Ucraina sanziona cinque rappresentanti del padiglione nazionale della Russia

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Ucraina sanziona cinque rappresentanti del padiglione nazionale della Russia

L’Ucraina ha deciso di imporre sanzioni a cinque figure legate al padiglione nazionale della Russia in vista della prossima Biennale Arte 2026 di Venezia. Il provvedimento, annunciato dalla ministra della Cultura ucraina Tetyana Berezhna, si inserisce in un quadro più ampio di pressioni politiche e amministrative, con riflessi anche sui finanziamenti europei destinati alla manifestazione lagunare.

ucraina sanziona cinque rappresentanti del padiglione russo a biennale arte 2026

Il governo ucraino ha indicato come destinatari delle misure Anastasia Karneeva, commissaria del padiglione russo; Mikhail Shvydkoy, rappresentante della Russia per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura; e gli artisti Artem Nikolaev, Ilya Tatakov e Valeria Oleinik. La ministra Berezhna ha motivato la decisione affermando che tali soggetti sarebbero coinvolti nella promozione di progetti culturali sostenuti dallo Stato russo, collegati a propaganda, al complesso militare-industriale e alla normalizzazione dei crimini di guerra.

Nella cornice del decreto, viene ribadita la posizione secondo cui la Russia non dovrebbe usare piattaforme culturali globali per legittimare la guerra. L’informazione relativa alle sanzioni è stata diffusa anche attraverso i canali social dell’Ambasciata dell’Ucraina in Italia.

misure previste dal decreto ucraino: congelamento e restrizioni

Il decreto ucraino stabilisce nei confronti dei cinque sanzionati congelamento dei beni, divieto di ingresso in Ucraina, sospensione degli scambi culturali e restrizioni alle attività economiche. Il provvedimento viene considerato potenzialmente replicabile anche a livello europeo, in linea con quanto avviene in casi analoghi.

commissione europea: procedura per congelare o revocare i fondi della biennale

Nello stesso periodo in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky firma il decreto con le sanzioni, la Commissione europea avvia la procedura per congelare o revocare i fondi destinati alla Biennale di Venezia. Il finanziamento indicato riguarda una sovvenzione di due milioni di euro erogata per un arco temporale di tre anni (2025-28) per la promozione cinematografica.

lettera alla biennale e controdeduzioni: tempo limitato

La Commissione europea ipotizza che la Biennale possa aver violato le sanzioni europee autorizzando la partecipazione di artisti russi come delegazione governativa. Per questa ragione viene richiesto di interrompere il progetto e viene concesso un termine di un mese alla istituzione veneziana per presentare controdeduzioni al fine di salvaguardare il finanziamento.

Il calendario è descritto come particolarmente stringente: la 61esima Esposizione internazionale d’Arte viene indicata come inaugurata il 9 maggio; nei tre giorni precedenti si svolgerebbe la vernice per la stampa, coincidente con i giorni che la delegazione russa avrebbe intenzione di usare per performance artistiche.

parere richiesto all’Italia su compatibilità e rapporti con autorità russe

Le procedure includono anche l’attesa di un parere da parte del ministero degli Esteri italiano sulla compatibilità tra la riapertura del padiglione russo e il regime sanzionatorio.

Nel contesto nazionale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli risulta contrario alla partecipazione russa: viene riportato che ha disertato la presentazione del Padiglione Italia presso il ministero e l’inaugurazione del padiglione centrale restaurato ai Giardini veneziani, oltre a aver visitato Leopoli in Ucraina. Giuli ha inoltre chiesto alla Biennale documentazione sui rapporti con le autorità russe e si è riservato di decidere in merito.

contesto politico e accuse: “propagandisti culturali” e legami con strutture statali

Secondo il governo ucraino, le cinque figure sanzionate sono definite come propagandisti culturali del regime del presidente Vladimir Putin e come soggetti che giustificano l’aggressione e diffondono propaganda russa in contesti internazionali.

anastasia karneeva: legami indicati con rosteс e lavrov

Per Anastasia Karneeva le autorità ucraine citano presunti collegamenti con il complesso industriale-militare russo: viene riportato che sarebbe figlia di Nikolai Volobuev, dirigente del gruppo statale della difesa Rostec. La sua attività professionale sarebbe inoltre collegata a Ekaterina Vinokurova, indicata come figlia del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.

