Vincoli ue e nato: perché non rispettarli può portare al collasso economico

• Pubblicato il • 5 min
Vincoli ue e nato: perché non rispettarli può portare al collasso economico

Il governo Meloni ha superato di un decimo di punto il vincolo europeo del 3% nel deficit di bilancio. Anche se lo scostamento appare contenuto, l’insieme delle conseguenze viene descritto come devastante per il paese, in un contesto in cui l’economia viene indicata come già in difficoltà a causa delle guerre collegate alle dinamiche internazionali legate a Trump e Netanyahu.

L’accettazione del nuovo patto di stabilità e la mancata opposizione al restauro del vincolo del 3% vengono presentate come scelte che avrebbero dovuto garantire un riconoscimento di ruolo guida in Europa. Invece, il risultato descritto è l’esposizione del governo e dell’Italia a problemi di natura economico-finanziaria.

vincolo del 3% e patto di stabilità: lo sforamento e le implicazioni

Il tetto al deficit viene collegato al Trattato di Maastricht del 1992, che ha definito regole riprese poi nella cornice europea. Secondo la ricostruzione fornita, lo sforamento non sarebbe soltanto un episodio contabile: inciderebbe su un quadro già gravato da un debito pubblico che avrebbe superato i tremila miliardi di euro.

La scelta di accettare il ritorno al vincolo viene raccontata come un punto di svolta: il governo Meloni non solo avrebbe accettato l’impostazione, ma avrebbe anche evitato di contrastare il ripristino del 3%, con ricadute che vengono indicate come pesanti soprattutto in una fase economica definita di arresto.

trattato di maastricht: regole su debito e deficit e logica dell’austerità

Il Trattato di Maastricht prescriveva due limiti chiave: il debito pubblico non doveva superare il 60% del prodotto interno di un paese, mentre il deficit tra entrate e uscite del bilancio annuale non doveva oltrepassare il 3%. In caso contrario venivano evocate misure punitive di tipo economico e sociale.

Nel testo vengono riportati giudizi critici attribuiti a Romano Prodi, descritto come fautore europeo che avrebbe definito quei vincoli “stupidi”, pur affermando di averli poi rispettati. La funzione economica attribuita a tali regole è però centrale: imporre, attraverso l’austerità di bilancio, un orientamento basato su liberismo, privatizzazioni e smantellamento dello stato sociale.

Le politiche sarebbero state applicate in modo continuativo nei diversi governi europei, con alternanza tra destre e sinistre, mantenendo secondo la ricostruzione scelte di fondo simili.

mantra “lo vuole l’Europa” e conseguenze sociali

Il testo collega l’adozione di controriforme al richiamo costante all’idea che “lo vuole l’Europa”. La parte descrittiva sostiene che la devastazione delle conquiste sociali europee avrebbe contribuito a dare nuova forza alle radici richiamate come provenienti dal fascismo.

pandemia e ritorno ai vincoli: sospensione temporanea e ripristino

Con la pandemia, i vincoli di Maastricht vengono indicati come sospesi, perché sarebbe risultata impossibile far sopravvivere l’economia al combinato tra arresto delle attività e austerità di bilancio. In quella fase, viene affermato che lo Stato avrebbe dovuto spendere per impedire il collasso economico.

Successivamente, secondo la ricostruzione, quell’esperienza sarebbe stata rimossa e le élite politico-finanziarie avrebbero imposto il ritorno alle regole di Maastricht. Tuttavia il ritorno viene descritto come parziale, poiché gli stessi Stati europei, compresi quelli indicati come “virtuosi” del Nord e la Germania, avrebbero un debito superiore al 60% del PIL. Resterebbe soprattutto il vincolo del 3% come riferimento principale.

spesa militare esclusa dal deficit: il “tre per cento” come regola selettiva

Viene evidenziato che l’Unione Europea, in risposta a un aumento delle spese militari legate a decisioni considerate in obbedienza alla Nato e alle dinamiche attribuite a Trump, avrebbe consentito ai paesi che applicano il rigore di bilancio di tenere fuori dal deficit quanto destinato alle armi.

La conseguenza viene presentata in termini netti: per sanità, scuola e servizi sociali varrebbe il vincolo del 3%, mentre per cannoni, missili e droni no. Ne deriva una definizione del quadro come austerità di guerra europea, richiamata anche con un riferimento a una frase attribuita a Draghi, secondo cui, per armarsi contro la Russia, si potrebbe rinunciare persino ai condizionatori.

spesa militare e deficit: il doppio vincolo per l’Italia

Lo sforamento del patto di stabilità viene collegato a un limite operativo indicato: l’Italia non potrebbe mettere le spese militari fuori dal deficit di bilancio. La ricostruzione sostiene che il riarmo finirebbe quindi per costare due volte, poiché ogni importo aggiuntivo per le armi dovrebbe sottrarre risorse direttamente alla spesa sociale.

Viene inoltre riportato che il governo Meloni avrebbe accettato che la spesa per armi arrivi fino al 5% del PIL. Il testo insiste sul carattere emergente di una catastrofe legata al combinarsi dell’austerità di bilancio con il riarmo.

attivo primario dello Stato e interessi del debito: da dove nasce il deficit

È richiamato che il bilancio dello Stato risulterebbe in “attivo primario”: lo Stato prenderebbe dai cittadini, tramite tasse e contributi, più di quanto restituisce in servizi e stipendi. Secondo questa impostazione, il deficit risulterebbe dovuto esclusivamente al fatto che l’attivo del bilancio, insieme a ulteriore debito, serve a pagare gli interessi del debito pubblico.

Da qui la conclusione presentata: il tetto del 3% e l’obiettivo del 5% per la spesa militare sarebbero descritti come insostenibili sia separatamente sia soprattutto insieme.

politica estera, vincolo euroatlantico e prospettive economiche

La politica estera viene indicata come parte della politica interna: il vincolo euroatlantico, attribuito alle scelte accettate da Meloni e non contrastate dal campo largo, condurrebbe a una recessione economica definita come mostruosa.

Nel testo viene indicato un punto di svolta per la difesa delle condizioni di vita e dei salari: l’unica risposta considerata efficace sarebbe rompere con i vincoli di Ue e Nato e rifiutare l’austerità di guerra europea. Ogni altra linea politica viene descritta come destinata a portare a collasso sociale e guerra.

personaggi citati

Romano Prodi Mario Draghi Donald Trump Benjamin Netanyahu Giorgia Meloni

Perché non rompere con i vincoli Ue e Nato ci porterà al collasso economico
Categorie: PoliticaEconomia

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