Biennale, Canfora: destra un autogol e bloccare la cultura è inciviltà
Luciano Canfora, storico e studioso del mondo classico, interviene a Calibro 9, trasmissione di Radio Cusano condotta da Francesco Borgonovo, commentando la polemica legata alla Biennale di Venezia 2026 e, in particolare, alla presenza del padiglione russo. Il punto di partenza è una critica netta alle misure assunte e alle logiche che le sostengono, descritte come ridicole e con una componente ricattatoria ritenuta di basso livello.
Nel corso del confronto Canfora sceglie una linea senza sfumature: impedire l’accesso alla cultura di un paese, indipendentemente dal governo di turno, viene definito un gesto incivile. Per rendere concreta la propria tesi, richiama un precedente storico che, a suo avviso, mostra come i palchi culturali possano ospitare anche contrapposizioni politiche senza cancellazioni preventive.
luciano canfora e la polemica sul padiglione russo
Secondo Canfora l’intervento dell’Unione Europea innescherebbe una dinamica percepita come sproporzionata e dannosa, arrivando a configurare una forma di pressione legata all’erogazione dei fondi. Il giudizio si concentra sul modo in cui viene posta la condizione: minacciare di non dare i soldi viene associato a pratiche considerate mercantili e indegne.
Nel ribadire la posizione, lo storico afferma che sbarrarle la strada alla cultura di un paese costituisce un atto privo di rispetto verso lo spazio culturale in quanto tale. La cultura, nella sua lettura, non dovrebbe diventare un bersaglio automatico della politica estera o delle scelte diplomatiche.
biennale di venezia 2026: il criterio morale messo in discussione
Francesco Borgonovo introduce un’obiezione: applicando lo stesso criterio in modo coerente a tutti i governi del pianeta, la Biennale finirebbe per risultare deserta. Canfora concorda, definendo quel metro di valutazione moralistico e insieme opportunistico, qualificandolo come strumentale e parte di una più ampia aggressività interstatale.
Lo storico aggiunge che, nonostante la questione venga discussa, sarebbe già evidente ciò che si sta sostenendo: chi non vuole ascoltare rappresenta, nella sua formula, l’interlocutore più refrattario. Il riferimento è alla necessità di spiegare anche l’essenziale a chi, secondo la sua percezione, non intende farlo.
centrodestra e governo meloni: la critica di canfora
Canfora evita di entrare nelle divisioni interne del centrodestra, riconoscendo tuttavia un dissenso legato alla linea politica sul tema. Ne emerge una critica diretta al governo guidato da Meloni, riassunta in una frase che attribuisce la colpa a una scelta capace di produrre conseguenze negative: sciupare o tentare di sciupare un personaggio descritto come brillante e preparato verrebbe interpretato come un autogol.
Il bersaglio della frecciata è Buttafuoco, citato nel dibattito proprio come figura coinvolta nella gestione della controversia sulla Biennale e, quindi, nel modo in cui il tema viene presentato e difeso sul piano pubblico.
comunismo, un’altra storia e il ruolo della cultura nei momenti di tensione
Il dialogo prosegue collegando la polemica a “Comunismo, un’altra storia”, indicato come l’ultimo libro di Canfora pubblicato da Feltrinelli, e ai precedenti della Venezia culturale anche durante fasi politicamente più accese. In questo contesto lo storico ricorda l’apertura della Mostra del cinema ai film sovietici: alcuni risultavano apertamente politici, altri venivano descritti come di alto livello artistico, mentre altri ancora—come Sadko, indicato come favola medievale votata all’eversione—vennero autorizzati perché, secondo la ricostruzione proposta, non avrebbero disturbato nessuno.
eisenstein, propaganda e arte: dal teatro di aristoFane alle interferenze di stalin
Quando Borgonovo richiama Eisenstein, padre del film La corazzata Potëmkin, e domanda se sia possibile produrre grande arte anche dentro la propaganda, Canfora risale fino ad Aristofane e alla sua satira contro Cleone. La ricezione viene descritta come variabile: gli ateniesi premiavano o bocciavano in base ai momenti politici, eppure oggi il testo continua a essere letto con piacere.
La conversazione richiama poi un caso legato a Ivan il Terribile di Eisenstein, su cui Stalin intervenne direttamente. La circostanza viene attribuita a documenti: Canfora cita verbali che dichiara di aver pubblicato tramite la rivista Quaderni di Storia.
tocqueville e la logica di esclusione: canfora chiude con la prospettiva sulle rivoluzioni
A conclusione della riflessione arriva una formula attribuita a Tocqueville: tutte le rivoluzioni politiche avrebbero avuto una patria per poi finire per rinchiudervisi. Canfora presenta questa lettura come chiave per interpretare l’intera vicenda russa, dalle rivoluzioni alle trasformazioni successive. Nel ragionamento finale, l’esclusione della cultura perché non gradita per la natura del governo diventa, oltre che un gesto di chiusura, anche un’operazione inutile, senza valore sul piano culturale.
personaggi citati nel confronto
- Luciano Canfora
- Francesco Borgonovo
- Buttafuoco
- Meloni
- Eisenstein
- Stalin
- Ivan il Terribile
- La corazzata Potëmkin
- Aristofane
- Cleone
- Tocqueville
- Sadko
- Quaderni di Storia