Trump concede un mese in più per il petrolio russo

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Trump concede un mese in più per il petrolio russo

Gli Stati Uniti rimettono in movimento la propria linea sulle sanzioni al petrolio russo, estendendo ancora l’allentamento riguardante carichi già in mare. La misura, formalmente circoscritta ai beni definiti “in transito”, ricalca una logica pensata per limitare attriti operativi e ridurre le tensioni sui mercati energetici globali in un quadro già segnato dalla guerra in Medio Oriente. Al centro della decisione c’è il tema dei carichi già spediti o caricati su petroliere, con l’obiettivo di impedire che restino bloccati per questioni legate a sanzioni, assicurazioni e pagamenti.

Stati Uniti: proroga all’allentamento sanzioni sul petrolio russo già imbarcato

Il 17 aprile la licenza viene estesa di un mese, elemento che il Cremlino considera un segnale favorevole. La scelta arriva dopo che, tre giorni prima, il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva escluso il rinnovo della deroga concessa il 13 marzo, spiegando che si trattava di petrolio già presente in mare prima dell’11 marzo, quindi tutto “utilizzato”.

La proroga mira a consentire lo sblocco e la finalizzazione di carichi già spediti o comunque caricati su petroliere entro il 17 aprile, così da evitare fermo in mare. La cornice della decisione collega la misura anche alla pressione sui mercati energetici, in un contesto di guerra in Medio Oriente avviata da Washington insieme a Tel Aviv.

Nel dibattito politico statunitense, la decisione provoca reazioni accese sul versante democratico. In parallelo, a livello europeo, al momento, non risulta una presa di posizione ufficiale da parte di Bruxelles.

deroga “in transito” e motivazioni operative sui carichi in mare

L’autorizzazione consente di completare le operazioni su carichi già avviati prima della scadenza, inclusi quelli caricati su navi. In questo modo l’attenzione si concentra sui vincoli che possono nascere durante la fase logistica: sanzioni, assicurazioni e pagamenti.

A marzo, la posizione statunitense sosteneva che i benefici per la Russia resterebbero limitati perché molte entrate deriverebbero da imposte legate all’estrazione, quindi non influenzate dal destino commerciale del greggio già spedito. La dinamica fiscale, però, rimane legata all’andamento del prezzo del barile: se il petrolio non viene venduto o viene ceduto con sconti rilevanti, anche il gettito può ridursi. In questo scenario, dopo gli attacchi di Usa e Israele all’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, Mosca ha registrato un andamento inatteso degli incassi.

vantaggi per mosca e iran: aumenti delle entrate dall’export di petrolio

Le ricostruzioni indicano un impatto positivo sull’economia russa. A marzo, l’ultima analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air valuta che le entrate russe dall’export di petrolio siano cresciute del 94%, raggiungendo 431 milioni di euro al giorno. La crescita sarebbe sostenuta in particolare dall’aumento delle esportazioni via mare, con un +115%, fino a 372 milioni al giorno, e dal rialzo dei prezzi: i greggi Urals risultano circa il doppio rispetto alla media del trimestre precedente, attestandosi a 94,5 dollari al barile.

Anche l’Iran, nel mezzo del conflitto e dopo la chiusura dello stretto di Hormuz al passaggio delle navi considerate ostili, a marzo avrebbe ottenuto una delle prestazioni migliori per le esportazioni di petrolio. Secondo i dati di Kpler, il Paese ha esportato 57,9 milioni di barili, una cifra che rappresenta la quinta miglior performance mensile registrata. Inoltre, il blocco dei porti iraniani annunciato dagli Usa il 13 aprile non avrebbe impedito, stando alle rilevazioni di Tanker Trackers, la spedizione di circa 9 milioni di barili provenienti da depositi galleggianti nel Golfo dell’Oman.

reazioni politiche: accuse verso l’amministrazione statunitense

I senatori democratici Chuck Schumer, Elizabeth Warren e Jeanne Shaheen definiscono “vergognosa” l’inversione di rotta dell’amministrazione. Nella nota inviata, viene sottolineato che Putin avrebbe lanciato “il più grande attacco aereo dell’anno” contro l’Ucraina, con 18 vittime, e che la risposta dell’amministrazione sarebbe stata ancora una volta quella di allentare le sanzioni al Cremlino. La richiesta contenuta nella posizione dem riguarda il mandato di imporre ulteriori sanzioni e di smettere, secondo quanto sostenuto, di sottovalutare la pressione di Mosca sul piano sanzionatorio.

Personaggi citati:

  • Scott Bessent
  • Vladimir Putin
  • Javier Blas
  • Chuck Schumer
  • Elizabeth Warren
  • Jeanne Shaheen
  • Dan Jorgensen
  • Claudio Descalzi

Ue: embargo quasi totale e price cap sui servizi legati al petrolio russo

Nel perimetro dell’Unione europea, l’evento della seconda proroga statunitense non modifica in modo sostanziale l’impianto già esistente. Dal 2022 l’Ue applica un embargo quasi totale sulle importazioni di petrolio russo via mare, che resta in vigore. A Ungheria e Bulgaria erano state concesse esenzioni per continuare gli acquisti, ma a fine gennaio le bombe hanno danneggiato l’oleodotto Druzhba, da allora rimasto chiuso.

L’Unione applica inoltre il price cap concordato in sede G7: le compagnie occidentali non possono offrire trasporto, assicurazione o finanziamento se il petrolio viene venduto sopra una soglia di prezzo pari a 44,1 dollari al barile.

gas russo: stop al gnl con contratti a breve termine e divieti dal 2027

Le forniture di gas russo restano rilevanti. La normativa prevede però cambiamenti: dal 25 aprile è previsto lo stop all’import di GNL con contratti a breve termine, mentre dall’inizio del 2027 sarà vietata ogni tipo di fornitura.

Il commissario all’Energia Dan Jorgensen esclude proroghe della scadenza, richieste in Italia dalla Lega e richiamate anche nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi.

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