Venezi contro meloni tornerei indietro non parteciperei al suo convegno

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Venezi contro meloni tornerei indietro non parteciperei al suo convegno

Beatrice Venezi, già direttrice del Teatro La Fenice di Venezia, torna sulla propria vicenda e accende un confronto diretto con Giorgia Meloni e con Fratelli d’Italia. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex responsabile mette in fila i passaggi che, a suo dire, hanno portato prima a un coinvolgimento pubblico e poi a una rottura netta, culminata nell’allontanamento dalla guida dell’ente teatrale.

Il racconto ruota attorno a una richiesta politica che Venezi descrive come insistente, a una mancanza di tutela percepita come decisiva e a un nodo centrale: le dinamiche interne all’orchestra e il tema della disparità di trattamento. La prospettiva dell’intervista è orientata a chiarire le conseguenze di scelte e decisioni che, secondo la sua ricostruzione, non avrebbero trovato un adeguato sostegno istituzionale.

beatrice venezi e la rottura con la sfera di meloni e fdI

Venezi collega la propria posizione a una specifica circostanza, affermando di non aver accettato senza conseguenze la richiesta proveniente dall’area politica di Meloni. Nell’intervista dichiara che, se potesse tornare indietro nel tempo, non acconsentirebbe alla situazione in cui sarebbe stata chiamata a suonare a un convegno di Fratelli d’Italia prima del voto del 2022. Il punto, nel racconto, è la percezione dei danni subiti in cambio: nessuna protezione, secondo l’ex direttrice, avrebbe accompagnato l’esito della scelta.

La testimonianza si concentra anche sul tema dei contatti politici. Venezi sostiene di non aver ricevuto contatti diretti o sostegni riconducibili a Fratelli d’Italia e precisa che le uniche manifestazioni di solidarietà sarebbero arrivate da Salvini, Ceccardi e Santanchè.

Nel quadro delle sue motivazioni, emerge un’interpretazione personale del mancato sostegno da parte del governo. Venezi afferma di non aver mai avuto una tessera di partito e di non essere considerata, nel suo racconto, una figura “funzionale”. Allo stesso tempo, rivendica il ruolo che avrebbe ricoperto inizialmente nel discorso pubblico: descrive la presenza come quella di un simbolo di cambiamento, utilizzato per poi essere allontanato.

il riferimento al ruolo di guida alla fenice

Alla domanda sulla possibilità di un intervento in suo favore, Venezi risponde che l’esistenza di un eventuale sostegno non sarebbe stata concretamente percepita. In merito alla sua attuale lontananza dalla Fenice, afferma che, se fosse stato vero, sarebbe rimasta saldamente nella struttura. Il riferimento finale nel racconto è al sovrintendente che, secondo la sua ricostruzione, risulta ancora in carica.

nepotismo e disparità: le accuse legate alle dinamiche interne

Il passaggio che, secondo Venezi, diventa “casus belli” riguarda un colloquio con il quotidiano argentino La Nación. Nell’intervista l’ex direttrice afferma di non avere “padrini” e di non provenire da una famiglia di musicisti. Sottolinea inoltre un elemento legato all’orchestra: a suo dire, le posizioni verrebbero tramandate in modo simile a una successione di padre in figlio.

Venezi respinge l’idea di aver formulato accuse di nepotismo contro singole persone, dichiarando che l’intervista “parla chiaro” su un altro punto: la disparità di trattamento nei suoi confronti da parte della fondazione. Nel suo racconto, i dipendenti avrebbero continuato per mesi con denigrazioni e diffamazioni accompagnate, secondo lei, da un consenso tacito del sovrintendente.

Un aspetto operativo viene richiamato con precisione: Venezi sostiene che, se si organizzano interventi dal palco durante un concerto senza il via libera del sovrintendente, si rischiano lettere e sanzioni. A suo dire, tali misure non sarebbero state attivate nei confronti dei responsabili, perché dalla fondazione non arriverebbero risposte coerenti.

colabianchi e la campagna contro beatrice venezi

Nella parte dell’intervista dedicata alle ricostruzioni di carattere più conflittuale, Venezi cita Colabianchi e sostiene che avrebbe concesso all’orchestra di intraprendere una campagna di odio contro di lei. Nel racconto vengono richiamati elementi simbolici e organizzativi come spillette e lancio di volantini, con l’obiettivo di costruire, secondo Venezi, un’immagine negativa della Fenice.

La contestazione, sempre nella sua ricostruzione, non riguarderebbe soltanto l’aspetto comunicativo, ma investirebbe la sfera professionale. Venezi afferma che sarebbero stati messi in discussione la competenza, il talento e il percorso maturato nel tempo.

posizione politica e prospettiva futura: “starò alla larga”

Conclude l’intervista un passaggio sulla relazione tra esperienza e politica. Alla domanda su eventuali sviluppi futuri, Venezi dichiara che stare lontana dalla politica sarebbe, nel suo caso, poco ma sicuro.

Nomi citati nell’intervista:

  • Beatrice Venezi
  • Giorgia Meloni
  • Salvini
  • Ceccardi
  • Santanchè
  • Colabianchi
  • La Nación
Beatrice Venezi: “Meloni? Nessuno di FdI mi ha chiamata. Hanno fatto di me carne da macello perché non ho tessere”

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