Violenze sulle donne migranti, cecilia strada: l’altra faccia delle politiche europee non possiamo fare finta di niente
Alla presentazione del rapporto Women State Trafficking a Bruxelles, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani Siobhán Mullally ha confermato e inquadrato le denunce emerse tra Tunisia e Libia. Le testimonianze raccolte dai ricercatori vengono descritte non come episodi isolati, ma come un sistema di violazioni consolidato nel tempo.
women state trafficking: testimonianze e violazioni dei diritti umani
Mullally ha ribadito che quanto riportato dai ricercatori non riguarda singoli abusi, bensì violazioni documentate con ricorrenza e riconoscibilità: “Non si tratta di singoli abusi, ma un sistema documentato molto bene e noto da anni”.
Nel richiamare la missione in Libia del Consiglio per i diritti umani, la relatrice ha indicato una conclusione centrale: “Il crimine principale è quello della schiavitù”. Attorno a questo scenario, vengono riportate anche accuse e pratiche gravissime, tra cui traffico finalizzato al lavoro forzato, detenzioni arbitrarie, sfruttamento sessuale, tortura e violenze sessuali.
tutela dei diritti e responsabilità statali secondo il parlamento europeo
Il quadro politico del rapporto è stato rilanciato da Ilaria Salis, eurodeputata di Avs, con un focus sulla natura delle responsabilità. L’“elemento più scioccante” viene individuato nel fatto che la tratta e le violenze sarebbero perpetrate dallo Stato tunisino e dalle autorità libiche, con sostegno tramite fondi dell’Unione europea erogati “in nome della gestione delle migrazioni”.
Secondo Salis, il rapporto “ribalta completamente la retorica” basata sulla criminalizzazione dei migranti o di chi presta soccorso, facendo emergere invece le vere responsabilità.
richieste di intervento immediato e misure concrete
Nel merito delle conseguenze, la eurodeputata ha sostenuto la necessità di interventi rapidi e specifici: un’indagine indipendente per accertare le responsabilità anche delle entità statali, l’apertura di corridoi umanitari per mettere in salvo testimoni e sopravvissute, e il taglio dei fondi europei destinati a Tunisia e Libia.
La posizione è stata accompagnata da una critica esplicita alla qualificazione della Tunisia come luogo sicuro: “Bisogna smetterla con questa finzione secondo cui la Tunisia sarebbe un Paese sicuro”. Salis ha poi richiamato il governo italiano, affermando che Giorgia Meloni si vantano di essere una “testa di ponte” delle politiche di esternalizzazione, politiche definite come capaci di creare, produrre e riprodurre “queste atrocità”.
responsabilità europee e collegamento tra politiche di frontiera e violenze
Anche Cecilia Strada, eurodeputata del Pd, ha posto l’accento sul nesso tra le violenze denunciate e le scelte adottate in ambito europeo. Il passaggio centrale riguarda l’esigenza di guardare e ascoltare, perché il tema sarebbe collegato a interessi collettivi e decisioni politiche comuni.
Strada descrive questa vicenda come “la faccia delle politiche europee quando non le vediamo”, richiamando l’idea che l’Europa sposti le frontiere più lontano dagli occhi dell’opinione pubblica e paghi “regimi tiranni” per trattenere le persone migranti fuori dai confini.
In questo contesto vengono attribuite responsabilità europee, con l’affermazione che non sia possibile ignorare la situazione: “Queste sono responsabilità europee, non possiamo far finta di niente. Nessuno potrà dire: io non lo sapevo”.
patto europeo su asilo e migrazione: disposizioni e responsabilità condivise
Ricollegandosi direttamente all’architettura europea, Mullally ha segnalato che nel Patto europeo su asilo e migrazione esistono disposizioni capaci di condurre a violazioni dei diritti di migranti, uomini, donne e bambini. “Abbiamo delle responsabilità anche noi, sono responsabilità condivise”, ha dichiarato.
La relatrice ha inoltre indicato la necessità di esplorare le vie della giurisdizione internazionale per attribuire responsabilità criminali e costruire percorsi di giustizia per le testimoni ascoltate a Bruxelles.
personaggi citati nel confronto
Nel corso degli interventi sono stati richiamati i seguenti nominativi:
- Siobhán Mullally
- Ilaria Salis
- Cecilia Strada
- Giorgia Meloni