Tatuaggio celebra rapina al portavalori: il prefetto condanna il gesto

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Tatuaggio celebra rapina al portavalori: il prefetto condanna il gesto

La premiazione di un tatuaggio legato a una rapina con armi ha acceso una polemica istituzionale nel Salento, trasformandosi rapidamente in un caso pubblico. A intervenire con parole molto nette è il prefetto di Lecce, Natalino Domenico Manno, che ha criticato l’idea di valorizzare, anche simbolicamente, un episodio di violenza avvenuto sulla strada. Il centro della contestazione è un’immagine comparsa sul circuito ufficiale del festival dedicato al tatuaggio, inserita in un contesto capace, secondo le autorità, di veicolare messaggi contrari ai valori della convivenza civile.

prefetto di lecce critica tatuaggio legato a rapina a portavalori

Il prefetto Natalino Domenico Manno ha espresso una condanna senza mezzi termini, definendo il linguaggio del gesto come “mafioso” e privo di qualsiasi giustificazione. La contestazione nasce dal fatto che il Lecce Tattoo Fest avrebbe premiato un tatuaggio rappresentante l’assalto a un portavalori, in un episodio descritto come clamoroso e violento, con conseguenze potenzialmente gravissime per civili e forze dell’ordine.

La vicenda, esplosa dopo la rassegna, è stata ricondotta al circuito di immagini diffuse durante l’evento, con conseguente indignazione. L’attacco istituzionale si è concentrato sull’idea che l’opera premiata non si limitasse a richiamare un fatto, ma lo trasformasse in un simbolo celebrato, amplificato anche da un impianto comunicativo che ha incluso loghi e riferimenti istituzionali.

immagini dei tatuaggi premiati e indignazione pubblica

A scatenare la bufera è stata la pubblicazione sui canali ufficiali del festival delle raffigurazioni dei tatuaggi vincitori. Tra questi, un’opera ha attirato l’attenzione in modo particolare: incisa sulla schiena di un giovane originario di Squinzano, raffigurava l’assalto al portavalori avvenuto il 9 febbraio sulla Lecce-Brindisi.

Nel racconto della polemica, la rappresentazione è stata considerata ancora più problematica per la cornice in cui compariva. L’immagine risultava accostata a loghi istituzionali e al brand turistico regionale, elemento che, secondo le reazioni successive, avrebbe amplificato l’impatto del messaggio veicolato.

costituzione e responsabilità: le parole del prefetto manno

Durante un incontro sulla Costituzione con studenti e istituzioni, il rappresentante territoriale del ministero dell’Interno ha collegato la questione al valore dei messaggi pubblici e alla responsabilità della comunicazione. L’interrogativo centrale è stato il significato attribuibile a un tatuaggio che raffigura i protagonisti di un assalto armato.

Il prefetto Natalino Domenico Manno ha posto l’attenzione sul valore simbolico dell’opera e sulla sua potenziale lettura da parte dell’opinione pubblica: che tipo di messaggio possa trasmettere e se quel gesto possa essere interpretato come celebrazione. Le sue parole hanno escluso qualsiasi lettura positiva, arrivando a considerare l’idea stessa del tatuaggio come espressione di un comportamento privo di giustificazioni.

rapina armata, rischio per vite umane e critica al messaggio

Il prefetto ha richiamato le circostanze dell’episodio e il livello di pericolosità. L’assalto sarebbe potuto degenerare in tragedia: una gazzella dei carabinieri sarebbe stata colpita da proiettili, mentre gli autori avrebbero bloccato la carreggiata con auto posizionate di traverso ed avrebbero fatto esplodere un furgone. Secondo quanto emerso, i malviventi sarebbero stati armati con kalashnikov.

Nel suo intervento, il prefetto ha evidenziato anche il rischio corso da giovani, donne e carabinieri, finiti nel mirino di colpi di pistola esplosi ad altezza d’uomo. Da qui la critica all’idea di trasformare l’episodio in un contenuto premiato e reso visibile: un tatuaggio che raffigura i due assalitori, secondo la contestazione, entrerebbe in conflitto con i valori che dovrebbero ispirare i comportamenti collettivi.

linguaggio mafioso, etica pubblica e attenzione ai social

La posizione istituzionale è stata incentrata sulla necessità di respingere ciò che viene interpretato come promozione della criminalità. Il prefetto ha definito “linguaggio mafioso” il messaggio implicito di un’opera che giustifica e caratterizza, a suo dire, un senso di appartenenza non alla comunità civica, ma alla criminalità organizzata. In questa cornice, il rischio principale riguarda la diffusione di contenuti che possono favorire una cultura della illegalità.

Il richiamo si è esteso anche al contesto contemporaneo della comunicazione: la circolazione di immagini sui social aumenta l’impatto del gesto e lo rende potenzialmente imitabile. Per questo, il prefetto ha insistito sulla necessità di mantenere un criterio fondato sull’etica pubblica, sul rispetto dei principi costituzionali e sui valori che dovrebbero orientare azioni e comportamenti.

responsabilità nella condivisione di contenuti

Nel corso dell’intervento, l’invito alla prudenza nella condivisione è stato esplicitato: ciò che viene pubblicato deve essere valutato alla luce del rispetto dei principi costituzionali e dei valori della comunità. Il tema della responsabilità riguarda non solo l’atto in sé, ma anche la sua rappresentazione e la sua amplificazione attraverso piattaforme digitali.

personaggi coinvolti nella vicenda

All’interno della dinamica descritta emergono i seguenti nominativi citati direttamente:

  • Natalino Domenico Manno
  • giovane di Squinzano
Il tatuaggio con l’assalto al portavalori vince un premio al Lecce Tattoo Fest, il prefetto: “Linguaggio mafioso da disprezzare”

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