Nel decreto è citato anche il finanziamento del padiglione russo da parte dell’oligarca Leonid Mikhelson, già sanzionato, tramite il gruppo Novatek. Il gruppo viene indicato come accusato di fornire gas al ministero della Difesa russo e di sostenere indirettamente attività legate al reclutamento militare.

mikhail shvydkoy: ruolo nel ritorno alla biennale secondo kiev

Mikhail Shvydkoy viene descritto dal governo di Kiev come soggetto con un ruolo diretto nella promozione del ritorno della Russia alla Biennale. È riportato che avrebbe sostenuto pubblicamente l’idea che la presenza russa dimostrerebbe il fallimento dei tentativi occidentali di “isolare” la cultura russa.

artisti sanzionati: propaganda e sostegno alla guerra

Gli artisti Tatakov, Nikolaev e Oleinik sono indicati come musicisti coinvolti in eventi di propaganda e sostenitori della guerra, nonostante l’esistenza di una sezione musicale separata all’interno della Biennale. Kiev richiama anche che il padiglione russo era stato sospeso nel 2022, quando gli artisti selezionati si sarebbero ritirati in segno di protesta contro l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Nel 2024 lo spazio sarebbe stato ceduto alla Bolivia.

posizione ucraina: la partecipazione come legittimazione

Viene riportata la dichiarazione di Vladyslav Vlasiuk, consigliere di Zelensky per la politica delle sanzioni: la partecipazione russa alla Biennale non riguarderebbe la cultura in sé, ma l’uso di piattaforme internazionali per legittimare l’aggressione e diffondere propaganda. Il ragionamento presentato contrappone l’opposizione al regime russo all’accesso allo spazio culturale della sfera internazionale, come alternativa alla funzione di veicolo propagandistico.

biennale e istituzioni: difesa della linea sul dialogo culturale

La Biennale di Venezia ribadisce che non sarebbero state violate le sanzioni. Nel comunicato del 4 marzo sull’annuncio dei padiglioni nazionali, l’istituzione afferma di rifiutare ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte e di indicare la Biennale come luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra popoli e culture e di sperare nella cessazione dei conflitti e delle sofferenze.

mikhail shvydkoy: prosecuzione prevista del padiglione

Il testo riporta che nel mese precedente Mikhail Shvydkoy avrebbe dichiarato ad ArtNews che il padiglione russo proseguirà come previsto, anche nel caso in cui sanzioni possano essere imposte prima dell’apertura della Biennale Arte fissata per il 9 maggio. La posizione attribuita al rappresentante russo sostiene che possano essere create varie sanzioni, comprese restrizioni alla collaborazione con istituzioni occidentali, ma che nessuno possa privare la Russia del diritto all’espressione artistica.

appelli e critiche: richiesta di esclusione e interventi politici

La partecipazione russa alla Biennale risulta essere stata più volte criticata da esponenti del mondo dell’arte e della politica internazionale, con appelli rivolti a limitare la presenza della Federazione russa a Venezia. Viene segnalato anche che alcuni appelli di artisti avrebbero chiesto l’esclusione non soltanto della Russia, ma anche di Israele e Stati Uniti.

In parallelo, viene citato un appello di decine di europarlamentari e una lettera inviata in precedenza al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco dai ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi europei, con la richiesta di stop alla presenza russa a Venezia. La frase riportata sintetizza l’impostazione “Se c’è la Russia via i fondi”.

posizione di venezia: brugnaro e difesa del dialogo

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, insieme alle istituzioni veneziane e venete, avrebbe difeso la linea del presidente Pietrangelo Buttafuoco, descrivendo la Biennale come luogo di tregua in un contesto globale senza censure al dialogo tra Paesi e popoli. È riportato che Brugnaro avrebbe precisato: qualora il governo russo facesse propaganda, il padiglione verrebbe chiuso per primo.

appoggi politici e figure della biennale: sostenitori e posizioni pubbliche

Buttafuoco avrebbe ottenuto sostegno anche da figure istituzionali regionali, con la menzione dell’ex presidente del Veneto Luca Zaia e del successore Alberto Stefani. Viene indicata inoltre la presenza di Renato Brunetta, presidente del Cnel, che durante una cerimonia avrebbe dichiarato “Forza Pietrangelo!”, suscitando applausi tra le autorità presenti.

Il testo riporta anche le parole del critico d’arte Achille Bonito Oliva, direttore della Biennale Arte 1993, che avrebbe descritto la presidenza di Buttafuoco come una linea liberale. Secondo quanto riportato, l’arte sarebbe una forma di creazione senza limiti e le discussioni sull’esclusione di padiglioni russi, israeliani o americani sarebbero prive di senso quando si parla di manifestazioni artistiche.

personaggi citati: destinatari delle sanzioni e principali protagonisti

  • Anastasia Karneeva
  • Mikhail Shvydkoy
  • Artem Nikolaev
  • Ilya Tatakov
  • Valeria Oleinik
  • Tetyana Berezhna
  • Volodymyr Zelensky
  • Pietrangelo Buttafuoco
  • Alessandro Giuli
  • Luigi Brugnaro
  • Luca Zaia
  • Alberto Stefani
  • Renato Brunetta
  • Achille Bonito Oliva
  • Vladyslav Vlasiuk
  • Vladimir Putin
  • Sergej Lavrov
  • Nikolai Volobuev
  • Leonid Mikhelson
  • Ekaterina Vinokurova
  • Paolo Martini
Categorie: NewsPolitica

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