Brigata ebraica: motivi di perplessità prima di giudicare

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Brigata ebraica: motivi di perplessità  prima di giudicare

La presenza di simboli della brigata ebraica in un contesto come quello della celebrazione del 25 aprile sta generando un acceso clima di polemiche. Il punto centrale riguarda l’interpretazione dei segni portati in piazza: un conto è portare lo stemma collegato alla brigata, un altro è accompagnarlo con bandiere riconducibili allo stato di Israele. La distinzione viene resa esplicita anche attraverso la descrizione delle caratteristiche grafiche dei simboli.

simboli della brigata ebraica e bandiere di israele: perché lo scontro è acceso

La contestazione prende forma nel momento in cui i simboli vengono affiancati a quelli nazionali. Lo stemma della brigata presenta la stella di david in mezzo a due strisce verticali. Le bandiere riconducibili a Israele, invece, riportano lo stesso emblema, il maghen david, ma collocato tra due strisce orizzontali. La differenza visiva viene indicata come elemento utile a evitare equivoci.

Il nodo non consiste in un’identificazione automatica di Israele con Netanyahu e con il suo governo, tema che viene descritto come oggetto di discussione tanto in patria quanto nell’ebraismo della diaspora. Ciononostante, nel quadro descritto, la presenza di quelle bandiere nel medesimo contesto viene letta come un segnale capace di suscitare reazioni molto forti, considerato l’impatto emotivo e simbolico della cornice della liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

25 aprile e brigata dell’esercito britannico: cosa viene messo in discussione

Il 25 aprile richiama una celebrazione storica che riguarda la liberazione dall’esperienza nazifascista. La domanda sollevata riguarda la coerenza di una cornice del genere con la presenza di persone che associano la brigata dell’esercito britannico, che combatté in Italia, allo stato di Israele. Nel testo viene riconosciuto che le modalità di protesta, variabili da gesti rivendicativi a comportamenti gravi, non sono un punto da giudicare in modo dettagliato; l’attenzione viene posta soprattutto sul senso complessivo dell’uso della brigata e sulla percezione del suo impiego come strumento.

condotta militare e nakba: collegamenti con la brigata ebraica

Le polemiche vengono sostenute anche da informazioni emerse nel corso dell’anno riguardo la condotta dell’esercito israeliano durante la nakba, informazioni descritte come connesse direttamente alla brigata ebraica. Nel testo si afferma che nel 2024 sia stato rinvenuto un archivio contenente documenti di vario genere, includendo materiali relativi al massacro di hula e al processo che coinvolge shmuel lahis, indicato come principale responsabile dell’eccidio.

mordechai makleff e l’idea di terrore per espellere i civili

Tra le testimonianze citate, compare quella di mordechai makleff, descritto come terzo capo di stato maggiore dell’IDF. Nel testo viene riportato che Makleff, durante il processo, dichiarò l’esistenza di operazioni in cui il potenziale nemico, definito come civili, sarebbe stato annientato, con l’intenzione di espellerli. Viene inoltre indicato che l’espulsione di 114.000 persone in Galilea non sarebbe stata possibile senza ricorrere a un elemento di terrore iniziale, descritto come necessario affinché gli abitanti se ne andassero.

Nel testo si precisa che Makleff era membro della brigata ebraica. Si afferma che, oltre a riconoscere genericamente politica di massacro ed espulsione contro gli arabi nella testimonianza resa al processo per Lahis (poi amnistiato), avrebbe partecipato anche a una rappresaglia chiamata operazione shoshana, descritta come responsabile nel 1953 della morte di 60 civili palestinesi. Viene inoltre riportato che avrebbe partecipato alla battaglia per la dearabizzazione di Haifa, in qualità di comandante della brigata carmeli.

maxim cohen e la logica dell’espulsione tramite violenza

Accanto a Makleff, nel testo viene menzionata anche la testimonianza di un altro capo della Carmeli, maxim cohen. La dichiarazione attribuita a Cohen descrive un metodo per costringere un intero villaggio a fuggire: l’indicazione riportata è quella di tagliare l’orecchio a uno degli arabi sotto gli occhi degli altri, così da ottenere lo spostamento forzato.

Viene citato anche un riferimento bibliografico a ilan pappé e alla sua opera sulla pulizia etnica della Palestina. Nel testo l’attribuzione è legata all’idea che Makleff avrebbe orchestrato una campagna di epurazione con ordini descritti come chiari e semplici: uccidete ogni arabo incontrato, bruciate ogni oggetto infiammabile e abbattete le porte delle case con l’esplosivo.

interpretazioni sulla brigata e ricadute sulle polemiche attuali

Nel contenuto sono presenti anche affermazioni di segno opposto, attribuite a un Centro studi legato alla brigata ebraica. Secondo quanto riportato, l’esperienza militare degli uomini della Brigata Ebraica sarebbe stata estremamente formativa e determinante per le sorti della guerra di indipendenza dello Stato di Israele. Viene aggiunto che due reduci della campagna d’Italia, mordechai markleff e haim laskov, avrebbero ricoperto il ruolo di capo di stato maggiore del neonato esercito nazionale.

Il testo collega questi elementi a un’osservazione più ampia: se si riconoscono dei meriti storici alla brigata in un periodo precedente, emergerebbero al contempo zone d’ombra legate ad alcuni membri. Questa proiezione sul presente viene posta in relazione a un fatto menzionato nel testo: un attentatore di Roma, descritto come membro della comunità ebraica, si dichiara (segnalato come poi smentito) appartenente alla brigata.

personaggi e figure citate

  • anna foa
  • matteo renzi
  • mordechai makleff
  • shmuel lahis
  • maxim cohen
  • ilan pappé
  • stefano levi della torre
  • haim laskov
Brigata ebraica, qualche motivo di perplessità in più

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