Trump blocca Netanyahu: divergenze sulla tregua con Hezbollah in Libano

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Trump blocca Netanyahu: divergenze sulla tregua con Hezbollah in Libano

Una dichiarazione dal tono perentorio, poi una correzione in tempo reale davanti alla stampa. L’ultima sequenza diplomatica tra Washington e Tel Aviv ruota attorno a un ordine di interruzione delle operazioni militari in Libano, comunicato dal presidente Donald Trump sul proprio social e rivelatosi subito oggetto di distinguo ufficiali e interpretazioni operative.

Il quadro che emerge mette in evidenza tregua limitata, diritto di autodifesa e un rapporto politico ancora segnato da divergenze tra i due leader. La partita resta aperta anche sul piano militare, con Hezbollah indicato come attore al centro delle possibili reazioni.

ordine trump su libano e reazione di netanyahu

Venerdì pomeriggio, sul social Truth, Donald Trump ha comunicato che gli Stati Uniti avrebbero imposto a Benjamin Netanyahu una interruzione delle operazioni militari in Libano. Il messaggio è stato accompagnato da un uso marcato delle maiuscole, sottolineando la forza della direttiva.

Qualche ora dopo, parlando con i giornalisti sull’Air Force One, Trump ha adottato un registro più sfumato. Pur ammettendo che con Bibi Netanyahu non sempre esiste accordo sull’interpretazione della crisi in Medio Oriente, ha indicato una convergenza di fondo: “hanno divergenze su alcune questioni, ma è stato un buon partner; ha fatto un buon lavoro”.

Nonostante la rettifica dei toni, secondo quanto riportato da Axios, la comunicazione è stata sufficiente a lasciare Netanyahu e i suoi consiglieri scioccati.

documenti di stato e cessate il fuoco con limiti

La direttiva attribuita a Trump risulta in tensione con i documenti ufficiali del Dipartimento di Stato pubblicati appena 24 ore prima. Nel dossier si affermava che la cessazione delle ostilità non deve impedire a Israele di adottare misure necessarie per autodifesa contro attacchi pianificati, imminenti o in corso.

tregua di dieci giorni e distinzione sulle operazioni offensive

Un funzionario statunitense, riportato da Axios e rimasto anonimo, ha chiarito la portata della tregua tra Israele e Libano: la sospensione riguarda esclusivamente le operazioni offensive di Tel Aviv. In questa cornice, Israele conserva la facoltà di reagire ad attacchi o minacce portate da Hezbollah.

Hezbollah viene descritto come partito-milizia sostenuto e “foraggiato” dal regime degli ayatollah iraniani. La tregua, quindi, non viene presentata come un congelamento completo delle dinamiche di sicurezza, ma come una restrizione selettiva.

netanyahu: mano armata e mano tesa alla pace

Nel contesto della comunicazione di Washington, Netanyahu ha ribadito una linea destinata a conciliare arresto delle offensive e possibile risposta. Il messaggio è stato sintetizzato con l’immagine: “una mano impugna un’arma; l’altra è tesa verso la pace”.

Netanyahu ha inoltre sostenuto che Israele stava offrendo l’opportunità al governo libanese di perseguire una soluzione diplomatica e militare congiunta.

hebutt della minaccia hezbollah e strategia di freno

La posizione israeliana viene collegata agli eventi successivi al 7 ottobre 2023, quando Hamas ha avviato l’attacco contro cittadini e strutture, segnato da 1.200 morti tra kibbutz e festival Nova. Da quel momento, il testo attribuisce a Israele l’obiettivo di neutralizzare la minaccia proveniente da infiltrazione e fuoco anticarro di Hezbollah.

Secondo quanto riportato, Israele avrebbe neutralizzato circa il 90% del suo arsenale missilistico di Hezbollah, indicando l’intento di tirare il freno e attendere gli sviluppi. Ne deriva che, pur in presenza della tregua, la contrapposizione tra Idf e Hezbollah non viene descritta come chiusa.

rapporto trump-netanyahu e divergenze precedenti

La tregua viene presentata come l’ultimo tassello di un rapporto complesso tra Trump e Netanyahu. Domande sulla loro sintonia erano già emerse a fine marzo, quando l’aviazione israeliana aveva preso di mira il giacimento di gas South Pars, provocando una reazione di Teheran anche su altri Paesi della regione.

Nel racconto legato a un incontro nello Studio Ovale con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, Trump avrebbe dichiarato in modo esplicito: “Gli ho detto: Non farlo”. Successivamente avrebbe aggiunto che tra le parti esisteva coordinamento, ma che in caso di disaccordo l’azione non sarebbe stata avviata: “Andiamo molto d’accordo. È tutto coordinato, ma ogni tanto fa qualcosa. E se non mi piace, allora non lo facciamo più”.

Nel nuovo scenario, la dinamica viene descritta come invertita: a Netanyahu non sarebbe piaciuta la tregua imposta, tanto da riferire poche ore prima che arrivasse il messaggio di Trump che “non abbiamo ancora finito il lavoro”.

personaggi e figure citate

  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu
  • Sanae Takaichi
  • Hezbollah
  • Hamas
  • Teheran
A Netanyahu la tregua con Hezbollah va di traverso: “Scioccato da Trump” che vieta gli attacchi al Libano

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