rendere competitivo il settore e sostenere l’occupazione.
Il 22 febbraio 2024, nel giorno dell’insediamento del tavolo permanente sul settore dell’elettrodomestico, erano presenti il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e la sottosegretaria Fausta Bergamotto. La prima convocazione avrebbe dovuto dare impulso a un percorso di confronto strutturato. A distanza di due anni e tre mesi, però, le riunioni risultano azzerate: aziende della filiera e sindacati non avrebbero più ricevuto convocazioni.
tavolo fantasma: convocazioni assenti e primo incontro senza i big
Il tavolo viene descritto come fantasma anche per la natura della partenza. Al primo incontro, secondo quanto riportato da una fonte sindacale, non erano presenti rappresentanti di Whirlpool né di Electrolux. Si tratta delle aziende considerate principali per volumi e occupazione nel comparto del bianco in Italia.
Lo stesso resoconto ricorda che al Mimit sarebbero state presenti solo piccole imprese della componentistica. La mancata prosecuzione del lavoro avrebbe lasciato l’annuncio iniziale senza un reale seguito, con l’assenza di un percorso capace di tradursi in una politica industriale.
crisi del settore: numeri della filiera e segnali già presenti
Anche accogliendo le motivazioni ufficiali addotte, la crisi del comparto emerge in un quadro che non risulterebbe sostanzialmente mutato nel tempo. Il Green Deal era già citato come elemento critico e veniva posto al centro di un processo di valutazione, mentre il numero di licenziamenti annunciati da Electrolux risulta essere stato pari a 1.700.
Secondo i dati di Confartigianato riferiti al 2024, la filiera conta 319 imprese, con 24mila addetti, e genera un fatturato di 9 miliardi di euro. La fase di peggioramento risulta già avviata: negli stessi giorni in cui il tavolo veniva ufficialmente costituito, veniva richiamata una situazione definita crisi annunciata, con riferimenti espliciti a Whirlpool e a Electrolux, e un settore descritto come preda di multinazionali.
whirlpool e beko: riduzioni, vendita e prospettive ancora incerte
La traiettoria del settore sembra seguire gli sviluppi previsti. Whirlpool è stata venduta definitivamente ai turchi di Beko. Dopo una trattativa lunga, i tagli risultano ridotti, fino a fermarsi a 950 esuberi, con la dismissione della fabbrica di Siena e i suoi 299 operai. In parallelo sarebbe stata indicata una promessa di 300 milioni di investimenti.
Il processo resta però non concluso: l’accordo del 14 aprile 2025 viene descritto come ancora in alto mare. I sindacati avrebbero denunciato il pesante utilizzo della cassa integrazione negli stabilimenti, nonostante le quasi mille uscite volontarie incentivate risultino completate. Inoltre, lo stabilimento toscano sarebbe in attesa della reindustrializzazione.
Sul piano industriale sarebbero presenti nove interessamenti. In vantaggio, secondo quanto riportato, ci sarebbe l’ipotesi di una vendita spezzatino con tre soggetti in fabbrica in grado di riassorbire 153 lavoratori, rispetto a quanto previsto dall’accordo quadro, che indicava 229. Il risultato complessivo sarebbe quindi oltre mille posti di lavoro persi, uno stabilimento ancora in bilico e, al momento, solo un terzo degli investimenti previsti.
candy e electrolux: chiusure produttive e riduzione dei posti di lavoro
candy: chiusura a brugherio e passaggio a polo logistico
A giugno 2025, l’ex Candy—dal 2018 nelle mani della cinese Haier—ha chiuso i battenti delle linee produttive a Brugherio. L’area viene indicata come polo logistico europeo per pezzi di ricambio. La chiusura avrebbe comportato anche il ridimensionamento del personale, con 100 unità interessate.
electrolux: esuberi, chiusura del sito di cerreto d’esi e accordo sul perimetro
Il quadro si sposta poi su Electrolux. A gennaio 2024 era stata dichiarata una prima tranche di esuberi con 373 operai e impiegati allontanati attraverso uscite incentivate. Nonostante la presenza di fondi pubblici e finanziamenti europei a supporto di attività di ricerca e sviluppo in Italia, il gruppo svedese avrebbe annunciato il taglio complessivo di 1.700 posti e la chiusura del sito marchigiano di Cerreto d’Esi.
La decisione viene collegata a una strategia globale di ridimensionamento. Il ministro attribuisce la responsabilità anche alle politiche ambientali di Bruxelles, sostenendo che si tenda a non considerare come, su 4mila licenziamenti complessivi a livello mondiale, oltre il 40% ricada in Italia. Di conseguenza, sarebbero a rischio i lavoratori di diversi siti, tra cui Porcia, Susegana, Solaro e Forlì.
convocazione al ministero: dal tavolo per l’occupazione alla gestione della crisi
Il 25 maggio il ministro Adolfo Urso avrebbe convocato azienda e sindacati presso il ministero. La finalità originaria del tavolo permanente era sostenere l’occupazione; secondo la ricostruzione, la sede finirebbe invece per funzionare come ulteriore passaggio nella gestione di una crisi, con l’obiettivo di ridurre il perimetro dei licenziamenti.
Personaggi citati: Adolfo Urso; Luca Ciriani; Fausta Bergamotto.
