30 democratici rompono il tabù: basta silenzio sul nucleare israeliano

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30 democratici rompono il tabù: basta silenzio sul nucleare israeliano

Una trentina di deputati democratici ha chiesto all’amministrazione Trump di superare il riserbo e le zone d’ombra legate all’arsenale nucleare segreto di Israele. La richiesta, riportata dal Washington Post, nasce in un contesto internazionale ad alta tensione, con gli Stati Uniti coinvolti in un conflitto e con il rischio di escalation militare che coinvolge anche Paesi dotati di armi nucleari.

richiesta di trasparenza sul nucleare israeliano

La missiva viene attribuita al segretario di Stato Marco Rubio e include una richiesta esplicita di chiarimento inviata dai deputati dem guidati da Joaquin Castro. Al centro della comunicazione c’è l’idea che la cappa di silenzio della Casa Bianca sulla questione nucleare non sia più sostenibile mentre la situazione regionale resta instabile.

questioni urgenti nel quadro del conflitto

Nel testo si parla di una questione urgente da affrontare nel momento in cui molteplici Stati partecipano a una guerra e diversi di essi dispongono di armi nucleari. I deputati sostengono che i pericoli connessi al rischio di errori di valutazione, escalation e utilizzo di armi nucleari non sarebbero ipotesi astratte.

Viene inoltre richiamato il fatto che militari americani continuano a essere dispiegati in tutta la regione. Di conseguenza, secondo i democratici, il Congresso avrebbe la responsabilità costituzionale di ricevere informazioni complete su: equilibrio nucleare in Medio Oriente, rischio di escalation da parte di qualunque parte coinvolta e pianificazione con relative misure di emergenza dell’amministrazione per scenari del genere. La missiva afferma che tali informazioni non sarebbero state fornite in modo sufficiente.

ambiguità nucleare e ostacoli alla non proliferazione

I deputati attribuiscono all’idea di una ambiguità ufficiale sulle capacità nucleari di una delle parti in conflitto un effetto distorsivo sulla politica di non proliferazione in Medio Oriente. La comunicazione sostiene che, per Iran, Arabia Saudita e per altri Paesi della regione, le scelte dipenderebbero dalla percezione delle capacità dei vicini. In tale cornice, la mancanza di chiarezza renderebbe più difficile mantenere un approccio coerente alla non proliferazione.

posizione di Joaquin Castro e precedenti richieste

Intervistato dal Washington Post, Joaquin Castro sostiene che gli Stati Uniti non possano giustificare un rifiuto di rendere note informazioni su una nazione straniera “solo per cortesia” quando la posta in gioco riguarderebbe direttamente i militari, l’economia e più in generale il Paese.

Castro richiama anche un precedente: già lo scorso marzo, durante un’audizione alla Camera, aveva chiesto che venisse descritta la capacità nucleare di Israele, in un confronto con il funzionario del Dipartimento di Stato incaricato del controllo delle armi.

cambiamenti interni nel partito e timori di escalation

La lettera viene presentata come un ulteriore segnale dei cambiamenti in corso all’interno di parti rilevanti del partito democratico riguardo alla posizione verso Israele. In questo quadro vengono richiamate anche le condanne crescenti per le uccisioni di civili a Gaza, in Cisgiordania e in Libano.

Secondo il Washington Post, alcuni esponenti dell’amministrazione Trump conterrebbero preoccupazioni analoghe legate al rischio di escalation nucleare. Tali timori si concentrerebbero sull’eventualità che le linee rosse di Israele possano non essere comprese con sufficiente chiarezza.

tabù infranto e storia dell’ambiguità USA-Israele

La lettera viene collegata a un passaggio che, secondo Avner Cohen, storico tra i principali del programma nucleare israeliano, rappresenterebbe la rottura di un tabù durato oltre mezzo secolo nella politica americana. Cohen afferma che l’atto di porre pubblicamente tali domande costituirebbe una rottura con una norma bipartisan finora rispettata.

mancata conferma ufficiale da parte di Israele

Israele non ha mai confermato l’esistenza del proprio programma di armi nucleari, descritto come realizzato in segreto a partire dalla fine degli anni ’50. Di conseguenza, Israele non avrebbe mai annunciato una dottrina sul loro eventuale utilizzo.

origine del silenzio tra Nixon e Golda Meir

Le origini del riserbo di Stati Uniti e Israele vengono ricondotte a un accordo informale tra Richard Nixon e Golda Meir. Cohen sostiene che Washington, in quella fase, avrebbe appoggiato la politica di ambiguità nucleare israeliana e accettato di proteggerla dallo scrutinio internazionale. Lo storico conclude che Israele, da solo, non avrebbe potuto mantenere per decenni questa linea senza il supporto degli Stati Uniti.

Il Washington Post definisce tale realtà un “segreto di Pulcinella”, di cui l’intelligence americana sarebbe a conoscenza da oltre mezzo secolo.

nomi citati nel contesto

  • Marco Rubio
  • Joaquin Castro
  • Avner Cohen
  • Richard Nixon
  • Golda Meir
“Rompere il silenzio sull’arsenale nucleare di Israele”: trenta democratici sfidano il tabù e scrivono all’amministrazione Trump

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