Allarme di fassina ucraina nella ue 80 milioni di lavoratori con stipendi euro al mese
L’adesione dell’Ucraina all’Unione europea viene descritta come un passaggio capace di innescare conseguenze economiche e sociali profonde, con ricadute dirette sul lavoro e sulle piccole imprese. A lanciare l’allarme è Stefano Fassina, già viceministro dell’Economia nel governo Letta e fondatore dell’associazione Patria e Costituzione, intervenuto a Radio Cusano nel programma Battitori liberi. La linea argomentativa si concentra sul rischio di trasformare il mercato unico in un’area di competizione basata su condizioni salariali e fiscali più sfavorevoli, erodendo le tutele del modello sociale europeo.
adesione ucraina ue e impatto sul lavoro: l’allarme di stefano fassina
Secondo Fassina, l’ingresso dell’Ucraina nella Ue rappresenterebbe un’accelerazione “irreversibile” verso un mercato contro il lavoro e contro le piccole imprese. Nel suo ragionamento, finirebbe ogni possibilità di incidere sulle scelte in ambito geopolitico, con decisioni considerate negative per la parte dell’Europa coinvolta più direttamente nella competizione economica.
L’argomentazione centrale ruota attorno alla dimensione sociale delle politiche estere: la politica estera viene presentata come non neutra, ma con un contenuto di classe capace di influenzare le condizioni dei lavoratori nella “vecchia Europa”. In questa prospettiva, l’adesione di Kiev, insieme agli altri otto Stati candidati in lista d’attesa, introdurrebbe nel mercato unico circa 70-80 milioni di lavoratori, con salari medi di appena 400 euro al mese. Da qui nasce la previsione di un impatto duro sui lavoratori già collocati in situazioni critiche.
dumping sociale, delocalizzazioni e compressione salariale nel mercato unico
Fassina collega l’effetto atteso a una dinamica paragonata all’“esercito industriale di riserva” descritto da Marx. L’ingresso di nuovi lavoratori in un contesto di forte asimmetria contribuirebbe a un dumping sociale senza precedenti, con possibili delocalizzazioni selvagge, compressione salariale e accelerazione della crisi della classe media.
movimenti di capitali, merci e persone: perché la competizione cambierebbe
Nel confronto con i conduttori Gianluca Fabi e Savino Balzano, l’economista sostiene che non si tratterebbe di fenomeni scollegati o casuali. La tesi proposta è che si tratti di dinamiche legate a movimenti di capitali, merci e persone su terreni di gioco considerati profondamente asimmetrici.
Viene richiamato un punto tipico dei manuali di economia di base: la concorrenza genererebbe benefici perché si opererebbe su uno stesso livello. L’obiezione di Fassina è che, se alcuni giocano con salari e tasse a un certo livello e altri con condizioni a “un terzo” di quel livello, l’esito osservato non sarebbe quello atteso: entrerebbero in gioco gli effetti concreti già percepiti sul mercato del lavoro.
diritto di veto nelle decisioni europee: critica alla proposta di rimozione
Fassina contesta anche l’idea di eliminare il diritto di veto nelle decisioni europee. La posizione viene definita “tutta italiana” e viene affermato che nessun grande partito negli altri Paesi membri sarebbe disposto a rinunciare a questa garanzia costituzionale. Nel suo ragionamento, viene sostenuto che non esista un orientamento diffuso tra forze politiche di rilievo che puntino a togliere il veto: la ragione indicata è la necessità di preservare le rispettive Costituzioni.
rimozione del veto e rischi per i diritti sociali
Per chiarire la questione, l’economista si sofferma sulla possibilità di trovare nei trattati europei un principio equivalente all’Articolo 11 della Costituzione italiana, che stabilisce l’Italia come ripudiatrice della guerra. Il passaggio successivo riguarda il monito alla sinistra europea: l’eliminazione del veto, nel quadro che viene delineato, rischierebbe di spalancare la strada a decisioni ostili ai diritti sociali, senza più strumenti di tutela.
Viene infatti prospettata la conseguenza politica secondo cui la rimozione del veto permetterebbe, in futuro, a un consesso di governi di destra di imporre scelte a maggioranza. Nel ragionamento vengono citate possibili vittorie di figure e formazioni come Le Pen, Vox e AfD, impiegate come esempi del rischio di svolte politiche sfavorevoli.
stabilità dei prezzi contro utilità sociale: conflitto tra trattati ue e costituzione italiana
Fassina ribadisce l’esigenza di stare molto attenti e introduce un confronto anche sul piano economico. Il conflitto viene individuato tra i trattati della Ue, che indicano come principio guida la stabilità dei prezzi, e l’articolo 41 della Costituzione italiana, che subordina l’iniziativa privata all’utilità sociale. La rimozione del diritto di veto viene letta come un possibile percorso per integrare definitivamente l’Italia in un mercato descritto come feroce contro il lavoro, con l’effetto di “archiviare” la Costituzione sul piano della capacità di incidere sulle decisioni.
sostegno all’ucraina senza adesione immediata: strumenti alternativi e proposta di fassina
Nel concludere l’intervento, Fassina richiama un invito alla lucidità: l’Ucraina potrebbe essere sostenuta efficacemente anche restando fuori dall’Unione europea. Viene indicato che esistono strumenti già disponibili, come la Comunità Politica europea, descritta come un contenitore di circa quaranta stati pensato per il coordinamento politico, oltre a programmi per gli aiuti economici.
La spinta verso un’integrazione immediata viene interpretata come un’operazione definita disperata da una classe dirigente, con l’obiettivo di puntare alla propria sopravvivenza in un contesto presentato come di guerra permanente. In questa prospettiva, l’effetto sarebbe a scapito di lavoratori e piccole imprese.
Persone citate e ruoli nel contesto dell’intervento:
- Stefano Fassina
- Gianluca Fabi
- Savino Balzano
- Le Pen
- Vox
- AfD