Alleanza degli stati del sahel unione militare fragile e nuovi segnali di cambiamento

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Alleanza degli stati del sahel unione militare fragile e nuovi segnali di cambiamento

Il Sahel sta attraversando una fase decisiva, segnata da attacchi coordinati, trasformazioni politiche e una corsa continua al controllo del territorio. A Bamako, il 25 aprile, la pressione sul cuore del potere è emersa con particolare forza, mettendo in evidenza la sincronizzazione tra gruppi armati di matrice diversa. In parallelo, la nuova architettura dell’Alleanza degli Stati del Sahel, nata come progetto di emancipazione, affronta uno stress test crescente: tenere insieme difesa, economia e legittimità politica in una regione dove la sicurezza resta fragile.

bamako e il coordinamento tra jihadismo e azione tuareg

Gli eventi di Bamako non hanno colpito soltanto per l’intensità degli attacchi, ma anche per la geometria degli attori. Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad Al Qaeda, e il Fronte di Liberazione dell’Azawad, guidato da forze tuareg, hanno operato con una logica di coordinamento simultaneo. Questa convergenza tattica può aprire la strada a un percorso più ampio, con la possibilità di una futura sintesi politica tra jihadismo e nazionalismo tuareg.

Il contesto regionale rende la dinamica ancora più rilevante: nel biennio 2024/25 oltre la metà dei decessi legati al terrorismo jihadista nel mondo ha riguardato proprio il Sahel. La regione, definita da una parola araba legata all’idea di “costa”, rappresenta quindi un punto di pressione costante, non episodico.

sahel, popolazioni e peso territoriale dei tre paesi

“Sahel”, in arabo sāḥil, significa “la costa”. Il significato richiama simbolicamente la transizione tra il Sahara e la fascia contigua: il “mare” è l’immenso deserto. Nel cuore dell’instabilità restano Mali, Burkina Faso e Niger, che insieme contano oltre 72 milioni di abitanti.

La dimensione territoriale della regione supera, in estensione, l’insieme di Francia, Germania, Italia, Inghilterra e Spagna. In un’area così ampia e frammentata, la tenuta del controllo e la capacità di coordinamento tra autorità e forze armate diventano temi centrali.

vertice di niamey e trasformazione in confederazione

Il 6 luglio ricorre l’anniversario del vertice di Niamey, in Niger. Due anni prima, i tre paesi — già orientati a uscire dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale — hanno firmato un trattato che ha trasformato l’Alleanza degli Stati del Sahel in una Confederazione. L’alleanza era già esistente, ma a Niamey ha assunto la forma politica con cui oggi si presenta all’esterno.

tre giunte militari e narrazione panafricana

La confederazione si presenta come un atto panafricano di emancipazione dal cosiddetto “neocolonialismo”. La narrazione, però, poggia su un terreno politico precedente alle giunte militari di almeno una generazione. Trova soprattutto ascolto in una gioventù urbana che ha smesso di credere, da tempo, alle narrazioni occidentali.

difesa congiunta “insieme per il sahel” e limiti operativi

Davanti al proprio stress test, la Confederazione ha tentato di replicare il comportamento tipico delle strutture di potere: assicurare il controllo del territorio. Da qui nasce la mutua difesa congiunta, indicata come “insieme per il Sahel”, basata su eserciti definiti come strutturalmente sottofinanziati per decenni. L’insieme delle condizioni rende la promessa difensiva difficile da mantenere sul piano pratico.

africa corps, partenza da kidal e punto di non ritorno

Nel quadro militare rientrano anche i mercenari russi di Africa Corps, operanti sotto l’ombrello del Ministero della Difesa di Mosca e descritti come sostituti del fallimentare “ombrello francese”. Il testo non li equipara a un equivalente della Wehrmacht del Sahel: vengono definiti spietati ma non sufficientemente efficienti.

Quando la trincea di Kidal è diventata insostenibile, la loro partenza è stata accompagnata da una scorta fornita dagli stessi jihadisti. Questa sequenza viene presentata come un punto di non ritorno, indicativo della fragilità delle alleanze operative.

confederazione come progetto politico più che unione militare

Nel contesto di crescente instabilità, l’Alleanza degli Stati del Sahel appare più solida come progetto politico che come effettiva unione militare. Il principio della sovranità rivendicata viene distinto dalla sovranità realmente esercitata. Anche così, emergono segnali concreti che suggeriscono la costruzione di qualcosa di più strutturato.

contratti minerari e rinegoziazione dopo il ritiro francese e americano

Dopo il ritiro completo delle truppe francesi e americane dal Sahel centrale — evento considerato impensabile vent’anni prima — i tre paesi hanno rinegoziato i contratti minerari con durezza maggiore rispetto a quanto molti si aspettavano. La distribuzione citata è netta: oro in Mali e Burkina Faso, uranio in Niger.

Viene inoltre precisato che, secondo la formulazione proposta, gli attori storicamente più coinvolti nello sfruttamento del sistema minerario del Sahel includono Australia, Canada, Sudafrica, Cina.

economia, sanzioni e integrazione documentale

Le economie delle giunte militari non risultano collassate come ipotizzato da molti osservatori. Nel testo si indica che le sanzioni sono state revocate e che gli scambi, in parte, sono stati ripristinati. Un indicatore ulteriore riguarda l’integrazione amministrativa e tecnologica: l’anno scorso è arrivato un passaporto biometrico comune.

carte d’identità condivise e risoluzione per una compagnia aerea

Le carte d’identità condivise sono già adottate da Niger e Burkina Faso come documenti nazionali di riferimento. È stata persino firmata una risoluzione per creare una compagnia aerea comune, segnale di una volontà di coordinamento anche su infrastrutture e mobilità.

banca confederale, franco cfa e mancata rivoluzione monetaria

A Bamako risulta operativa la Banca Confederale per l’Investimento e lo Sviluppo. L’obiettivo indicato è finanziare infrastrutture fuori dai circuiti di Parigi e di Bretton Woods. Restano però vincoli importanti: i tre paesi risultano ancora agganciati al franco CFA, garantito dal Tesoro francese.

La trasformazione monetaria, annunciata più volte, nel testo risulta mai avviata. La motivazione addotta è legata alla necessità di riserve, istituzioni e accordi commerciali non ancora realizzati. La costruzione di queste condizioni viene descritta come un percorso che nessuno dei tre avrebbe effettivamente tentato prima, richiedendo quindi una maturazione non ancora completata.

diplomazia e revisione delle regole con i golpisti

Sul piano diplomatico, viene indicato che anche il principio secondo cui non si tratterebbe con i golpisti è stato silenziosamente rivisitato dalla comunità internazionale. L’insieme di questi elementi sostiene l’idea che la confederazione, pur sotto pressione militare, stia cercando di consolidare operatività e legittimità attraverso leve economiche e istituzionali.

Personaggi e gruppi citati:

  • Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)
  • Al Qaeda
  • Fronte di Liberazione dell’Azawad
  • Africa Corps
  • Ministero della Difesa di Mosca
L’Alleanza degli Stati del Sahel sembra reggere poco come unione militare. Ma qualcosa si sta costruendo
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