Blair contro starmer: labour perde il centro e la risposta del partito
Tony Blair torna a farsi sentire e, stavolta, sceglie di colpire direttamente il proprio campo: il Labour in governo. Con un saggio di oltre 5.700 parole pubblicato dal Tony Blair Institute for Global Change (TBi), l’ex premier rivolge critiche molto dure a Keir Starmer, indicando come problema centrale l’assenza di una direzione politica chiara e accusando il partito di rischiare sul piano economico e sociale. L’intervento, oltre al merito delle contestazioni, riaccende anche dubbi sulla credibilità e sulla possibile presenza di conflitti di interessi, alimentando un confronto interno che attraversa il Labour mentre il governo affronta pressioni crescenti su più fronti.
tony blair: critica al labour di keir starmer e mancanza di un piano coerente
La contestazione di Blair è presentata in modo diretto e senza mediazioni: il Labour guidato da Keir Starmer “sta giocando con il fuoco” perché non ha un piano coerente per il Paese. Secondo Blair, il partito si trova anche nella posizione politica sbagliata per costruire un programma capace di sostenere una seconda fase di governo e conquistare un ulteriore mandato.
le scelte contestate: lavoro, net zero, salari e politica fiscale
Nel saggio, Blair mette sotto esame diverse decisioni dell’esecutivo. Tra i punti contestati figurano:
- le nuove tutele per i lavoratori, giudicate troppo rigide e anti-crescita;
- l’insistenza sull’obiettivo del net zero, considerato foriero di costi eccessivi per le imprese;
- gli aumenti salariali descritti come superiori all’inflazione;
- una politica fiscale ritenuta poco favorevole al mondo degli affari.
radical centre aggiornato: imprese, immigrazione e rapporti con gli stati uniti
Blair propone un ritorno a un “radical centre” come perno dell’aggiornamento strategico. Le indicazioni principali riguardano un ripensamento dei target climatici, una maggiore apertura alle esigenze del business, una gestione dell’immigrazione improntata al pragmatismo e una riconsiderazione dei rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump secondo una logica strategica.
Nel quadro complessivo, Blair lega il rinnovamento della visione centrista alla capacità del Labour di affrontare sfide ad alta complessità: dall’AI alla geopolitica globale, fino alla crescita economica.
polemiche su credibilità e conflitti di interessi: i finanziamenti a tbi
La reazione non si limita al merito delle critiche. Il dibattito investe anche la credibilità dell’intervento, perché il Tony Blair Institute riceve da anni finanziamenti rilevanti da Larry Ellison, fondatore di Oracle. Secondo inchieste giornalistiche citate nel racconto, Ellison avrebbe donato o promesso oltre 257 milioni di sterline al Tony Blair Institute. Il legame viene interpretato da molti come possibile conflitto di interessi, innescando ulteriori tensioni nel confronto politico.
risposta di keir starmer: replica sul substack e difesa del governo
Keir Starmer sceglie una risposta articolata e insolita: pubblica un testo lungo quasi 3.000 parole sul proprio Substack, intitolato “Tony Blair might not like my plan, but he’s wrong: it’s changing Britain for the better”. In traduzione: “Tony Blair potrebbe non piacere il mio piano, ma si sbaglia: sta cambiando la Gran Bretagna in meglio”.
Nel post Starmer dichiara di mantenere rispetto per Blair, ma respinge gran parte delle contestazioni. Il premier sostiene che la situazione economica ereditata sia stata “la peggiore dal 1979”, e motiva l’impostazione del governo come necessaria rispetto a una realtà più complessa rispetto a quella del 1997.
tempesta perfetta di crisi e primi risultati: sanità, transizione verde e strategia industriale
Starmer descrive un contesto caratterizzato da una “tempesta perfetta” di crisi: inflazione record, servizi pubblici decimati dopo 14 anni di governi conservatori e un panorama geopolitico radicalmente mutato. La difesa si sviluppa poi su risultati concreti citati dal premier, tra cui:
- liste d’attesa del servizio sanitario nazionale in calo;
- investimenti record nella transizione verde senza dogmatismi;
- una strategia industriale volta a posizionare la Gran Bretagna come leader europeo nell’intelligenza artificiale.
Nel testo Starmer afferma che non si inseguono utopie ideologiche, ma si ricostruiscono le fondamenta del Paese con serietà e determinazione. La chiusura ribadisce che il realismo contemporaneo non coincida con il centrismo degli anni ’90, bensì con la capacità di affrontare disuguaglianze e trasformazioni tecnologiche senza lasciare indietro nessuno.
reazioni interne nel labour: burnham e streeting accusano blind spots su disuguaglianze
Le risposte più nette arrivano da due figure rilevanti del partito. Andy Burnham, sindaco della Greater Manchester, indicato come possibile successore di Starmer nel by-election di Makerfield del 18 giugno, accusa Blair di un “colpo di debolezza clamoroso”. Secondo Burnham, nell’analisi di Blair l’ineguaglianza non viene citata nemmeno una volta, e l’assenza di quel riferimento impedirebbe di comprendere la politica attuale. Il giudizio collega la disuguaglianza al vissuto quotidiano: l’idea di non riuscire più a vivere come prima e di considerare disponibili, in modo scontato, cose che non lo sono più.
Wes Streeting, ex ministro della Salute che si è appena dimesso per i contrasti con la linea di Starmer dopo la disfatta laburista alle elezioni del 7 maggio, interviene con una valutazione analoga. Su un articolo sul Guardian, viene riportato che Streeting definisce “periferica” la trattazione dell’ineguaglianza nell’essay di Blair, sostenendo che la frattura economica, sociale e democratica attraversi la Gran Bretagna moderna e sia fondamentale, non secondaria.
labour e scadenze politiche: sondaggi, tensioni interne e by-election di makerfield
L’intervento di Blair cade in un momento particolarmente delicato per il Labour. Meno di due anni dopo la vittoria storica del 2024, il governo affronta sondaggi deludenti, tensioni interne e pressione dell’opinione pubblica su economia, sanità e immigrazione. In questo scenario, il by-election di Makerfield assume un ruolo di verifica politica: Burnham risulta in testa, mentre Reform UK è indicata come forza in forte vicinanza, trasformando la competizione in un vero termometro dell’orientamento interno del partito.
Blair avverte anche contro un cambio di leadership affrettato, sostenendo che sostituire il premier senza un progetto chiaro sarebbe inutile.
sfida strategica: base tradizionale o riconquista del centro
Il Labour si confronta con un dilemma strutturale: restare fedele alla base storica o provare a riconquistare il centro che Blair ha saputo dominare per un decennio. Blair punta su un “radical centre” aggiornato all’era dell’AI. Le risposte di Starmer, Burnham e Streeting convergono su un punto: il centro attuale, secondo le critiche riportate, deve passare necessariamente attraverso la lotta alle disuguaglianze.
La bufera innescata da Blair riapre ferite politiche che non risultano mai del tutto rimarginate. Nelle settimane successive diventerà centrale capire se l’intervento, con o senza influenze legate ai legami menzionati e agli interessi internazionali dell’ex premier, possa funzionare come richiamo alla realtà oppure trasformarsi nell’ennesimo capitolo di una guerra intestina che ha già indebolito il partito al governo.
personaggi citati
- Tony Blair
- Keir Starmer
- Andy Burnham
- Wes Streeting
- Larry Ellison
- Donald Trump
