Trump e il terzo attentato: la controversa ballroom che fa discutere

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Trump e il terzo attentato: la controversa ballroom che fa discutere

Un attentato sventato e la necessità di fare i conti con la sicurezza tornano al centro del dibattito politico, mentre Donald Trump usa quanto accaduto per rilanciare con forza un progetto legato a una nuova ballroom alla Casa Bianca. In conferenza stampa, il presidente collega le preoccupazioni per la protezione degli eventi pubblici alle caratteristiche che, a suo dire, renderebbero la struttura proposta più idonea a garantire livelli di tutela eccezionali.

donald trump e la risposta immediata dopo l’attacco

Trump ha ringraziato Secret Service e polizia per aver sventato la strage. Nelle sue dichiarazioni ha espresso la convinzione che l’attentatore responsabile della sparatoria al White House Correspondents’ Dinner agisca da “lupo solitario”, passando subito poi a parlare del suo progetto per una ballroom** alla Casa Bianca.

Il presidente ha collegato il fallito attentato avvenuto all’Washington Hilton alla denuncia di carenze di sicurezza, chiedendo un’approvazione rapida della sala da ballo descritta come particolarmente ambiziosa.

sicurezza e caratteristiche della nuova ballroom secondo trump

Secondo quanto riferito da Trump, dopo aver “esaminato tutte le circostanze” della serata, l’edificio coinvolto nell’evento non sarebbe stato particolarmente sicuro. Nel confronto, la sua ballroom viene invece presentata come una struttura molto più grande e sicura, con vetri antiproiettile.

Trump ha inoltre affermato che Secret Service e militari avrebbero richiesto “da 150 anni” una nuova struttura, ritenendo che oggi sia necessaria con urgenza perché servirebbero livelli di sicurezza mai conosciuti prima.

contestazioni sulla fattibilità e sul contesto delle misure di sicurezza

Le affermazioni del presidente vengono affiancate da osservazioni critiche legate al diverso tipo di protezione previsto per eventi ospitati in luoghi esterni. La sicurezza di un hotel, secondo l’impostazione riportata, risulterebbe inevitabilmente temporanea e legata alle specifiche modalità dell’evento, non paragonabile a quella di edifici di governo federale o della Casa Bianca.

Il punto discusso riguarda il fatto che questa logica valga per ogni incontro politico esterno alla residenza presidenziale, dagli interventi pubblici ai momenti come comizi e convention. Inoltre, non viene data per scontata l’eventualità che l’associazione dei giornalisti della Casa Bianca accetterebbe di spostare la cena di gala annuale all’interno della residenza presidenziale.

ballroom alla casa bianca: dimensioni, impatto architettonico e costi

Il progetto viene descritto come una costruzione prevista sulle macerie della East Wing. La nuova ballroom dovrebbe essere circa il 60% più ampia rispetto al blocco centrale della Casa Bianca, quello in cui si trova la residenza del presidente. Vista da sud, la sala sarebbe l’elemento dominante del complesso.

Nel quadro presentato, persino il portico verrebbe indicato come più grande della residenza centrale, mentre la West Wing risulterebbe ancora più piccola. Le critiche più frequenti riguardano proprio il portico: le scale descritte come conducenti “al nulla” e le colonne indicate come elementi che bloccano la vista.

Tra i dubbi principali compare anche la necessità di una struttura di quelle dimensioni, ritenuta capace di alterare le proporzioni dell’edificio neoclassico e indicata come un investimento molto elevato: 400 milioni di dollari. Un’ulteriore fonte di contestazione riguarda l’origine del finanziamento: i costi sarebbero coperti da finanziatori privati, i cui nomi restano segreti.

ricorso al tribunale e udienza del 5 giugno

Le contestazioni principali hanno portato National Trust for Historic Preservation a rivolgersi ai tribunali con richiesta di sospensione dei lavori. La vicenda include due passaggi presso corti inferiori e prevede un’udienza finale fissata per il 5 giugno dinanzi alla U.S. Court of Appeals for the District of Columbia Circuit.

Oltre a questioni di tipo architettonico e finanziario, rimangono anche dubbi sulla sicurezza connessa alla nuova struttura.

bunker del 1942 e protezione sotto la east wing

Sotto la East Wing, demolita per fare spazio alla ballroom, esiste un bunker presente dal 1942. La costruzione sarebbe stata avviata durante la Seconda Guerra Mondiale, su iniziativa di Franklin Delano Roosevelt, con l’obiettivo iniziale di essere temporanea e poi diventata permanente.

Il bunker avrebbe lo scopo di garantire, in caso di attacchi, l’incolumità del presidente e dei principali collaboratori. In questo scenario, i trasferimenti avverrebbero verso la struttura, con l’ulteriore previsione del trasporto in un luogo sicuro.

Nel testo viene anche indicato un impiego storico della struttura: nel bunker finì il vicepresidente Dick Cheney dopo l’attacco dell’11 settembre. Successivamente, Trump vi sarebbe finito in occasione delle proteste scoppiate nella capitale dopo l’omicidio di George Floyd, quando alla Casa Bianca arrivavano notizie di manifestazioni e scontri al Lafayette Park.

progettazione dei rifugi e aspetti di sicurezza ancora poco chiari

Per ragioni di sicurezza, del bunker si conosce poco e non risulta chiaro come Trump intenda riorganizzare quanto esiste sotto la sua “beautiful ballroom”. Il presidente avrebbe fornito indicazioni limitate, sostenendo che la nuova struttura sarebbe fortificata e dotata di rifugi antiatomici, con installazioni militari e persino la presenza di un ospedale.

Resta quindi un’area di incertezza su come questi elementi si integrino nel quadro complessivo della protezione e sull’effettiva definizione dei piani relativi alla sicurezza.

Personaggi e figure citate:

  • Donald Trump
  • Franklin Delano Roosevelt
  • Dick Cheney
  • George Floyd
Trump usa il fallito attentato per promuovere la controversa sala da ballo alla Casa Bianca: “Sarà più grande e sicura”

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