Consolato a Milano, operazioni sfruttate: fermato il manager di Caddell
Un manager legato alla realizzazione del nuovo consolato americano a Milano è stato fermato dai carabinieri del Nil nel contesto di un’indagine sullo sfruttamento di lavoratori. L’arresto è avvenuto all’aeroporto bergamasco di Orio al Serio, mentre l’uomo stava tentando di partire con la famiglia verso la Turchia. Secondo la Procura di Milano, nel caso sarebbe emersa una dinamica delineata come concreta, reale e imminente sul rischio di fuga.
fermo di ulas demir all’aeroporto di orio al serio
Ulas Demir, 47 anni, manager della branca italiana della Caddell Construction, società incaricata della costruzione del nuovo consolato americano a Milano, è stato fermato mentre tentava di imbarcarsi con i familiari su un volo diretto in Turchia. L’accusa riguarda il caporalato, con l’aggravante che i lavoratori sfruttati sarebbero stati in numero superiore a tre, indicati come almeno una trentina.
Nel quadro accusatorio rientra anche la contestazione di aver minacciato i lavoratori prospettando che sarebbero stati “rispediti in India” in caso di mancata accettazione delle condizioni di lavoro. Il provvedimento di fermo, secondo quanto riportato, richiama inoltre una intercettazione telefonica del 29 maggio, giorno in cui Demir avrebbe scoperto di essere indagato: in quell’occasione sarebbe emersa la volontà di fuggire. Nei giorni successivi, la stessa intenzione avrebbe trovato riscontro nell’acquisto di biglietti aerei il giorno dopo.
indagine della procura di milano sulla costruzione del consolato
L’inchiesta, coordinata da pubblici ministeri milanesi, riguarda lo sfruttamento di operai indiani impiegati nella realizzazione del complesso. Nel provvedimento viene riportato che, dalle testimonianze raccolte, risulterebbe un meccanismo criminale ricorrente che avrebbe inizio ben prima dell’arrivo in cantiere. La Procura avrebbe disposto il controllo giudiziario per l’impresa di costruzione Caddell.
intermediari, pagamento per il visto e catena del debito
Secondo quanto indicato nel provvedimento d’urgenza firmato dai pubblici ministeri, i lavoratori verrebbero “agganciati” nel paese d’origine, l’India, da intermediari definiti “senza scrupoli”. Le figure intermediarie avrebbero prospettato “stipendi dignitosi” sfruttando lo stato di necessità dei lavoratori. Per poter partire, a chi risulta sentito nell’ambito dell’inchiesta, sarebbe richiesto il pagamento di circa 5000 euro (indicati come 500 mila rupie) per ottenere il visto per soggiorno da lavoro e la garanzia del lavoro.
Il testo attribuisce al pagamento una componente vessatoria: frequentemente, per sostenere tale richiesta, gli stessi operai e le loro famiglie si indebiterebbero in modo significativo. Una volta giunti in Italia, i lavoratori scoprirebbero che le promesse sarebbero false, e il debito contratto diventerebbe una catena, connessa alle trattenute sul salario. La ricostruzione descrive un “caporale di cantiere” che tratterrebbe gran parte del salario, già indicato come misero, adducendo giustificazioni legate a alloggio (circa 500 euro) e vitto (circa 350-370 euro