Confindustria ue imprese e italia il monito del presidente orsini allassemblea e cosa ha detto
Dal palco dell’assemblea annuale di Confindustria arriva un richiamo netto a istituzioni, mondo imprenditoriale e sindacati: serve un impegno comune per evitare che l’industria perda terreno e con essa impatti diretti su Pil e occupazione. Il presidente Emanuele Orsini definisce la fase attuale come un momento decisivo, collegandola alla necessità di scelte coraggiose e orientate alla competitività dell’Italia e dell’Europa.
confindustria orsini: responsabilità comune e difesa dell’industria
Le sfide richiedono responsabilità condivisa che coinvolga istituzioni, forze politiche, associazioni d’impresa e sindacati, considerata come responsabilità dell’intera società. Secondo la prospettiva espressa dal presidente, se in Italia e in Europa non verrà realizzato uno sforzo comune, si rischia la perdita dell’industria, indicata come circa il 15% del Pil e come base per milioni di posti di lavoro.
Orsini richiama l’esigenza di passare da un approccio basato sul “minimo indispensabile” a una strategia di massimo necessario. In questo quadro, viene ribadita la volontà dell’imprenditoria di rimanere e continuare a lavorare e produrre nel Paese insieme ai collaboratori, rifiutando la deindustrializzazione come destino inevitabile. La crescita di lungo periodo viene descritta come necessaria attraverso un rapporto equilibrato tra export, investimenti e consumi.
confindustria orsini: export, energia e pressioni geopolitiche
Il presidente sottolinea il ruolo dell’export manifatturiero come perno dell’economia italiana negli ultimi anni, evidenziando la capacità di crescita anche in presenza di costi energetici elevati e di un contesto internazionale complesso. Le tensioni geopolitiche sul commercio globale, però, fanno aumentare la pressione sulle filiere industriali, rendendo più difficile l’accesso al mercato americano e contribuendo all’invasione del mercato da parte di prodotti cinesi a prezzi giudicati non sostenibili.
Per Orsini, la via per una crescita stabile combina investimenti, consumi ed export, mentre l’industria viene presentata come condizione per produrre ricchezza capace di costruire futuro. Viene richiamato il rischio di un indebolimento del Made in Italy, descritto come fattore distintivo dell’Italia a livello internazionale.
priorità europee: mercato unico energia, capitali e debito comune
Orsini mette a fuoco un’idea di Europa non limitata a essere un mercato per altri Paesi, ma centrata su innovazione, produzione e lavoro. La direzione viene collegata a tre leve prioritarie: un vero mercato unico dell’energia, un vero mercato unico dei capitali e del risparmio e un debito comune per finanziare una politica industriale europea.
vero mercato unico dell’energia: prezzi più bassi e revisione climatica
Un mercato unico dell’energia, secondo quanto indicato dal presidente, significherebbe che l’Europa agisca come unico acquirente delle fonti energetiche per abbassarne i prezzi. Viene inoltre richiesta una revisione radicale delle politiche climatiche, a partire dalla sospensione dell’Ets e da una sua profonda revisione. Il sistema ETS viene descritto come capace di trasformare la decarbonizzazione in un ambito legato a speculazione finanziaria, favorendo alcuni Stati membri a discapito di altri, con effetti giudicati disastrosi.
vero mercato unico dei capitali e del risparmio: regole comuni per attrarre investimenti
La seconda priorità indicata riguarda il completamento dell’unione tra risparmio e investimenti, con l’obiettivo di rendere i mercati dei capitali più accessibili alle imprese. Le aziende, viene spiegato, devono poter mobilitare investimenti e attrarre in Europa capitali provenienti anche da tutto il mondo.
Finché permangono sistemi fiscali e regole su investimenti e risparmio diversi da un Paese all’altro, i capitali europei, secondo Orsini, tenderebbero a dirigersi altrove.
debito comune: investimenti strategici e superamento asimmetrie
La terza leva proposta è la svolta sul debito comune per sostenere l’industria europea, evitando che resti condizionata dalle diverse capacità finanziarie degli Stati membri. Viene chiarito che non si tratta di chiedere nuove emissioni di debito europeo per finanziare spesa corrente, ma per sostenere investimenti strategici.
