Unifil nel sud del Libano, allarme dell ex portavoce: nessuna luce in fondo al tunnel
L’Unifil, dispiegata nel sud del Libano, viene descritta come una missione da tempo scomoda e oggi sempre meno orientata a una prospettiva di stabilizzazione. Andrea Tenenti, ex portavoce della missione, ha espresso una valutazione netta sulla situazione attuale, affermando che non c’è nessun tipo di luce in fondo al tunnel. L’analisi si collega all’evoluzione del conflitto nell’area, alle dinamiche diplomatiche e alle ricadute operative che riguardano i caschi blu.
unifil nel sud del libano: tenenti parla di una missione “sempre scomoda”
Andrea Tenenti, che ha seguito l’Unifil a partire dal 2006 e fino alla scorsa estate nel ruolo di portavoce, richiama una continuità storica legata all’andamento del confronto tra Israele e Hezbollah libanesi, con il riferimento alla guerra dei 33 giorni. Secondo Tenenti, la cornice del diritto internazionale mostra un deterioramento progressivo: non sta bene da un po’ di tempo e, nel momento attuale, risulta molto male.
critiche e accuse: risoluzione 1701 e “fallimento” denunciato
Una nota dell’ambasciata israeliana a Roma attribuisce alla missione un esito negativo rispetto all’applicazione della Risoluzione 1701, adottata nel 2006 per porre fine alle ostilità. Nello stesso documento viene indicato che le forze Unifil, presenti con più di 40 Paesi tra cui l’Italia, non sarebbero oggetto di attacchi deliberati.
Tenenti ricostruisce invece una traiettoria differente, riportando che già dal 2023 la missione sarebbe diventata il bersaglio di attacchi. Il punto di svolta, nel racconto, coincide con il 7 ottobre 2023, quando avviene il massacro di Hamas in Israele, seguito dall’avvio delle operazioni militari israeliane contro Hamas e altri gruppi nella Striscia di Gaza, colpita da raid che ne avrebbero devastato il territorio.
2023 e dopo: attacchi dal 2023 e richiesta di lasciare il sud del paese
Andrea Tenenti collega la fase successiva al coinvolgimento degli Hezbollah libanesi, descritti come sostenuti storicamente dall’Iran. A partire dal 2023, secondo le sue dichiarazioni, deliberatamente ci hanno attaccato. Nella ricostruzione vengono richiamate anche richieste rivolte alla missione di allontanarsi dal sud del Paese, sia da parte delle forze armate israeliane sia da parte del premier Benjamin Netanyahu.
Tenenti sottolinea la ragione della permanenza: la missione sarebbe rimasta per volontà della comunità internazionale. In questa prospettiva, la permanenza nel sud del Libano viene letta come una forma di resistenza operativa, mantenendo alta l’impostazione e la presenza della missione nel momento più delicato.
ministro della difesa israeliano e “zona cuscinetto” fino al fiume litani
Nel quadro delle posizioni espresse da Israele, Tenenti richiama anche dichiarazioni recenti, collegandole all’idea di un’eventuale presenza sul territorio. A fine marzo, il ministro israeliano della Difesa Israel Katz avrebbe parlato della creazione di una zona cuscinetto nella parte meridionale del Libano. L’obiettivo indicato è il posizionamento delle forze israeliane in un’area di sicurezza, con il controllo della sicurezza fino al fiume Litani.
regole d’ingaggio e scopo della missione: monitoraggio e azione diplomatica
La missione viene descritta da Tenenti come necessaria anche nel ruolo di “arbitro”, seppur ferito, capace di fornire informazioni alla comunità internazionale in base al mandato. Nel suo ragionamento emerge una criticità sul piano diplomatico: viene evidenziato il fallimento di qualsiasi processo diplomatico orientato alla ricerca di una soluzione.
Alla domanda su un eventuale cambiamento delle regole d’ingaggio, Tenenti afferma che l’importanza di una missione riguarda soprattutto la possibilità di monitoraggio. La linea indicata è quella di azione diplomatica e di sostegno alla popolazione. Secondo la sua impostazione, il passaggio a una missione che combatta una parte o entrambe ne ridurrebbe la credibilità come autorità: non renderebbe più credibili i caschi blu. In conclusione, viene aggiunta l’assenza di un processo politico operativo che riguardi il Libano nel momento attuale.
collegamento tra teatri e prosecuzione delle operazioni militari
Tenenti descrive anche un collegamento tra le dinamiche regionali, sostenendo che per gli israeliani i teatri Iran e Libano sarebbero in qualche modo connessi. Vengono richiamati i contenuti di una tregua annunciata: due settimane annunciate tra Usa e Iran dopo più di un mese di raid americani e israeliani contro la Repubblica islamica, mantenendo però l’indicazione che le operazioni militari in Libano proseguiranno.
bilancio delle ostilità: raid e vittime secondo il resoconto di beirut
Le ultime ostilità vengono indicate come avviate il 2 marzo. In merito ai raid recenti, Tenenti richiama il bilancio diffuso da Beirut, specificando che risulta ancora provvisorio: le stime riportano 203 morti e oltre un migliaio di feriti. Le Forze Armate libanesi confermano inoltre la presenza di quattro soldati uccisi.
figure citate
- Andrea Tenenti
- Benjamin Netanyahu
- Israel Katz
- Hamas
- Hezbollah
- Usa
- Iran
- Israele
- Forze Armate libanesi