Bukele contro El Faro: beni sequestrati e conto bloccato spiegati
Nayib Bukele punta a ridurre al silenzio la testata d’inchiesta El Faro, attraverso misure che coinvolgono congelamenti di beni e conti bancari. La strategia si inserisce in un quadro più ampio di pressioni che, secondo quanto ricostruito, passa da indagini governative e revisioni amministrative fino ad arrivare a procedimenti legati a presunti “sequestri preventivi”. Al centro della tensione c’è un filone investigativo che documenta presunti accordi tra governo e gang, con un impatto diretto sulla narrazione pubblica e sulla sicurezza politica del Paese.
congelamento dei beni di el faro e conto bancario
La mossa più recente riguarda il congelamento dei beni di Trípode S.A., indicata come editrice di El Faro, insieme al congelamento di un conto in banca. Il pretesto è legato alla formula del “sequestro preventivo” in un contesto in cui, almeno dal 2020, il governo centrale tramite il Ministero del Tesoro indaga El Faro per presunta evasione.
Secondo la ricostruzione riportata, la testata sostiene di essere in regola: il direttore Carlos Dada afferma che le tasse sono state pagate con puntualità e ricorda che il giornale è già stato oggetto di quattro revisioni contabili.
Dalla redazione la misura viene descritta come una rappresaglia, collegata al fatto che El Faro pubblica informazioni su patti tra governo e gang, oltre a contenuti che riguardano presunti episodi di corruzione e abusi di potere.
the deal e i presunti accordi con i leader ms-13
L’episodio che avrebbe scatenato l’ostilità più marcata è la pubblicazione del documentario The Deal. Il prodotto è attribuito a El Faro in collaborazione con Frontline PBS e mira a ricostruire accordi e riunioni segrete avvenute intorno al 2020 tra il governo e diversi leader della gang MS-13 (Mara Salvatrucha).
La ricostruzione parla di documenti inediti, registri penitenziari e dossier di intelligence. Il patto descritto prevede meno omicidi nelle strade, oltre a sostegno politico e a benefici per i leader delle gang.
rottura dell’accordo e stato di emergenza
La sequenza narrata indica che, nel 2021, l’accordo si rompe e Bukele dichiara uno Stato di emergenza, con 90mila arresti. L’operazione porta alla caduta delle gang, ma secondo la ricostruzione coinvolge anche molti innocenti.
rilasci negli stati uniti e rischio testimonianze contro bukele
Il racconto prosegue con una fase ulteriore: alcuni membri di MS13, detenuti negli Stati Uniti, sarebbero stati in procinto di testimoniare contro Bukele. In questa dinamica, tutti vengono indicati come catturati in Usa dopo il loro rilascio, descritto come improvviso e illegale secondo quanto riferito, voluto dallo stesso presidente.
Il focus è su una deposizione considerata particolarmente rilevante: quella di César Antonio López Larios, alias “Greñas”. Il testo lo collega a Osiris Luna e ne indica il ruolo di già interlocutore e già direttore generale dei centri penitenziari.
cec ot e accordi con trump per il ritorno di “greñas”
Da queste premesse viene collegato un progetto chiamato Cecot, cioè il Centro di confinamento del terrorismo. Il progetto viene descritto come presentato all’amministrazione Trump in cambio del ritorno di 13 membri di MS12 a El Salvador, includendo “Greñas”.
Per chiudere l’intesa con Trump, Bukele viene riportato come disposto a offrire sconti importanti per ricevere i migranti espulsi dagli Usa, includendo criminali. Nelle ricostruzioni citate, la gestione di membri di bande come MS-13 o Tren de Aragua sarebbe stata legata a un “pacchetto” o a tariffe agevolate, con cifre indicate intorno a 20-22 mila dollari per detenuto all’anno.
Alcune fonti menzionano anche un’ipotesi di sconto del 50% su determinate tariffe per il secondo anno di gestione.
precedenti con barrio 18 e l’intervista che porta all’esilio
La ricostruzione indica che il legame tra Bukele e le gang non sarebbe una novità. Nei mesi precedenti, viene citata un’inchiesta in cui Carlos Cartagena, indicato come membro di Barrio 18, avrebbe svelato a El Faro l’esistenza di un “accordo economico” con l’obiettivo di portare voti a Bukele, allora candidato a sindaco di San Salvador.
Il racconto attribuisce alla pubblicazione il costo dell’esilio per i membri della testata coinvolti, ora indicati come residenti fuori da El Salvador.
attacchi informatici, intercettazioni e software alternativo a pegasus
El Faro avrebbe inoltre affrontato numerosi attacchi informatici, indicati in quasi trecento. L’obiettivo sarebbe quello di rintracciare la fonte delle notizie. In passato risulterebbe stato impiegato Pegasus, ma secondo quanto riportato l’attacco non si sarebbe limitato a quello.
La ricostruzione prosegue con un riferimento a TheNewsground, secondo cui già nel 2024 Bukele avrebbe inviato in Romania un rappresentante dello stato maggiore, Juan Francisco Flores Molina, per l’acquisto – con mediazione della tech Data&Graphics – di un software definito come “migliore di Pegasus” per rafforzare le intercettazioni.
maxi-processo, spettacolo e giustizia nella narrazione politica
Con il giornalismo indebolito da esilio, intercettazioni e repressione, la ricostruzione descrive Bukele come l’unico narratore dominante di un Paese in cui giustizia e spettacolo si confonderebbero. La dinamica viene associata all’avvio di un maxi-processo contro 486 presunti membri di MS13, indicati come imputati per 47mila reati.
Nel confronto mediatico, Bukele viene riportato mentre paragona il processo a Norimberga e rivendica il “diritto di vivere in pace”.
figure citate e ruoli menzionati
- Nayib Bukele
- Carlos Dada
- César Antonio López Larios, alias “Greñas”
- Osiris Luna
- Juan Francisco Flores Molina
- Carlos Cartagena

