Trump la previsione petrolio delliran esplode tra 3 giorni teheran accelera verso putin
Gli Stati Uniti intensificano la pressione sul contesto iraniano mentre i negoziati restano bloccati e i contatti diplomatici cambiano direzione. Donald Trump prospetta un collasso ravvicinato legato alle conseguenze del blocco nello Stretto di Hormuz, congelando nel frattempo una missione prevista per l’inviato speciale Steve Witkoff e il suo emissario Jared Kushner. Sullo sfondo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi vola a Mosca per incontri mirati, mentre Teheran respinge l’idea di un accordo sul nucleare e cerca sponde in Russia.
donald trump e la previsione di “esplosione” del sistema petrolifero iraniano
Secondo quanto dichiarato dal presidente americano, la guerra con l’Iran si concluderebbe molto presto, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio netto per gli Stati Uniti. Trump mantiene la linea già delineata sui vincoli da imporre: l’Iran dovrebbe rinunciare al progetto di dotarsi di armi atomiche e lo Stretto di Hormuz resterà sigillato dal blocco navale americano fino alla firma di un accordo.
Nel quadro delle dichiarazioni, l’amministrazione collega la pressione economica al blocco navale: Trump sostiene che lo Stretto, in quelle condizioni, impedirebbe all’Iran di incassare 500 milioni di dollari al giorno. Il presidente aggiunge un elemento “tecnico” che trasformerebbe la situazione in un’accelerazione del rischio operativo: il greggio continuerebbe ad accumularsi, mentre le linee resterebbero ferme perché non sarebbe possibile utilizzare navi o container. L’idea centrale è che, a livello meccanico e infrastrutturale, il sistema potrebbe “esplodere”, con effetti difficili da recuperare integralmente.
Trump afferma che Teheran avrebbe 3 giorni per evitare una rottura o un evento capace di danneggiare in modo permanente l’apparato produttivo. In caso di scenario negativo, il presidente sostiene che la ricostruzione e il ripristino non sarebbero immediati e potrebbero consentire soltanto fino al 50% della capacità attuale, con un conseguente livello di pressione crescente per gli iraniani.
stati uniti bloccano la missione witkoff e kushner verso il pakistan
La linea di attesa di Washington si manifesta anche nella decisione di congelare una missione diplomatica. Trump ha bloccato il viaggio dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, indicato come suo genero ed emissario. La destinazione prevista era il Pakistan, con l’obiettivo di incontrare il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
La motivazione attribuita a Trump è sintetica: un volo lungo, definito 18 ore, non avrebbe portato a risultati. In alternativa, secondo il presidente, per avviare un contatto esisterebbero canali diretti: linee sicure, affidabili e la possibilità di comunicare tramite telefono.
Il presidente americano ribadisce anche condizioni note: l’Iran dovrebbe accettare la rinuncia al programma di armi atomiche e accettare la chiusura dello Stretto di Hormuz fino a una firma di intesa.
teheran rifiuta l’accordo nucleare e pone al centro lo stretto di hormuz
Nel delineare la posizione iraniana, le informazioni riportate indicano che Teheran non sarebbe più interessata a un accordo con Washington che preveda limitazioni al suo programma nucleare. Le fonti citano l’agenzia Tasnim, tradizionalmente vicina ai Pasdaran e all’area militare del paese.
La Repubblica islamica indica priorità operative: al primo posto figurano la questione dello Stretto di Hormuz, l’allentamento delle sanzioni, il risarcimento dei danni e la revoca del blocco navale statunitense. Solo in una fase successiva, secondo le ricostruzioni attribuite a fonti iraniane, l’arricchimento dell’uranio diventerebbe un tema da discutere con gli Stati Uniti.
Secondo questa impostazione, il programma nucleare resterebbe dunque subordinato a un riassetto delle condizioni relative allo Stretto e alle misure economiche, rendendo più complesso un dialogo già considerato difficile.
approccio diplomatico iraniano: contatti con stati diversi e visita a mosca
Teheran risulta inoltre poco incline a valorizzare il ruolo del Pakistan come mediatore. È riportata una valutazione critica pubblicata su X da Ebrahim Rezaei, portavoce del Comitato di Sicurezza Nazionale iraniano: il Pakistan sarebbe un buon vicino e amico, ma non un mediatore adatto e mancherebbe della credibilità necessaria, considerando che finirebbe per tenere sempre in conto gli interessi di Trump.
Parallelamente, il ministro degli Esteri iraniano cambia approccio e si muove su più fronti diplomatici. Dopo tappe in Pakistan e Oman, Araghchi vola in Russia per incontrare Vladimir Putin nell’ambito di una visita durante la quale farà il punto sulla crisi.
La missione include colloqui con responsabili russi su: situazione più recente dei negoziati, cessate il fuoco e sviluppi correlati. A Mosca, secondo le spiegazioni riportate dall’agenzia Isna, verrà presentato anche un resoconto dei colloqui alle autorità di Mosca.
telefonata con parigi: ruolo europeo per la pace nella regione
La cornice diplomatica include anche una telefonata tra Araghchi e il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot. In una nota del ministero degli Esteri di Teheran condivisa su Telegram, Araghchi avrebbe sottolineato l’importanza del ruolo che i Paesi europei potrebbero svolgere per favorire la pace nella regione.
Personaggi coinvolti e citati:
- Donald Trump
- Steve Witkoff
- Jared Kushner
- Abbas Araghchi
- Vladimir Putin
- Jean Noel Barrot
- Ebrahim Rezaei