Tra i settori citati rientrano infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, estrazione di minerali critici, scienze della vita e difesa. Solo attraverso questa impostazione, viene indicato, sarà possibile affrontare la posizione dominante raggiunta dalla Cina.
Il debito comune viene inoltre presentato come strumento per realizzare un vero mercato unico e superare le asimmetrie sugli aiuti di Stato. L’esempio riportato riguarda l’energia: se il contenimento dei sovraccosti derivanti dalla Guerra nel Golfo rimane una rendita solo per chi può permetterselo, allora la direzione risulterebbe sbagliata.
energia in italia: autorizzazioni bloccate e richiesta di decisioni rapide
Nel contesto italiano viene segnalato un rallentamento significativo: sarebbero 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili, con risultati definiti come bloccati. La richiesta formulata è di risolvere il problema subito, riportando l’energia nella competenza esclusiva dello Stato.
Il prezzo dell’energia viene definito per le imprese una minaccia esistenziale. L’avvertimento riguarda l’impossibilità di continuare a sostenere, nei siti produttivi, costi dell’energia indicati come tra i più alti d’Europa. Orsini richiama anche le scelte del passato, citando rinunce al nucleare e le decisioni maturate a livello regionale sulle rinnovabili, con l’effetto di posizionare l’Italia fuori scala e fuori mercato.
Gli industriali riconoscono al Governo di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, considerata precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo. Il passaggio successivo viene indicato come un momento di decisione: coraggio e approccio bipartisan per impostare scelte coerenti.
Viene anche rivolto un appello alle forze politiche per sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. Le resistenze vengono descritte come presenti a livello regionale e locale, indipendentemente dal colore politico. La richiesta finale è di mantenere coerenza tra dichiarazioni nazionali e decisioni sul territorio: non sarebbe possibile invocare più rinnovabili mentre si bloccano le autorizzazioni.
minacce internazionali: dazi, guerra in ucraina e blocco di hormuz
Sul piano internazionale, Orsini richiama il passaggio relativo ai dazi americani affrontati un anno prima. La risposta giudicata corretta sarebbe stata mantenere la linea sulla stabilità, gestendo al meglio un accordo con Washington e contenendo gli effetti negativi sull’export italiano. Lo stesso approccio viene indicato come necessario anche di fronte a nuove minacce che colpiscono molte filiere industriali.
Nel 2026, secondo l’intervento, la situazione sarebbe peggiorata: alla guerra in Ucraina si aggiunge il conflitto in Medio Oriente, che avrebbe bloccato lo stretto di Hormuz. La guerra viene descritta come una sconfitta per l’umanità e come causa di crisi economiche con ricadute legate a nuova povertà, erosione di alleanze consolidate e trasformazione dell’energia e delle materie prime in strumenti di ricatto.
lavoro e contratti: dialogo con i sindacati e patto contro i contratti pirata
Sul tema del lavoro viene indicato che Confindustria ha avviato un dialogo diretto e continuo con le confederazioni sindacali. Insieme a queste ultime è stata costruita una posizione comune finalizzata a rendere i contratti nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative un riferimento per tutti i lavoratori, in tutti i settori. Viene specificato che il Governo ha recepito l’impostazione.
Dal binomio definito tra contratto “buono” e salario “giusto” può nascere un patto di responsabilità con l’obiettivo di superare i contratti pirata. Orsini collega i contratti non adeguati a effetti di depressione di redditi e diritti dei lavoratori e a concorrenza sleale verso chi, come la manifattura, assicura retribuzioni migliori e un migliore welfare aziendale.
Un ulteriore punto evidenziato riguarda l’orgoglio per il lavoro comune avviato con i sindacati e proseguito su altri temi, con la priorità indicata nella sicurezza sul lavoro.
personaggi e rappresentanti citati
- Emanuele Orsini